Chi decide le regole di Internet: i governi eletti o le piattaforme private? È la domanda che attraversa lo scontro tra Pedro Sanchez e Pavel Durov, fondatore di Telegram, diventato in poche ore un caso politico europeo. Il premier spagnolo ha scelto di rispondere pubblicamente alle accuse del magnate tech con una frase destinata a far discutere: «Lascia che i tecno-oligarchi abbaino, Sancho, è segno che stiamo cavalcando».
Sanchez risponde a Telegram: “Abbaino i tecno-oligarchi”
Una replica netta, che arriva dopo il messaggio inviato da Durov agli utenti spagnoli della piattaforma, in cui il governo di Madrid viene accusato di promuovere «pericolose normative» capaci di minacciare la libertà online e di «trasformare la Spagna in uno Stato di sorveglianza».
La difesa della sovranità digitale
Dietro la polemica c’è una questione politica precisa: la sovranità digitale. Sanchez rivendica il diritto dello Stato di stabilire regole nello spazio online, esattamente come avviene in qualunque altro settore della vita pubblica. La scelta di parlare di “tecno-oligarchi” non è solo polemica: richiama il tema del potere concentrato nelle mani di poche aziende globali che gestiscono dati, comunicazione e infrastrutture digitali.
La linea di Madrid è che regolamentare non significa censurare, ma garantire equilibrio tra libertà e tutela dei cittadini. In questa chiave, la reazione di Telegram viene letta come la resistenza di un gigante privato a qualsiasi limite imposto dal potere pubblico.
La frase simbolo dello scontro
L’espressione usata dal premier viene spesso attribuita al Don Chisciotte di Cervantes, anche se non compare nel testo originale. L’origine è incerta e molti la collegano a Goethe, poi rielaborato dal poeta Rubén Darío. Al di là della paternità, la citazione funziona come dichiarazione politica: Sanchez si presenta come chi continua ad avanzare nonostante il rumore delle critiche, trasformando la polemica in racconto di determinazione.
Non è solo retorica. È il tentativo di ribaltare la narrazione secondo cui ogni intervento normativo sul web sarebbe automaticamente un attacco alla libertà.
Europa e potere delle piattaforme
Il caso spagnolo si inserisce in una dinamica più ampia che attraversa tutta l’Unione europea. Bruxelles sta rafforzando le regole su concorrenza, dati e responsabilità delle piattaforme. I governi sostengono che senza norme il potere digitale sfugge a ogni controllo democratico. Le aziende tech parlano di eccesso di regolazione.
La posizione di Sanchez si colloca chiaramente nel primo campo: la libertà online, sostiene Madrid, non può coincidere con l’assenza di regole. Al contrario, richiede istituzioni capaci di garantire diritti e trasparenza.
La politica entra nel linguaggio delle piattaforme
Il botta e risposta tra Sanchez e Durov mostra come la politica digitale sia ormai terreno di scontro pubblico, non più confinato ai tavoli tecnici. Un premier che risponde su X a un fondatore di social segna il passaggio definitivo: le piattaforme non sono solo strumenti, ma attori politici globali.
In questa cornice, la frase di Sanchez diventa un manifesto: la regolazione del web è una scelta di sovranità democratica. E il conflitto tra Stati e colossi tecnologici è destinato a restare uno dei temi centrali dell’Europa dei prossimi anni.