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Per Ita la prima grana è la solita: il personale

- di: Redazione
 
Per Ita la prima grana è la solita: il personale
Non ha nemmeno avuto il tempo di brindare alla sua nascita che Ita (che ha ''ereditato'' struttura e personale di Alitalia) si deve confrontare con la dura realtà. Che è quella di una azienda che, di fatto controllata dallo Stato, deve fare i conti con un mercato che ormai, mentre ancora cerca di recuperare posizioni dopo la pandemia, non concede margini di errore anche alle grandi compagnie - quelle che erano forti da prima o, magari, espressione di Stati-imprenditori - che hanno assorbito meglio lo shock da Covid-19.

Il quadro è già ben definito, con i vertici di Ita decisi a depurare la nuova compagnia dalle scorie che le sono state lasciate in eredità da Alitalia e i sindacati che, forgiati da una storia di prepensionamenti e altri provvedimenti adottati sulla pelle del personale per sanare bilanci deprimenti, non ci stanno ad accettare senza eccepire nulla i piani del presidente di Ita, Alfredo Altavilla (nella foto), che rifiuta il ruolo di mero esecutore delle volontà della politica.

Il punto centrale, come sempre accade quando si parla della compagnia un tempo di bandiera, è quello del personale, di cui oggi ci si accorge dei grandi numeri che male si acconciano con le prospettive di una new entry nel complicato mondo del trasporto aereo civile.
Posto che è inutile girare intorno al problema, la neonata compagnia paga una struttura che è sovradimensionata rispetto alle reali potenzialità di Ita che, non potendo per evidenti motivi raccogliere per intero l'eredità di Alitalia, deve cominciare a pensare che non si può andare avanti come se nulla fosse solo perché, come sempre, è intervenuto lo Stato a fare da squalo nutrice.
Che la situazione sia ben lontana dall'essere risolta positivamente (come conferma lo sciopero generale indetto, per il 24 settembre, dai sindacati) c'è anche il fatto che Altavilla, citando Sergio Marchionne, ha detto di volere abbandonare Assaereo.

Una mossa per avere mani più libere nel maneggiare l'esplosivo dossier del personale. Uscendo dall'associazione di categoria, Altavilla potrà agire nella direzione di una - a suo avviso - razionalizzazione del personale, per quanto riguardo il suo impiego (e su questo ci siamo), ma anche l'ampiezza della pianta organica. Ed è qui che viene chiamato, seppure indirettamente, in causa il governo, che della nascita di Ita è demiurgo, ma soprattutto garante.

Ma può ancora lo Stato sobbarcarsi, per motivi meramente politici, una situazione come quella di Ita senza rendersi conto che è finito il tempo delle vacche grasse? Che non è più imprenditorialmente sostenibile una impresa che, spendendo 30 milioni al mese di soldi pubblici, non riesce a darsi prospettive di sviluppo diverse da quelle di mantenere uno status quo economicamente devastante?
Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico ed esponente illuminato della Lega, ha definito Ita come una struttura con una conformazione economicamente sostenibile. Ma non nascondendo che ''nessuno ha la sfera di cristallo specie in tempi di pandemia''. Un discorso che ha allargato anche all'altra ''rogna'', che si chiama Ilva, con tutto il pregresso che l'acciaieria si porta dietro in termini di personale, prospettive, incombenze ambientali.
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