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Chiara Ariè, il suo ''A Domani'' un inno alla speranza

 
Una voce calda e piena, con una estensione da mezzosoprano, Chiara Ariè si avvicina alla musica sin da bambina con lo studio del pianoforte. Muove i suoi primi passi musicali in Italia, il suo debutto avviene con il brano “Semplice”, pubblicato dall’etichetta My Records. Riceve numerosi riconoscimenti e premi che la portano in giro per l’Italia tra festival e contest musicali a raccogliere i primi frutti del suo impegno e del suo lavoro.

Ma è nel 2016 che avviene il “salto”, trasferendosi a Los Angeles dove canta in importantissimi eventi, come MMA Smash Global 2018 e 2019. È appena uscito il suo nuovo singolo “A Domani”, un brano che esprime la sensazione di quanto sia meraviglioso potersi dire letteralmente “a domani”, pensando di non affrontare il futuro da soli.
A Chiara Ariè Italia Informa ha rivolto alcune domande.

Come nasce la tua passione per il canto?
"Ho sempre avuto una propensione verso la musica, che ho potuto approfondire grazie allo studio del pianoforte classico sin da quando avevo 5 anni. Ma solo a 14 anni ho iniziato a dedicarmi più intensamente alla mia carriera di cantante e cantautrice. Ho partecipato a moltissimi festival e contest in Italia che mi hanno insegnato tantissimo, è un bagaglio di conoscenze che porterò sempre con me come una scuola di vita. Ho avuto modo di conoscere degli insegnanti incredibili e famosi a livello mondiale".

Come definiresti il tuo genere musicale?
"Per anni ho cercato di capire quale fosse la mia strada. Venendo da studi classici, è come se avessi sempre avuto in me una doppia anima, una pop e una più lirica. Il mio primo singolo, “Semplice”, era più di genere pop, però già allora sentivo che mi mancava qualcosa. Ero alla ricerca di questo qualcosa che si stava evolvendo in me. La risposta l’ho trovata quando mi sono trasferita a Los Angeles nel 2016. Ho vissuto inizialmente dei momenti di estrema solitudine, credevo in me stessa, certamente, ma mi sentivo insicura. Oltre al problema di vivere in un luogo totalmente nuovo, con i consueti problemi della casa, del lavoro, del visto che scadeva… anche dedicarmi alla carriera è stata una prova molto impegnativa. Ancor prima di mia madre, l’unico supporto emotivo che avevo era mia zia Bianca che è stata la prima a credere in me".

Il tuo nuovo singolo dell’Album Pop-Opera si chiama ''A Domani'', ce ne vorresti parlare?
"Il brano l’ho scritto appena dopo arrivata a Los Angeles. Proprio in quel clima di solitudine che sentivo. Non avevo un pianoforte, così un pomeriggio ho bussato alla porta di una chiesa italiana e gentilmente mi hanno prestato il pianoforte. Mi è bastato davvero poco tempo per scriverla, perché era come se l’avessi già ascoltata nella mia testa. Con questo brano il mio stile si sarebbe poi concretizzato abbracciando sia l’aspetto pop che quello lirico. Ma ci sono voluti 4 anni per portare alla luce questo progetto".



Nel frattempo, cosa hai fatto?
"Intanto il mio percorso si faceva sempre più chiaro, nonostante fosse venuta a mancare la mia figura di riferimento: proprio quando ero in Italia e partecipavo ad un evento musicale, sul palco mentre mi veniva consegnato il premio che avevo vinto, ho avuto un momento di vuoto profondo che mi ha fatto abbandonare improvvisamente il palco, impedendo la consegna dello stesso premio. Solo successivamente ho ricevuto la terribile comunicazione che mia zia Bianca era purtroppo entrata in coma, e ci avrebbe lasciato da lì a 3 giorni dopo. In quel difficile momento, mia madre si è presa in eredità il ruolo di mia zia, divenendo il mio sostegno emotivo. È proprio lei che ha fortemente voluto che io ritornassi a Los Angeles per portare avanti il mio progetto, dandomi tutto il sostegno di cui avevo bisogno".

C’è un evento particolare che segna il passaggio verso il tuo progetto Pop-Opera, cosa avviene a Los Angeles?
"Continuo a cantare in concerti e contemporaneamente a lavorare per il mio progetto musicale. Proprio ad una settimana dal mio concerto Smash Global MMA presentato da Mel Gibson, una mattina mi sveglio senza voce. Avrei dovuto cantare “Caruso” ed eravamo davvero tutti molto preoccupati. Poco prima dell’inizio, mi concentro in una profonda preghiera e quasi per miracolo riesco a cantare. Mi hanno diagnosticato 2 polipi alle corde vocali. Ero molto spaventata per le conseguenze che avrei potuto subire. Mi ha operata la stessa dottoressa che si è occupata di Adele. E di nuovo, come per miracolo, da quel momento la mia voce è diventata più limpida con una estensione che raggiunge le 3 ottave. Sono diventata mezzo soprano. Questo mi permette di prendere delle note basse concedendomi una voce graffiante, mentre dall’altra mi consente una estensione da mezzo soprano lirico. Unendo le due parti che da sempre albergano in me".

Chi ti ha seguito in questo nuovo percorso?
"La grandissima Emanuela Salucci, titolare della Cattedra di Canto del Conservatorio di Musica di Santa Cecilia di Roma. Mi ha presa sotto la sua ala e grazie a lei ho approfondito il canto e la tecnica lirica. Io non sapevo di essere mezzo soprano. Pur avendo sempre avuto il vibrato, non sapevo di poterlo usare con quella estensione. Studiando con lei, ha notato per prima che riuscivo a passare dal pop alla lirica in un modo che non è proprio scontato. È singolare avere due estensioni vocali differenti nella stessa voce. Questa tecnica appresa l’ho portata nel mio stile".

Nel panorama musicale chi è la tua fonte di ispirazione, chi vorresti essere?
"Mi piacerebbe diventare un Bocelli al femminile, una figura che in questo genere musicale non esiste e che in America è molto apprezzata. Io porto con me il mio essere italiana, non soltanto attraverso la mia classicità, ma anche con il mio stile quanto a moda e cultura. In Max Calò (produttore e compositore internazionale, che a Los Angeles collabora con grandi star della musica americana e italiana), incontrato quasi per caso, trovo quella figura professionale che crede in questo mio progetto Pop-Opera. Riesco a mettere da parte un po' di denaro per poter contribuire alla produzione del nuovo album e anche lui mi viene incontro. Torno in Italia e decido di riarrangiare “A domani” per farla uscire come singolo. E visto che creatività, impegno, denaro ce lo mettevo io, ho costituito la mia etichetta, Ariè Production. Quindi rispondendo ancora alla domanda, sono anche una imprenditrice che ogni giorno crede nel suo progetto e lotta per realizzarlo".

Parlando di mercato discografico, che differenza noti tra quello statunitense e quello italiano?
"In Usa operano in modo diverso che da noi. All’uscita di “Semplice” il passaggio obbligato era quello radiofonico e televisivo, e quindi non c’erano moltissime altre possibilità. In Usa il piano di “attacco” è assolutamente più attivo, con un marketing a più ampio raggio per poter arrivare ad una audience più vasta. Io, da imprenditrice, mi occupo di coordinare tutto il mio team verso questo obiettivo di arrivare a scuotere e smuovere le acque così come ho imparato e visto fare in Usa".
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