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L'Intervento/ Trump, il terminator delle democrazie

- di: Bruno Chiavazzo, giornalista e scrittore
 
L'Intervento/ Trump, il terminator delle democrazie

Tra dazi, Gaza e Venezuela: perché divide il mondo e avvelena il dibattito. 

Ne ho scritte e dette di tutti i colori su Donald Trump: narciso, megalomane, ignorante, palazzinaro, imbroglione, pazzo e potrei continuare con gli aggettivi, ma una cosa è certa: quello che dice fa. Lo abbiamo visto sui dazi, su Gaza, sull'Iran e, da ultimo, sul Venezuela, in attesa della Groenlandia. Lo ha detto a chiare lettere: “Io del diritto internazionale me ne frego! Rispondo solo a me stesso!”. Il personaggio è questo e faremmo bene a smettere di percularlo, perché è pericoloso, nulla lo trattiene e, soprattutto, perché lo fa? Per soldi sarebbe la risposta ovvia, ma ne ha talmente tanti. Per rivalsa? Ma contro chi, se è sulla scena mondiale da un quarto di secolo? Ha ottanta anni e gli “alberi pizzuti” lo stanno già aspettando: francamente non so dare una risposta, se non tornare agli aggettivi di prima.

Fatto sta che qualsiasi cosa faccia riesce a dividere le opinioni pubbliche mondiali come il pastore con le pecore. In Italia, poi, le cose assumono come sempre l'aspetto della tragicommedia. A parte la “legittimazione” del golpe in Venezuela da parte della Meloni, che ormai non sa più come staccarsi dall'etichetta di “cheerleader” dell'inquilino (anzi, per meglio dire, il padrone) della Casa Bianca e, secondo me, lo vorrebbe tanto, è a sinistra che si rasenta il grottesco.

La Cgil del “rivoluzionario sociale” Landini ha organizzato manifestazioni a sostegno di Maduro ed esponenti di rilievo del PD hanno dettato dichiarazioni sullo stesso tono, per non parlare dei due “chavisti” della prima ora, Bonelli e Fratoianni, o dell'immarcescibile Giuseppe Conte, che parla sempre come se fosse dal pulpito di San Pietro.

Per la cronaca, il Venezuela fino a ieri era invaso non dagli americani, ma da agenti russi, cinesi, iraniani e dagli emissari di gruppi terroristici facenti capo ad Hamas e Hezbollah, tutti accolti con onori e gloria dall'erede di Chavez, Nicolas Maduro, al potere dal 2013 senza soluzione di continuità. Come Trump, anche lui, nel suo piccolo, faceva come gli pareva, ma molto peggio. Ha trasformato Caracas in una base logistica di trafficanti e terroristi, ha represso senza pietà le opposizioni, impoverito i venezuelani che galleggiano sul petrolio e creato un sistema di corruzione palese che ha pochi eguali nel mondo.

Questo è ed è stato Maduro, ma per Landini e i suoi, come fanno i tori quando vedono il drappo rosso, il rigurgito che gli sale in gola è sempre quello: Yankee go home! L’ho detto all’inizio: Trump è pericoloso per l'America e per il resto del mondo, ma scendere in piazza a sostegno di un criminale è peggio. La differenza o, almeno, la speranza è che prima o poi gli americani si sveglieranno e ci toglieranno dai piedi Trump con le regole democratiche. Per Maduro, invece, l'unica soluzione era ed è stata la forza e la galera.

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