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Argentina rinnova solo il 61 % del debito in scadenza: è allarme

- di: Jole Rosati
 
Argentina rinnova solo il 61 % del debito in scadenza: è allarme
Argentina rinnova solo il 61% del debito: è allarme

Argentina rinnova solo il 61 % del debito in scadenza: è allarme.

(Foto: il presidente argentino Xavier Milei).

Il Tesoro di Milei riesce a rifinanziare meno di due terzi dei titoli in scadenza, offrendo rendimenti fino al 69 %: una mossa che aumenta le tensioni finanziarie.

Rinnovare sotto pressione, ecco il nodo

Ieri, mercoledì 13 agosto 2025, il Tesoro argentino si è trovato a fronteggiare un test cruciale. Dei 15 mila miliardi di pesos (circa 9,75 miliardi di euro) di titoli in scadenza, ne ha rinnovati solo circa 9,1 mila miliardi, ossia il 61 %, lasciando scoperti ben 6 mila miliardi (si tratta di circa un terzo della moneta in circolazione).

Per attirare investitori e compensare l’esposizione, il governo ha offerto rendimenti annuali fino al 69–69,2 %, superando persino il massimo del 65 % registrato pochi giorni prima.

L’immissione di liquidità è massiccia: 6 trilioni di pesos equivalgono al 15 % dell’intera base monetaria argentina. Questo intervento rischia di alimentare ulteriori pressioni sulla valuta nazionale e complicare i piani di stabilizzazione.

Un analista locale, Juan Manuel Pazos, dell’agenzia One618 l’ha definito chiaro: “Qualcosa è andato chiaramente storto”.

Che contesto economico c’è dietro?

L’Argentina è alle prese con una situazione economica volatile, dove l’inflazione alta e le difficoltà nell’accesso ai capitali esteri rappresentano un’ombra continua sul governo di Javier Milei.

  • Inflazione e misure restrittive
    Secondo dati aggiornati, i tassi d’interesse nominali offerti superano l’inflazione in atto: un differenziale che molti giudicano insostenibile nel medio termine.

  • Ancora lontana la riapertura ai mercati globali
    Nonostante un prestito da 20 miliardi di dollari accordato dall’FMI e l’abolizione di molti controlli valutari, l’Argentina fatica ancora a ottenere prestiti in dollari sui mercati internazionali. I tassi richiesti restano elevati, con spread ancora intorno ai 7,7 punti percentuali sopra i Treasury USA.

  • La fiducia recupera, ma con prudenza
    La comunità finanziaria ha accolto con favore il ritorno all’equilibrio fiscale e la riduzione dell’inflazione, ma restano aperte le preoccupazioni sull’assenza di riserve valutarie solide e sulla sostenibilità del debito pubblico.

Che cosa è in gioco ora?

  1. Pressione sul peso in forte rialzo
    L’eccesso di pesos in circolazione genera nuove tensioni sul tasso di cambio, complicando gli sforzi di contenimento dell’inflazione. La decisione della banca centrale di ridurre la liquidità con strumenti come i LEFIs e i Lecaps riflette proprio queste preoccupazioni.

  2. Fragilità politica in vista delle elezioni di mid-term
    Le elezioni di metà mandato, previste per ottobre 2025, saranno decisive. Una sconfitta potrebbe aumentare la sfiducia dei mercati e rendere ancora più difficile il roll-over del debito.

  3. Eco degli impegni verso l’FMI
    L’intesa con l’FMI prevede margini stretti nel finanziamento del Tesoro e nelle politiche monetarie e fiscali. Il fallimento nel rispettare queste previsioni potrebbe compromettere le prossime tranche del sostegno internazionale.

Un prova di tenuta

Il governo di Milei affronta oggi una prova di tenuta: il rilancio parziale del debito, con rendimenti estremamente alti e contenuto nei mercati esteri, emulate da una gestione sempre più fragile delle riserve. Il rischio è chiaro: troppo denaro in arrivo rischia di alimentare inflazione o svalutazione; troppo poco, e si innescano panico e sfiducia.

Il 13 agosto 2025 potrebbe essere l’inizio di una nuova fase, dove solo la credibilità politica (rafforzata nei risultati elettorali) e un rigoroso rispetto degli impegni finanziari potranno salvare il bilancio argentino dalle tempeste sui mercati globali. 

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