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Usa: Trump non ammette ancora la sconfitta, ma dà l'ok alla transizione

- di: Emanuela M. Muratov
 
Sedici lunghissimi giorni per autorizzare quella che, almeno nelle precedenti elezioni presidenziali americani, era la prassi: la transizione, cioè la presa di conoscenza da parte del "vincitore" dei dossier più delicati e, insieme, preparare il passaggio dei poteri. La transizione dall'Amministrazione Trump a quella Biden è cominciata, con ritardo, ma è cominciata. Anche se Trump, il cui comportamento ormai è di difficile interpretazione, pur avendo dato luce verde al processo di transizione, continua a non ammettere la vittoria di Biden.
Lo ha fatto come al solito su Twitter.

Il personaggio al centro della querelle, che è politica prima ancora che amministrativa, è Emily Murphy, funzionaria della General Service Administration (Gsa), che avrebbe dovuto presiedere al processo di transizione e ha catalizzato su di sé le proteste dei democratici per l'esasperante lentezza delle sue mosse, che in molti hanno ritenuto frutto dalla determinazione di Trump di ostacolare quanto più possibile il passaggio dei poteri.

Murphy, in una lettera inviata a Biden, ha dovuto ammettere che la sua decisione è conseguenza dell'iter negativo delle iniziative legali per impugnare l'esito del voto in alcuni Stati (in cui la vittoria è stata attribuita al candidato democratico) e della certificazione dei risultati delle elezioni.
In ogni caso, Biden, pur senza l'ufficialità che gli sarebbe dovuta derivare dal processo di transizione, ha già avviato le prime mosse politiche da presidente eletto, con la nomina di collaboratori alla Casa Bianca e al suo Gabinetto.

La decisione di Emily Murphy, oltre al suo valore politico, ha un aspetto pratico affatto trascurabile: il via libera alle pratiche della transizione sbloccherà circa sei milioni di dollari (destinati al team di Biden), ma soprattutto l'accesso ai locali e i primi contatti con funzionari dei vari dipartimenti e agenzie governative. Un aspetto, quest'ultimo, importantissimo per prendere conoscenza delle informazioni riservate essenziali per il corretto funzionamento della prossima amministrazione.
A dare un tocco ironico, dopo che i media americani hanno reso noto l'ok alla transizione, è stato Trump che, su Twitter, ha spiegato di avere lui stesso aveva approvato la decisione "nel migliore interesse del nostro Paese".

Ma Trump, che sin dalle ore successive al voto grida alla frode elettorale, continua a non ammettere la sconfitta: "Continuiamo FORTEMENTE (l'avverbio è scritto nel tweet con tutte le maiuscole, ndr) a difendere la nostra causa, continuiamo la nostra legittima battaglia e credo che vinceremo!".
I primi passi che il team di Biden dovrà affrontare, con i funzionari dell'Amministrazione Trump, riguardano i temi della sicurezza nazionale e, soprattutto, della pandemia.
Poco prima che Emily Murphy ufficializzasse la transizione, la Corte Suprema della Pennsylvania aveva respinto la richiesta dei legali di Trump di bloccare il conteggio di migliaia di voti postali.

E, poco prima, anche il comitato di convalida dei risultati dello Stato del Michigan aveva confermato i risultati delle elezioni del 3 novembre, così come la Georgia. L'insistenza di Trump nell'accreditare la vittoria di Biden ad un gigantesco broglio elettorale ha provocato le prime prese di distanza in campo repubblicano. Alcuni eletti, pur non riconoscendo ancora la vittoria di Biden, hanno sottolineato i rischi di una transizione ritardata.

Ieri altri tre senatori repubblicani, Lamar Alexander, Rob Portman e Shelley Moore Capito, hanno riconosciuto la vittoria di Joe Biden. E, sempre ieri, un centinaio di esperti di sicurezza nazionale, tutti di area repubblicana, hanno esortato i rappresentanti del Gop al Congresso a chiedere che Trump riconosca la sconfitta e inizi immediatamente la transizione. Un appello dello stesso tenore è stato firmato da 160 dirigenti aziendali di New York (tra cui anche vertici di Mastercard, Goldman Sachs e HSBC).
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