L’Umbria cambia passo senza fare rumore, ma i numeri parlano chiaro: in quattro anni le imprese legate agli affitti brevi crescono del 35,3%, mentre quelle degli alberghi scendono dell’8,3%. Non è un semplice rimbalzo statistico: è una riconfigurazione del modo in cui il territorio intercetta la domanda e costruisce l’offerta, tra flessibilità, piattaforme digitali e nuove abitudini di viaggio.
Un cambiamento strutturale, non una moda
Il confronto tra i due trimestri fotografa un passaggio di fase: l’ospitalità diffusa avanza e, contemporaneamente, l’alberghiero arretra più della media nazionale. In altre parole, non sparisce il turismo: cambia la “forma” con cui si organizza. E questo mette sul tavolo una domanda inevitabile: quali regole, quali standard e quale equilibrio tra residenti, imprese e visitatori?
La dichiarazione, il presidente della Camera di Commercio umbra: concorrenza leale e norme omogenee
“I dati del report mostrano con chiarezza che il turismo sta cambiando e che le forme di ospitalità si stanno diversificando rapidamente. È una trasformazione che va governata, non subita, perché deve garantire equilibrio, qualità e sostenibilità dei territori. Le imprese alberghiere operano all’interno di un sistema di regole, investimenti e responsabilità che tutelano clienti e comunità locali. È quindi fondamentale che l’evoluzione dell’offerta avvenga in un quadro di concorrenza leale e di norme omogenee. Solo così si può valorizzare l’intero sistema turistico regionale senza penalizzare chi lavora nel rispetto delle regole. La sfida è costruire un modello di sviluppo ordinato, capace di coniugare innovazione, legalità e qualità dell’accoglienza”.
Umbria nel quadro italiano: crescita sostenuta, ma sotto la media
La crescita degli affitti brevi in Umbria resta inferiore alla media nazionale, ma si colloca tra le più rilevanti del Centro Italia. In parallelo, la contrazione degli alberghi è più marcata del dato italiano complessivo. È una combinazione che segnala un riequilibrio interno: l’extralberghiero si espande, mentre l’alberghiero si assottiglia, con ricadute su investimenti, occupazione e qualità percepita dell’offerta.
Perugia e Terni: due velocità
La mappa provinciale rende la trasformazione ancora più nitida. Terni mostra una flessione alberghiera più accentuata e, allo stesso tempo, un incremento più forte degli affitti brevi. Perugia cresce nell’ospitalità diffusa e resta il principale bacino dell’offerta regionale, ma con una dinamica più “ordinata”. Il risultato è un’Umbria che non si muove in blocco: si riorganizza per aree, vocazioni e capacità di attrazione.
Ristorazione: tenuta e segnale di resilienza
In un mercato che cambia, la ristorazione funziona da stabilizzatore. I ristoranti con servizio al tavolo crescono leggermente: un dato che, nel contesto del Centro Italia, risulta tra i più solidi. È un indicatore importante perché la ristorazione è spesso la prima “cartina al tornasole” della domanda reale: se il flusso turistico tiene, i consumi sul territorio resistono.
Le densità spiegano il nuovo assetto
Il rapporto tra residenti e strutture offre una chiave di lettura decisiva. La densità alberghiera umbra resta in linea con la media nazionale, mentre la densità degli affitti brevi è più elevata: segno di un’ospitalità alternativa più capillare. In pratica, l’extralberghiero “si infila” nei tessuti urbani e nei borghi, cambiando la geografia dell’accoglienza e incidendo su vivibilità, prezzi e disponibilità abitativa.
Cosa succede adesso
Il punto non è scegliere tra hotel e affitti brevi. Il punto è costruire un modello che regga nel tempo: qualità, trasparenza, standard e controlli per tutti, con regole comprensibili e applicabili. Perché l’ospitalità diffusa può essere un’opportunità enorme per i territori, ma solo se resta dentro un equilibrio sostenibile: economico, sociale e urbano.
Il filo rosso: Umbria più “diffusa”, meno “tradizionale”. E adesso la sfida è governare il cambiamento, senza inseguirlo.