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Lo speleologo ferito nell’Abisso Paperino e il lato nascosto dell’avventura: quando l’esplorazione diventa emergenza

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Lo speleologo ferito nell’Abisso Paperino e il lato nascosto dell’avventura: quando l’esplorazione diventa emergenza

Il salvataggio in corso di uno speleologo rimasto ferito nella grotta denominata "Abisso Paperino", nel territorio montano di Ormea, in provincia di Cuneo, riporta alla ribalta una delle forme più complesse e meno conosciute di soccorso: quello speleologico. L’uomo è stato raggiunto dai tecnici del Corpo nazionale del Soccorso Alpino dopo essere rimasto bloccato, ieri, a circa 40 metri di profondità, colpito da una scarica di sassi che gli ha provocato un trauma cranico. Da allora si è messa in moto una macchina imponente fatta di medici, tecnici, esplosivisti, squadre di rotazione e logistica esterna, capace di agire in uno degli ambienti più ostili alla vita umana.

Lo speleologo ferito nell’Abisso Paperino e il lato nascosto dell’avventura: quando l’esplorazione diventa emergenza

In una cavità dove umidità, freddo e buio si fondono, è stata allestita una tenda termica per mantenere stabile il paziente, in attesa di essere riportato in superficie. Tre passaggi molto stretti sono stati allargati con esplosioni controllate per permettere il transito della barella. La grotta, già nota nel circuito speleologico, presenta infatti ostacoli naturali che, in caso di infortunio, si trasformano in trappole. L'operazione, ancora in corso, si basa su un fragile equilibrio tra competenza tecnica, tempismo e resistenza fisica, con oltre cinquanta soccorritori mobilitati da diverse regioni italiane.

Quando l’avventura si trasforma in rischio reale
Il caso di Ormea non è isolato. L’attività speleologica, spesso vissuta come passione estrema o sport di nicchia, è in realtà una disciplina che richiede preparazione tecnica, condizione fisica e conoscenza dei limiti. Negli ultimi anni, la crescente diffusione di sport d’avventura ha portato a un aumento di episodi simili, in cui l’esplorazione di grotte, canyon o ambienti impervi finisce per richiedere complessi interventi di recupero. Se in montagna l’elicottero può accorciare tempi e distanze, nel sottosuolo nulla può sostituire la forza fisica e la tecnica degli uomini che si calano per salvare altri uomini.

Un modello di soccorso unico in Europa
Il Corpo nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico italiano è tra i più avanzati al mondo. Le sue squadre non sono composte da semplici volontari, ma da tecnici addestrati con precisione millimetrica alla gestione dell’imprevisto, spesso chiamati anche a intervenire all’estero in operazioni di salvataggio complesse. L’Italia ha una lunga tradizione speleologica, e anche per questo vanta un sistema di soccorso unico nel suo genere, capace di affrontare le condizioni più proibitive. Ma anche il miglior sistema può essere messo alla prova quando il fattore umano entra in conflitto con i limiti naturali.

Cultura del rischio e prevenzione: una necessità
Il fenomeno sottolinea quanto sia urgente diffondere una cultura del rischio nelle attività outdoor. Troppo spesso l’avventura viene romanticamente narrata come superamento individuale, senza che vengano valutati tutti i possibili scenari. In speleologia, dove ogni movimento è amplificato da gravità, umidità, isolamento e carenza di ossigeno, una caduta può diventare una condanna, e ogni errore, un rischio per la vita di chi interviene. L'episodio dell’Abisso Paperino ricorda che sotto la superficie dell’avventura si celano dinamiche complesse, dove la preparazione fa la differenza tra un ritorno in sicurezza e un’operazione di salvataggio lunga giorni.

Tecnologia e professionalità contro l’imponderabile
In casi come questo, la combinazione tra tecnologia, logistica e lavoro umano è ciò che permette di affrontare l’imponderabile. Il paziente, ora monitorato nella tenda riscaldata a 40 metri sotto terra, potrà essere riportato in superficie solo al termine di una delicata operazione di sollevamento fra strettoie, curve e dislivelli, con tempi ancora incerti. Ma al di là dell’emergenza specifica, il messaggio è chiaro: il sottosuolo, come l’alta quota, non ammette leggerezze. Ogni speleologo esperto lo sa. E ogni salvataggio, come quello di Ormea, è un tributo alla competenza, al sangue freddo e alla solidarietà.

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