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Rischio caos aereo al “Thanksgiving”: shutdown Usa paralizza i cieli

- di: Jole Rosati
 
Rischio caos aereo al “Thanksgiving”: shutdown Usa paralizza i cieli
Rischio caos aereo al “Thanksgiving”: lo shutdown Usa che paralizza i cieli
Il blocco dei fondi federali minaccia milioni di viaggiatori e l’industria del trasporto aereo entra in modalità allarme.

La prospettiva è spaventosa: se lo stallo del bilancio federale negli Stati Uniti dovesse protrarsi fino alla fine di novembre, il settore del trasporto aereo rischia di trovarsi in piena emergenza. A lanciare l’allarme sono stati il vicepresidente JD Vance e il segretario ai Trasporti Sean Duffy, durante un incontro alla Casa Bianca con le principali compagnie aeree e sindacati. La situazione riguarda in particolare il personale della Federal Aviation Administration (FAA) e della Transportation Security Administration (TSA) che sono chiamati a lavorare senza ricevere stipendio da settimane.

La dinamica dello shutdown e l’allarme lanciato

Lo shutdown governativo degli Stati Uniti è in corso da lunedì 1 ottobre 2025 e rappresenta una delle più lunghe interruzioni del funzionamento federale. Nel corso dell’incontro del 30 ottobre 2025, Vance ha dichiarato che “potrebbe essere un disastro. Davvero potrebbe esserlo, perché a quel punto stiamo parlando di persone che non avranno ricevuto tre stipendi”. Duffy ha aggiunto: “Non tenete in ostaggio le famiglie americane in viaggio, non tenete in ostaggio i controllori di volo”.

Numeri alla mano: secondo la Reuters, durante lo stallo circa 13.000 controllori della FAA e 50.000 agenti della TSA risultano impegnati senza compenso. Inoltre, in alcuni hub aeroportuali sono già iniziati ritardi significativi attribuiti all’assenza di personale. Il 44% dei ritardi registrati domenica era causato da assenze tra i controllori, a fronte di una media pre-shutdown del 5 %.

Perché il “Thanksgiving” è la scadenza rossa

Il Giorno del Ringraziamento (ultimo giovedì di novembre) rappresenta il culmine della stagione dei viaggi negli Stati Uniti: milioni di americani si spostano per riunirsi con le famiglie o per una breve vacanza. Se la paralisi del governo dovesse durare fino a quel momento, l’intero sistema aeroportuale — già sotto tensione — potrebbe collassare.

Le principali compagnie aeree, tra cui United Airlines, Delta Air Lines e American Airlines, stanno sollecitando il Congresso a varare un provvedimento “clean” (senza aggiunte politiche) per riaprire i finanziamenti federali. Il CEO di United ha dichiarato che «un sistema sotto stress deve essere rallentato, riducendo efficienza e causando ritardi per milioni di persone che ogni giorno volano».

Chi tiene il conto dei danni e chi scarica le colpe

Il tampone della crisi vede due fronti: da un lato l’amministrazione guidata da Vance e Duffy accusa apertamente i senatori democratici di bloccare il prolungamento della risoluzione che avrebbe riaperto il governo. Dall’altro i sindacati precisano che, pur senza picchi di assenze ancora drammatici, la situazione è fragile e una “scintilla” potrebbe scatenare un effetto domino.

Come spiega un portavoce della FAA, il personale è già sottoposto a straordinari forzati, sei giorni su sette, e molte unità risultano circa 3.500 controllori in meno rispetto alle necessità operative. La paura è che mancanza di pagamento, stress crescente e turni logoranti possano portare a segnalazioni di malattia in massa e a interi settori di traffico rallentati, se non bloccati.

Quali scenari possibili e quali aree più a rischio

Se il conflitto politico si trascina fino a novembre, lo scenario è a tinte fosche: ritardi massicci, code interminabili ai controlli di sicurezza, voli cancellati nelle ore di punta e un effetto domino che coinvolgerà non solo i viaggiatori ma anche l’economia dei trasporti e del turismo. I principali aeroporti considerati “a rischio” sono quelli con traffico elevato e personale già sotto pressione, come quelli di Dallas-Fort Worth, Washington D.C. e New York.

In contrapposizione, un accordo rapido sul bilancio federale potrebbe contenere i danni e dare un “respiro” al sistema. Le compagnie sperano in una risoluzione entro metà novembre, prima che inizi il picco viaggi verso il Ringraziamento.

Un allarme che va preso sul serio

La paralisi dei fondi federali statunitensi si sta trasformando in una minaccia concreta per uno dei momenti più importanti dell’anno nel trasporto aereo. Il duo Vance-Duffy non lancia semplici avvertimenti: parla di «disastro» in arrivo se non si agisce in fretta. Per milioni di viaggiatori americani — e indirettamente per il mercato globale del trasporto — è ora di prendere sul serio questo controllo aereo sull’orlo del collasso.

Le prossime due settimane saranno cruciali: se il Congresso non troverà un’intesa, i cieli prima del Ringraziamento potrebbero trasformarsi in un vero campo minato per chi vola. E allora l’allarme non sarà solo politico, ma reale: un «terremoto» in quota.

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