La Corte europea dei diritti umani mette il punto finale sulla vicenda del Lodo Mondadori. Con una decisione destinata a pesare più sul piano giuridico che su quello politico, i giudici di Strasburgo hanno respinto i ricorsi presentati nel 2014 da Silvio Berlusconi e dalla Fininvest contro lo Stato italiano, escludendo violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei processi che hanno portato alla condanna della holding del gruppo Berlusconi.
Cedu, Berlusconi perde sul Lodo Mondadori: nessuna violazione del giusto processo
La Corte ha stabilito che la giustizia italiana non ha leso né il diritto alla presunzione di innocenza dell’ex presidente del Consiglio né il diritto di Fininvest a un equo processo, confermando inoltre che non vi è stata alcuna violazione del diritto di proprietà in relazione alle somme riconosciute alla Cir di Carlo De Benedetti.
Presunzione di innocenza e processo equo
Nel cuore della decisione, Strasburgo chiarisce che le motivazioni delle sentenze italiane non hanno travalicato i confini consentiti, né anticipato giudizi di colpevolezza incompatibili con la presunzione di innocenza. Secondo i giudici europei, il linguaggio utilizzato dai tribunali nazionali e l’impianto argomentativo complessivo rientrano nei parametri di correttezza richiesti dalla Convenzione.
Sul fronte dell’equo processo, la Corte esclude che Fininvest sia stata privata delle garanzie difensive o di un contraddittorio effettivo. Le procedure seguite in Italia, si legge nella decisione, risultano adeguate, coerenti e rispettose degli standard europei, anche alla luce della complessità della vicenda giudiziaria e della sua durata.
Nessuna violazione del diritto di proprietà
Altro punto centrale riguarda il diritto di proprietà, invocato dai ricorrenti in relazione al risarcimento dovuto alla Cir. Anche su questo aspetto la Cedu dà torto a Berlusconi e a Fininvest, affermando che l’ingerenza patrimoniale derivante dalla condanna risponde a finalità legittime ed è proporzionata, essendo conseguenza di una decisione giudiziaria fondata su accertamenti definitivi.
Il solo rilievo accolto: le spese processuali
L’unica censura accolta dalla Corte riguarda un profilo tecnico: la mancata motivazione della Corte di Cassazione sulla condanna alle spese processuali a carico di Fininvest. Secondo Strasburgo, su questo punto specifico sarebbe stato necessario un apparato argomentativo più esplicito.
Si tratta tuttavia di una valutazione circoscritta, che non incide sul merito della causa né mette in discussione l’esito complessivo del Lodo Mondadori. Nessuna riapertura del caso, né conseguenze sostanziali sugli importi riconosciuti o sulle responsabilità accertate.
Un verdetto che chiude la partita europea
Con questa decisione, la Cedu chiude definitivamente il fronte dei ricorsi internazionali sulla vicenda Mondadori. Dal punto di vista giuridico, la sentenza rafforza la posizione dello Stato italiano e certifica la compatibilità del sistema giudiziario nazionale con i principi della Convenzione, anche in uno dei casi più simbolici e controversi della storia giudiziaria recente.
Per Berlusconi e Fininvest, resta solo un riconoscimento marginale sul piano procedurale. Per il resto, Strasburgo conferma l’impianto delle decisioni italiane e archivia uno dei contenziosi più longevi della Seconda Repubblica.