Violenza continua nonostante il cessate il fuoco. Civili e operatori umanitari tra le vittime.
Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, entrato in vigore il 10 ottobre 2025 e ora nella seconda fase, avrebbe dovuto segnare una svolta dopo mesi di guerra, ma sul terreno la situazione resta esplosiva. Le operazioni militari non si sono fermate e a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i civili.
Nella giornata di ieri il ministero della Salute della Striscia di Gaza ha comunicato che almeno 24 palestinesi sono morti e 38 sono rimasti feriti in seguito a raid aerei e colpi di artiglieria israeliani. Tra le vittime figurano bambini e un operatore della Mezzaluna Rossa Palestinese, colpito mentre svolgeva attività umanitaria a Khan Younis.
Secondo la ricostruzione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), gli attacchi sono scattati dopo un assalto notturno contro soldati israeliani nel nord della Striscia, durante il quale un ufficiale riservista è rimasto gravemente ferito. La risposta militare ha preso di mira figure di vertice dei gruppi armati palestinesi.
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso Bilal Abu Assi, comandante dell’unità d’élite Nukhba di Hamas, coinvolto negli attacchi del 7 ottobre 2023 contro il kibbutz di Nir Oz. In un’operazione separata è stato colpito anche Ali al-Rizaina, comandante della Jihad Islamica nella Striscia settentrionale, ucciso a Deir al-Balah insieme alla figlia.
“È stato affermato che durante il raid alcuni civili innocenti, tra cui un medico, sono stati colpiti. L’IDF si rammarica per qualsiasi danno arrecato loro”, ha dichiarato il portavoce militare israeliano.
Le tensioni si inseriscono in un quadro già fragile, segnato dalla riapertura parziale del valico di Rafah, al confine tra Gaza ed Egitto. Il passaggio, tornato operativo nei primi giorni di febbraio soprattutto per evacuazioni mediche e transiti umanitari, resta formalmente aperto nonostante l’escalation.
Fonti diplomatiche e analisti internazionali sottolineano come le violazioni del cessate il fuoco siano diventate quasi quotidiane, con accuse reciproche tra Israele e Hamas. I nodi centrali dell’accordo — dal disarmo delle milizie alla possibile presenza di una forza internazionale di pace — restano irrisolti.
La comunità internazionale continua a esprimere forte preoccupazione per la sorte della popolazione civile e per la sicurezza degli operatori umanitari, mentre la tregua appare sempre più una pausa armata piuttosto che un vero percorso verso la stabilità.