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Femminicidio a La Spezia, quando la protezione promessa diventa un’illusione

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Femminicidio a La Spezia, quando la protezione promessa diventa un’illusione

A La Spezia un’altra vita è stata spezzata dalla violenza di chi avrebbe dovuto essere lontano. Una donna, che già a giugno aveva denunciato l’ex marito per minacce e molestie, è stata uccisa a coltellate proprio nella sua casa, il luogo che avrebbe dovuto essere il più sicuro. La tragedia è avvenuta nonostante un divieto di avvicinamento e l’uso di un braccialetto elettronico imposto all’uomo. Quel dispositivo, però, era difettoso e non segnalava correttamente la posizione da giorni. Un guasto tecnico, una falla burocratica, una dimenticanza nei controlli: abbastanza per aprire la porta a un epilogo annunciato.

Femminicidio a La Spezia, quando la protezione promessa diventa un’illusione

Il caso mette in luce la distanza che spesso separa le misure previste sulla carta dalla loro reale efficacia nella vita delle persone. Divieti, dispositivi elettronici, provvedimenti giudiziari sono strumenti importanti, ma non possono restare scollegati da un monitoraggio attento e costante. Per la vittima, denunciare significava compiere un passo enorme, affrontare lo stigma, la paura e l’isolamento. Per lo Stato, significava assumersi la responsabilità di proteggerla. In questo caso, la protezione si è rivelata un’illusione.

Una responsabilità collettiva
Non si tratta soltanto di un fallimento tecnico o giudiziario, ma di un problema che coinvolge l’intera società. Quando una donna denuncia, serve un sistema capace di accompagnarla, non solo nei tribunali ma anche nella quotidianità: case rifugio sicure, sostegno psicologico, autonomia economica. Troppo spesso le vittime restano intrappolate nella stessa rete di rapporti e luoghi che il maltrattante conosce bene, e i provvedimenti, se non supportati da misure concrete, rischiano di essere poco più che pezzi di carta.

Non solo emergenza, ma prevenzione

Le statistiche dicono che in Italia, ogni anno, più di ottanta donne vengono uccise da un partner o ex partner. Eppure, gran parte delle politiche si concentra sull’emergenza e non sulla prevenzione. Educare al rispetto, insegnare a riconoscere i segnali di controllo e violenza, investire in strutture di supporto: sono azioni che richiedono risorse e volontà politica, ma senza le quali continueremo a piangere vittime. Il femminicidio di La Spezia non è un caso isolato: è il riflesso di un problema strutturale, che chiede una risposta collettiva e immediata.

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