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Scossa nel M5S, l’addio di Appendino scuote il cerchio di Conte

- di: Marta Giannoni
 
Scossa nel M5S, l’addio di Appendino scuote il cerchio di Conte

Dimissioni a sorpresa, tensioni nei gruppi e la sfida del voto on-line: dietro le quinte del Movimento 5 Stelle.

(Foto: Chiara Appendino).

Il Movimento 5 Stelle affronta una fase sensibile. Le dimissioni di Chiara Appendino dalla vicepresidenza hanno riacceso il dibattito su linea politica e leadership. Nel frattempo Giuseppe Conte si prepara a un doppio passaggio: la riunione dei gruppi parlamentari e la consultazione on-line per la sua conferma alla guida del Movimento.

Le dimissioni che aprono la breccia

Nella riunione del consiglio nazionale, Appendino ha formalizzato l’uscita, presentandola come un gesto politico per rimettere al centro identità e missione originaria del M5S. Ha spiegato, in sostanza, che serve una discussione franca sulla rotta intrapresa: “Mi dimetto per stimolare un confronto vero: dobbiamo tornare a parlare a chi oggi non si sente più rappresentato”. La mossa ha infranto l’immagine di coesione che il Movimento mostrava da tempo.

Un vulcano sotto la cenere nei gruppi

Camera e Senato non avevano dato grandi grattacapi ai vertici nella nuova legislatura. L’uscita di Appendino, però, ha rivelato crepe latenti. Un esponente di primo piano sintetizza il clima: “Le scelte maturate negli organismi interni sono sempre state sostenute dai gruppi”. Ora l’assemblea si annuncia come un banco di prova, con richieste di chiarimenti e proposte da valutare.

Il doppio esame per Conte

La prima tappa è la riunione congiunta dei parlamentari, dove Conte ha ribadito apertura al confronto: “Ben vengano idee e suggerimenti, purché nell’interesse del Movimento”. Il secondo passaggio è il voto on-line degli iscritti, da giovedì a domenica, per la conferma del presidente. Sul piano formale non sono attese sorprese, ma a contare davvero sarà l’affluenza: un’alta partecipazione rafforzerebbe la legittimazione del leader; una bassa, al contrario, ne misurerebbe le fragilità.

Alleanze e identità: il nodo strategico

Appendino contesta un presunto appiattimento sul Pd e chiede una traiettoria più autonoma, capace di intercettare astensionismo e disagio sociale. La contro-argomentazione, nell’area di Conte, insiste su un metodo pragmatico: dialogo possibile, ma solo su programmi verificabili e con obiettivi chiari su lavoro, welfare e transizioni in corso.

I nomi e la squadra che verrà

Il rinnovo del mandato presidenziale comporta anche la scelta dei vicepresidenti. Gli uscenti sono Paola Taverna, Michele Gubitosa, Riccardo Ricciardi e Mario Turco. In vista del turnover circolano i nomi di Francesco Silvestri, Stefano Patuanelli e Vittoria Baldino, con la conferma di Taverna considerata probabile. Il dossier cariche diventa così parte della partita politica: dare un segnale di coesione senza rinunciare a rinnovamento e competenze.

Gli scenari possibili

  • Affluenza alta: Conte ne esce rafforzato e la frattura si ricompone con un patto di lavoro su priorità sociali, Pnrr, sanità e salari.
  • Affluenza fiacca: cresce il tema della rappresentanza interna e si apre un “secondo tempo” della discussione su linea e alleanze.
  • Gestione dei gruppi: se l’assemblea produrrà proposte condivise, il Movimento potrà trasformare la crisi in opportunità di riposizionamento.

Non un episodio isolato

La scossa arrivata con l’addio di Appendino non è un episodio isolato: è il segnale di una ridefinizione strategica che il M5S non può più rinviare. Il vero test non è solo il voto on-line, ma la capacità di tenere insieme identità e alleanze, partecipazione della base e compattezza dei gruppi. Come ha rimarcato Conte: “Le critiche servono se si trasformano in proposte e risultati”. È da qui che il Movimento misurerà la propria maturità politica.

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