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Attenti a quest’uomo: Profumo torna nel risiko bancario

- di: Bruno Coletta
 
Attenti a quest’uomo: Profumo torna nel risiko bancario
L’ex ad di Unicredit rientra in campo tra fondi internazionali e manovre romane.
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Un passato da protagonista, un presente da regista
Il nome di Alessandro Profumo evoca una stagione cruciale della finanza italiana: quella in cui Unicredit tentava di imporsi come prima banca paneuropea, espandendosi a Est, inglobando Capitalia, sfidando apertamente Intesa Sanpaolo. Da allora sono passati oltre quindici anni, ma l’ex ad, oggi 68enne, non ha mai smesso di frequentare i salotti buoni dell’economia e della politica. Dopo l’esperienza a Leonardo, conclusa nel 2023, e il successivo ingresso in circuiti di investimento e innovazione, oggi è di nuovo al centro di indiscrezioni che lo vedono come possibile kingmaker nel nuovo risiko bancario italiano.
Il suo ritorno non avviene da solo: lo accompagna una fitta rete di contatti, investitori esteri, fondi attenti al valore strategico del settore bancario italiano, e un’agenda fittissima di colloqui informali, spesso a Roma, tra ministeri, Tesoro e istituti di credito in cerca di aggregazione.
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Le frasi che hanno acceso i radar
A far ripartire i rumors è stato il suo intervento lo scorso 12 marzo 2025 a un evento promosso dalla Banca Agricola Popolare di Sicilia a Palermo, durante un convegno sulle banche del territorio. In quella sede, Profumo ha dichiarato:
“Il sistema bancario italiano deve trovare un equilibrio tra efficienza e prossimità. Ma serve un cambio di passo. La politica da sola non basta”.
Una frase apparentemente generica, ma letta tra le righe come una presa di posizione sulla necessità di aggregazioni, magari anche sotto la regia discreta di personalità esperte. Non solo: secondo fonti riservate, Profumo avrebbe avuto diversi incontri informali nelle ultime settimane con esponenti di fondi esteri e advisor finanziari attivi in Italia, in particolare collegati a banche d’affari francesi e statunitensi.
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La pista americana e i legami con il venture capital
Dal 2023 Profumo è partner e mentore di Rialto Ventures, un fondo di venture capital con base a Milano e San Francisco, che ha come obiettivo la creazione di ponti tra startup europee e capitali della Silicon Valley. Il suo ruolo, inizialmente marginale, è cresciuto fino a diventare uno degli snodi di accesso al sistema bancario per i capitali tech che guardano all’Italia non solo come mercato ma come infrastruttura. Rialto Ventures ha recentemente partecipato, con quote simboliche, a un fondo veicolo che ha investito in istituti digitali italiani.
Dietro la facciata da innovatore, Profumo mantiene un profilo discreto ma operativo, in particolare come advisor di fiducia in almeno due trattative di fusione nel centro-sud Italia, tra banche regionali in cerca di scalabilità. L’ipotesi che stia preparando il terreno per una “creatura bancaria” intermedia, da proporre come perno di un futuro terzo polo, non è affatto remota.
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Gli ambienti romani: Tesoro, Cdp e il nodo Mps
Le fonti più sensibili si trovano però a Roma. Secondo indiscrezioni, Profumo è stato visto più volte nei palazzi del potere finanziario tra fine aprile e maggio, in coincidenza con un rinnovato dibattito sul destino di Mps. Il governo Meloni, stretto tra esigenze di bilancio e spinte europee, cerca un’uscita “politicamente accettabile” dalla partecipazione pubblica nella banca senese. E qui Profumo potrebbe tornare utile.
Non per sedersi in prima persona al vertice — ruolo che ormai non gli interessa — ma per individuare e aggregare soggetti, disegnare strutture, proporre governance, offrendo quella credibilità tecnica che rassicura Bruxelles e Francoforte. In questo senso, il suo nome è stato fatto (mai confermato) come possibile presidente non esecutivo di un nuovo soggetto nato dalla fusione Mps-Bper, o Mps-Banco Bpm, a seconda degli esiti del risiko.
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Una reputazione controversa ma rispettata
Profumo non è un uomo che divide: è un uomo che “scompone e ricompone”, come dicono alcuni suoi ex collaboratori. Rispettato a livello internazionale, discusso in Italia, ha sempre operato con uno stile personale, molto più simile a un diplomatico che a un banchiere d’assalto. E forse proprio per questo, oggi, in un risiko dominato da logiche istituzionali e di sistema, potrebbe rivelarsi decisivo.
“Non sarà mai uno che prende un dossier e lo impone – ha dichiarato a 'Formiche.net' un ex collega di Unicredit – ma se vuole, può convincere chiunque che un’operazione convenga a tutti”.
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Lo scenario possibile
Nessuna nomina è attesa a breve. Ma il vero ruolo di Profumo si definisce nel tempo: può essere l’uomo che prepara le condizioni per un grande riassetto. Un asse con fondi americani (BlackRock? T. Rowe Price?), un’intesa con ambienti francesi (Crédit Agricole?), una regia silenziosa attorno a Mps e Banco Bpm, un coinvolgimento della Cdp in chiave nazionale. I segnali ci sono tutti.
La domanda non è più se tornerà.
La domanda è: con quale mossa inizierà la sua partita?
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Niente clamori, ma segnali e contatti 
Il ritorno di Alessandro Profumo nel grande gioco della finanza non è fatto di clamori, ma di segnali e contatti. Se il risiko bancario italiano è in cerca di un regista, pochi hanno la combinazione di relazioni, esperienza e discrezione che può offrire lui. E chi conosce bene il settore lo sa: quando Profumo si muove, qualcosa di grande si prepara.

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