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Università Usa, l’inverno demografico svuota i campus

- di: Bruno Legni
 
Università Usa, l’inverno demografico svuota i campus

Il crollo delle nascite dopo il 2008 colpisce i college: chiusure, fusioni e allarmi anche in Europa.

L’inverno demografico non è più una previsione statistica ma una realtà che sta ridisegnando la mappa dell’istruzione superiore negli Stati Uniti. Il calo delle nascite iniziato dopo la grande crisi finanziaria del 2008 ha prodotto oggi un effetto diretto sui campus: meno studenti, meno entrate da rette, bilanci sempre più fragili. Dal 2020 oltre quaranta università e college americani hanno annunciato la chiusura o la cessazione delle attività, e secondo diverse analisi il numero potrebbe arrivare fino a 400 istituti nei prossimi dieci anni.

Il sistema universitario statunitense è particolarmente esposto perché fortemente dipendente dalle tasse di iscrizione. A differenza di quanto avviene in molti Paesi europei, le rette rappresentano una quota decisiva dei ricavi, soprattutto per i piccoli college privati e per gli atenei situati nelle aree meno dinamiche del Paese. Quando il bacino degli studenti si restringe, la sostenibilità economica diventa rapidamente un problema strutturale.

Secondo i dati del National Center for Education Statistics, il numero di diplomati delle scuole superiori negli Stati Uniti inizierà a diminuire in modo netto a partire dal 2026, con un calo più marcato nel Nord-Est e nel Midwest. Le stime, aggiornate al 2024, parlano di una riduzione complessiva di oltre il 10% entro il 2035. È il cosiddetto enrollment cliff, il “dirupo delle iscrizioni”, di cui da anni parlano analisti e rettori.

Il problema non riguarda solo il futuro. Già oggi molti atenei fanno fatica a riempire le aule. Nel 2023 l’agenzia di rating Moody’s ha lanciato un avvertimento sul settore, segnalando un aumento dei casi di stress finanziario tra le università con meno di 5.000 studenti. «Il modello basato quasi esclusivamente sulle rette non è più sostenibile in un contesto di declino demografico», si legge in un report diffuso a novembre 2023.

Le chiusure colpiscono soprattutto i college di arti liberali, storicamente centrali nel sistema americano ma oggi meno attrattivi per studenti e famiglie, sempre più orientati verso percorsi percepiti come “spendibili” sul mercato del lavoro. In molti casi non si arriva a una chiusura secca, ma a fusioni forzate, acquisizioni o trasformazioni radicali dell’offerta didattica. Altri atenei tentano la strada degli studenti internazionali, ma anche qui la concorrenza globale e le politiche sui visti rendono la strategia incerta.

Il tema ha attirato l’attenzione di diversi centri di ricerca. Secondo un’analisi pubblicata nel 2025 dal Pew Research Center, il calo della natalità è destinato a produrre effetti di lungo periodo non solo sull’università ma sull’intero sistema economico statunitense. «L’istruzione superiore è uno dei primi settori a sentire l’impatto delle dinamiche demografiche», spiegano gli autori, sottolineando come le disuguaglianze territoriali amplifichino il problema.

E l’Europa? Il rischio esiste anche al di qua dell’Atlantico, seppure con caratteristiche diverse. In Paesi come Italia, Spagna e Germania il numero di giovani in età universitaria è in calo da anni, ma il peso delle rette sui bilanci degli atenei è mediamente inferiore rispetto agli Stati Uniti. Questo garantisce una maggiore resilienza, ma non elimina il problema. In un rapporto del 2024, l’OECD ha segnalato che senza politiche di attrazione degli studenti stranieri e senza investimenti pubblici mirati, anche molte università europee potrebbero entrare in difficoltà nel prossimo decennio.

Negli Stati Uniti, intanto, il dibattito è sempre più acceso. Alcuni rettori chiedono un ripensamento complessivo del modello universitario, altri invocano maggiori fondi pubblici. «Non possiamo continuare a comportarci come se il numero di studenti fosse infinito», ha dichiarato in un’intervista del gennaio 2026 il presidente di un college del Midwest, «servono scelte strategiche e anche dolorose».

L’inverno demografico, insomma, non è una tempesta passeggera. È un cambiamento profondo che mette in discussione l’idea stessa di università così come è stata conosciuta negli ultimi decenni. E che costringe, negli Stati Uniti come in Europa, a fare i conti con una domanda sempre più scarsa e con un sistema costruito per crescere all’infinito.

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