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Il cubo nero di Firenze, un pugno visivo tra storia e polemica

- di: Bruno Coletta
 
Il cubo nero di Firenze, un pugno visivo tra storia e polemica
Firenze, il cubo nero del Comunale divide la città
Da ex teatro Comunale a “ecomostro”: storici, architetti e cittadini gridano all’offesa, ma il Comune rivendica il rispetto delle regole.

(Fotomontaggio realistico del cubo nero di Firenze).

Il nuovo volto (controverso) di corso Italia

Nel cuore di Firenze, l’ex Teatro Comunale ha assunto un aspetto inaspettato: un volume squadrato, nero e bianco, con rifiniture in alluminio. È bastato poco perché diventasse virale sui social e scatenasse una bufera in città. Le critiche fioccano da ogni parte: “ecomostro”, “pugno nell’occhio” e “ferita aperta in piena area Unesco” sono alcune delle espressioni più ricorrenti.

L’edificio sorge accanto all’ex teatro, un tempo dismesso e venduto nel 2013 dalla giunta comunale alla Cassa Depositi e Prestiti per 23 milioni di euro. Quasi un decennio dopo, nel 2019, Hines – un gigante internazionale dell’immobiliare – ha rilevato la proprietà e, grazie a una variante urbanistica, ha trasformato il progetto iniziale: da residenziale puro a un mix con hotel e residenze turistiche.

Tra regole rispettate e percezioni violate

Il Comune non ha dubbi: tutte le norme sono state osservate. Non ci sono irregolarità, assicura l’amministrazione. Anche l’allora soprintendente, Andrea Pessina, sostiene di non ricordare i dettagli, avendo firmato centinaia di atti: suggerisce di consultare il funzionario responsabile della pratica.

Tuttavia, non si può ignorare l’esistenza del vincolo del 1953, pensato per proteggere le rive dell’Arno e salvaguardare il panorama storico da modifiche impattanti. Gli enti coinvolti sostengono che l’intervento non violerebbe tale vincolo, ma la questione resta controversa.

Le voci della critica

  • Antonio Natali, ex direttore degli Uffizi, definisce il cubo come “la cappa di un camino, un elemento strabordante. Una costruzione che toglie il respiro a tutto il resto”.
  • Fulvia Zeuli, architetta ed ex funzionaria della Soprintendenza fiorentina, lo giudica “soluzione pessima”.

Da social e piazza emergono indignazione e ironia: il contrasto tra il volume moderno e l’architettura ottocentesca-intorno è troppo netto per passare inosservato.

La posizione delle istituzioni

La sindaca preferisce non entrare nel merito estetico, ribadendo l’attenzione ai procedimenti e ai passaggi autorizzativi. L’assessora Biti ha già risposto alle polemiche con una nota formale, spiegando in dettaglio le fasi del progetto. È già stato annunciato l’obiettivo di aumentare la partecipazione cittadina nei futuri interventi in città, sulla scia di esperienze come quella dell’ex caserma Lupi di Toscana.

Molto più di una questione estetica

Il cubo nero su corso Italia è molto più di una questione estetica: rappresenta lo scontro insanabile tra patrimonio storico e sviluppo privato, tra autorità e cittadini, tra regole e sensibilità culturale. In Fr in Italia, dove l’urbanistica è spesso gestita su tavoli tecnici, questa vicenda dimostra che serve anche un occhio culturale e partecipativo. Perché, a volte, l’equilibrio urbano non si ripristina con le carte, ma con il dialogo e la condivisione. 

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