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Scuola e immigrazione, Idos: +16% studenti stranieri in 11 anni

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Scuola e immigrazione, Idos: +16% studenti stranieri in 11 anni

Il Dossier Statistico Immigrazione 2025 del Centro Studi Idos fotografa una scuola italiana in mutamento, che riflette direttamente sul futuro dell’economia nazionale. Negli ultimi undici anni gli studenti con cittadinanza italiana sono diminuiti del 12,5%, mentre quelli stranieri sono cresciuti del 16%.

Scuola e immigrazione, Idos: +16% studenti stranieri in 11 anni

Oggi gli alunni con cittadinanza straniera sono oltre 931mila, pari all’11,6% del totale. Una quota superiore alla presenza complessiva degli immigrati sulla popolazione (8,9%) e destinata ad aumentare. Si tratta di un cambiamento che ridisegna la composizione del capitale umano su cui si baseranno produttività e competitività del Paese nei prossimi decenni.

Nati in Italia e integrati nei percorsi formativi
Il dato più significativo è che il 65,2% degli studenti stranieri è nato in Italia. Sono oltre 607mila ragazzi che frequentano scuole e università come i loro coetanei italiani. Undici anni fa la quota era al 51,7%. Il processo di “radicamento” dimostra come la nuova generazione di cittadini stranieri sia di fatto parte integrante del sistema educativo e quindi del futuro mercato del lavoro. Investire su di loro significa assicurare un bacino di competenze a un Paese che soffre di invecchiamento demografico e calo delle nascite.

Origini e diversificazione delle competenze
Il 50% degli alunni stranieri appartiene a cinque comunità: romena, albanese, marocchina, cinese ed egiziana. Le restanti decine di nazionalità garantiscono un mosaico di background culturali e linguistici che possono trasformarsi in risorsa economica. Le competenze linguistiche, la conoscenza di mercati esteri, le reti familiari transnazionali sono asset preziosi per un’economia fortemente esportatrice come quella italiana. A livello continentale, il 42,9% ha cittadinanza europea, il 27,8% africana, il 20,7% asiatica e l’8,5% americana. Un capitale umano che riflette la globalizzazione e che potrebbe agevolare l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Scelte scolastiche e impatto sull’occupazione
Le opzioni formative degli studenti stranieri incidono sulle prospettive economiche. Solo il 32,9% sceglie i licei, mentre il 39,3% opta per istituti tecnici e il 27,9% per i professionali. In questi ultimi l’incidenza è quasi tripla rispetto ai licei (14,7% contro 5,4%). Ciò significa che una parte rilevante degli studenti stranieri si orienta verso percorsi più direttamente collegati al mercato del lavoro. Una scelta che risponde spesso a esigenze familiari immediate, ma che può rappresentare una risorsa per i settori manifatturieri e per i servizi ad alta domanda di manodopera qualificata.

Ritardi scolastici e perdita di produttività

La criticità maggiore resta il ritardo scolastico: nel 2022-2023 il 26,4% degli studenti stranieri risultava in ritardo, con punte del 48% alle superiori, contro il 7,9% degli italiani. Un divario che rischia di tradursi in perdita di produttività e in un inserimento meno qualificato nel mercato del lavoro. Colmare questo gap è cruciale non solo per ragioni sociali, ma anche per l’economia nazionale: significa ridurre il rischio di concentrare forza lavoro straniera in settori a bassa qualificazione e garantire invece un contributo più ampio a innovazione e crescita.

Identità nazionale e competitività

Le nuove indicazioni nazionali per la scuola, in vigore dal 2026-2027, puntano a rafforzare l’identità nazionale, affidando alla scuola il compito di creare “nuovi italiani” oltre le origini. È un passaggio culturale che avrà inevitabili riflessi economici: una maggiore coesione identitaria può favorire inclusione e stabilità, ma al tempo stesso sarà necessario preservare la diversità come valore competitivo. In un Paese che soffre di bassa natalità e di carenza di forza lavoro qualificata, la sfida non è solo educativa ma economica: trasformare la crescita degli studenti stranieri in un investimento strutturale per il futuro produttivo dell’Italia.

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