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Perché il film di Checco Zalone ha fatto esplodere le ricerche sul Cammino di Santiago

- di: Anna Montanari
 
Perché il film di Checco Zalone ha fatto esplodere le ricerche sul Cammino di Santiago
Non è solo un successo cinematografico. L’ultimo film di Checco Zalone ha innescato un effetto che va ben oltre le sale e il botteghino, trasformandosi in un fenomeno culturale misurabile. Da quando Buen Camino è arrivato nei cinema, il Cammino di Santiago è tornato improvvisamente al centro dell’attenzione degli italiani, con un’esplosione di ricerche online che non si registrava da oltre vent’anni.
La domanda che emerge è semplice solo in apparenza: perché una commedia ha riacceso l’interesse per uno dei percorsi spirituali e turistici più antichi d’Europa?

Perché il film di Checco Zalone ha fatto esplodere le ricerche sul Cammino di Santiago

Nel film, Zalone interpreta un personaggio distante anni luce dall’immaginario del pellegrino: un erede viziato, cresciuto nel comfort e nell’eccesso, che si ritrova costretto a percorrere il Cammino per ritrovare la figlia adolescente. Il viaggio nasce come obbligo e si trasforma in esperienza, fatta di fatica, incontri casuali e piccoli scarti interiori.
È proprio questa distanza iniziale a rendere il racconto efficace. Il Cammino non viene idealizzato, ma mostrato come luogo di attrito tra ciò che si è e ciò che si potrebbe diventare. Un conflitto semplice, comprensibile, che permette allo spettatore di immedesimarsi anche senza alcuna motivazione religiosa.

I numeri che raccontano il fenomeno
A rendere evidente l’“effetto Zalone” sono i dati di Google Trends. Il giorno dell’uscita del film, le ricerche degli italiani sul Cammino di Santiago sono cresciute di oltre il 200% rispetto alla media annuale. Pochi giorni dopo è arrivato il picco massimo, con un aumento vicino al 600%.
Ma il dato più significativo non è il record giornaliero. È la tenuta nel tempo. Per tutta la prima settimana successiva, l’interesse è rimasto stabilmente sopra il 400%, segno che la curiosità non si è esaurita con l’onda emotiva dell’uscita, ma si è trasformata in attenzione continuativa.

Un interesse senza precedenti recenti
Dal 2004 a oggi, un livello di ricerche così alto si era registrato solo una volta, nel 2013, quando un grave incidente ferroviario nei pressi di Santiago de Compostela aveva acceso i riflettori per ragioni di cronaca. Oggi, invece, a trainare l’interesse è una narrazione popolare, leggera ma non superficiale.
Il confronto è significativo: allora la paura, oggi l’identificazione. Due motori diversi, due modi opposti di entrare nell’immaginario collettivo.

Il Cammino come risposta contemporanea
Negli ultimi anni il Cammino di Santiago ha smesso di essere solo un percorso religioso. È diventato simbolo di turismo lento, di ricerca personale, di bisogno di rallentare. Camminare per giorni, disconnettersi, ridurre l’esperienza all’essenziale: temi che intercettano un disagio diffuso nelle società iperconnesse.
Il film di Zalone coglie questo punto senza proclami. Mostra la fatica, il disagio, l’imprevisto, ma anche il cambiamento che nasce dall’attraversare uno spazio e un tempo diversi. È una narrazione che non promette soluzioni, ma suggerisce possibilità. Ed è proprio questo che spinge molti a cercare informazioni, a immaginarsi in cammino, almeno mentalmente.

Dal cinema alle scelte reali
Non è la prima volta che il cinema influenza le mappe del desiderio. Ma in questo caso l’effetto è particolarmente potente perché il Cammino non è un luogo da osservare, bensì un’esperienza accessibile, replicabile, concreta. Cercarlo online significa già fare il primo passo.
Resta da capire se il boom di ricerche si tradurrà in un aumento reale dei pellegrini italiani nei prossimi mesi. Ma una cosa è certa: Buen Camino ha riportato il Cammino di Santiago nel discorso pubblico, dimostrando che una storia pop, se tocca un nervo scoperto, può trasformarsi in una spinta collettiva.
Non verso una meta esotica, ma verso un’idea semplice e potente: camminare, per capire dove si sta andando.

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