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Una vita in affitto, addio per sempre al sogno della proprietà

- di: Barbara Bizzarri
 
Una vita in affitto, addio per sempre al sogno della proprietà

Era stato annunciato tempo fa: non avrai nulla e sarai felice, entro il 2030. E ora il programma sta diventando realtà persino in anticipo sui tempi dato che vivere decentemente, ormai, è al di sopra della portata di quasi tutti. Perciò, addio proprietà e benvenuta vita in affitto dato che “possedere” qualcosa più che uno status invidiabile è percepito come un insieme di problemi e richiede una capacità di spesa sempre più irraggiungibile. Tutto si può affittare: quadri d’autore, telefoni, borse di lusso, macchine. Per esempio, l’ultimo modello di i-Phone, il cui costo si aggira sui mille euro, è offerto dalle compagnie telefoniche a partire da 30 euro al mese comprensive del canone e dell’assicurazione.

Una vita in affitto, addio per sempre al sogno della proprietà

Tra gli oggetti del desiderio più richiesti ci sono le borse, certamente di lusso, e il sito Cocoon, società di noleggio di questi oggetti del desiderio ormai giunti a prezzi stratosferici, offre tre livelli principali di adesione, che consentono di affittare un nuovo modello ogni mese: light (49 sterline al mese per borse di valore fino a 1.000 sterline), premium (79 sterline al mese per borse fino a 1.500 sterline) e deluxe (99 sterline al mese per borse fino a 3.500 sterline). Anche il sito rentfashionbag offre l’inarrivabile Birkin: il modello base costa 7.000 euro e lo si può avere a 250 euro a settimana. Se invece l’intento è fare bella figura a casa o rallegrare l’ufficio, con pochi euro al mese si più noleggiare un’opera d’arte originale: la galleria londinese The Sunday Painter ha lanciato Gertude, l’attività di affitto di opere d’arte online dedicata a Gertrude Stein. Accaparrarsi un’opera costa 50 sterline al mese, per minimo tre mesi e con una caparra di sicurezza.

Al termine del periodo, si può riscattare l’opera, cambiarla con un’altra della collezione o prendersi una pausa. In Italia invece la fondazione Eliofurina per il noleggio di opere ha fissato il canone in misura dell’1 % del valore dell’opera per un minimo di tre opere per almeno tre mesi. Anche la Galleria Arturarte Contemporanea prevede un servizio di noleggio con un contratto minimo di 12 mesi. Il costo è a partire da 1 euro al giorno. Sempre italiano, ma famoso anche a livello internazionale, il servizio di Deodato Arte, specializzato nel prestito di opere e nelle riproduzioni di street art e in particolare della superstar Banksy. Infine la Noema Gallery di Milano fornisce un servizio ad hoc per gli appassionati di fotografia contemporanea. Persino gli abiti non sono esenti dal nuovo mantra dell’affitto, dato che perfino il rapporto qualità prezzo del fast fashion è sconveniente. Sostenibile e adatta ai capricci di chi si annoia facilmente Drexcode è l’opzione ecologicamente corretta per essere alla moda senza dover acquistare capi che vengono usati pochissime volte. Si prenota un modello cliccando sul sito per 4 o 8 giorni, la restituzione è sempre gratuita (nel prezzo è inclusa un’assicurazione) e Drexcode pensa alla lavanderia. Molte anche le app: Hesse, The Paac, Revest, Sisterly e ReWi. Per quanto riguarda le auto c’è ancora molta indecisione tra chi vuole comprare e chi no. Se rate mensili basse e un acconto minimo sono una priorità, da prendere in considerazione è anche il leasing, e in particolare per chi decide di lanciarsi sui veicoli elettrici o ibridi le agevolazioni fiscali per i leasing spesso sono più convenienti. 

Per il sociologo Vanni Codeluppi, dell’Università di Bologna e Reggio Emilia e ideatore di neologismi come “lusso democratico”, sono tre i motivi che portano a una vita in affitto: “C’è un fattore economico perché la capacità di spesa degli italiani si è molto ridotta e l’inflazione ha inciso sul potere contrattuale, di conseguenza se c’è modo di avere gli stessi prodotti spendendo meno: c’è lo stesso entusiasmo che si riscontra nella second hand”, mentre il secondo motivo “è legato alla ricerca di novità che spinge sempre più il consumatore a cambiare un prodotto e si accontenta di averlo per breve durata”. Infine, l’onnipresente motivo ecologista, che va bene con tutto: “Si tratta di una spinta che cattura perfettamente quella fascia di popolazione che ritiene necessario consumare meno per l’ambiente e predilige un tipo di economia circolare”. Unico neo in tanto sacrifizio è la lentezza del processo, dato che “le persone sono attaccate agli oggetti per una ragione psicologica, perché con il passare del tempo si costruisce un rapporto, come succede con gli affetti, e rappresentano la nostra identità”.

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