Il Quirinale chiede modifiche sui punti più delicati del pacchetto sicurezza. Palazzo Chigi al lavoro su decreto e ddl tra tutele, prevenzione e garanzie costituzionali.
(Foto: il Capo dello Stato, Sergio Mattarella).
Il pacchetto sicurezza messo a punto dal governo guidato da Giorgia Meloni arriva al nodo più delicato: il confronto con il Quirinale. I rilievi del Colle, emersi dopo l’esame approfondito delle bozze, hanno imposto una nuova fase di rifinitura dei testi che dovrebbero approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri.
Al centro delle osservazioni del presidente della Repubblica ci sono due misure considerate particolarmente sensibili sul piano delle garanzie costituzionali: il fermo preventivo in occasione dei cortei e il cosiddetto scudo penale. Su entrambi i fronti è stato chiesto un intervento correttivo per evitare squilibri tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali.
Il fermo preventivo, così come ipotizzato nelle prime versioni, consentirebbe alle forze di polizia di trattenere per un massimo di 12 ore soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico prima di una manifestazione. Il Colle ha segnalato la necessità di definire in modo puntuale presupposti, limiti temporali e profili di controllo, per scongiurare applicazioni arbitrarie e garantire la proporzionalità della misura.
L’altro nodo riguarda lo scudo penale, una norma che introduce un registro alternativo rispetto a quello degli indagati per chi agisce in legittima difesa o nell’adempimento del dovere. Il rilievo istituzionale non riguarda il principio in sé, ma la sua formulazione: il Quirinale ha chiesto maggiore chiarezza per evitare zone grigie che possano incidere sull’obbligatorietà dell’azione penale.
A seguito dei rilievi, a Palazzo Chigi si sono susseguite riunioni tecniche e politiche per rivedere l’impianto complessivo del decreto e del disegno di legge collegato. L’interlocuzione con il Colle viene definita costante e costruttiva, ma il via libera definitivo resta subordinato alle modifiche richieste.
Nel pacchetto sicurezza restano confermate altre misure considerate meno problematiche sul piano costituzionale. Tra queste la stretta sulla vendita di coltelli e armi improprie ai minorenni, con sanzioni amministrative per i venditori, e il rafforzamento delle zone rosse urbane, con poteri più ampi ai prefetti per limitare l’accesso a soggetti con precedenti specifici.
Fuori dal decreto, ma destinato a un percorso parlamentare autonomo, il governo intende inserire nel disegno di legge anche la norma sul blocco navale, che consentirebbe di interdire temporaneamente l’accesso alle acque territoriali italiane in caso di minacce alla sicurezza nazionale o di pressioni migratorie eccezionali.
Il confronto istituzionale resta dunque il vero baricentro dell’operazione sicurezza. Il segnale politico dell’esecutivo è chiaro, ma il passaggio al vaglio del Quirinale conferma che la tenuta costituzionale delle misure è il punto dirimente su cui si gioca l’equilibrio finale del provvedimento.