Dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nuovi materiali: foto, carte e reazioni tra Gates, Trump e politica americana.
Il caso Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per traffico sessuale morto in carcere nel 2019, è tornato al centro dei riflettori. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha infatti reso pubblici nuovi materiali investigativi che includono oltre 20 foto del cadavere di Epstein ritrovato nella sua cella di New York il 10 agosto 2019, immagini cruente che mostrano il corpo con il torso nudo, i pantaloni arancioni dei detenuti e segni sul collo, oltre a tentativi di rianimazione da parte di personale medico.
Le foto, diffuse insieme a un enorme pacchetto di documenti, offrono un primo sguardo diretto su quell’ultimo giorno e riaccendono la discussione sulle circostanze della morte, che — nonostante le conclusioni ufficiali sul suicidio — restano oggetto di forte scetticismo e teorie alternative sul coinvolgimento di “potenti” che avrebbero voluto insabbiare la verità.
La mole di materiale reso pubblico è immensa: più di 3,5 milioni di pagine, incluse immagini e video, rilasciati in ottemperanza all’Epstein Files Transparency Act, una legge federale firmata nel 2025 che obbliga alla pubblicazione dei documenti non classificati relativi al caso.
Tra le pagine emergono claim non verificati attribuiti a Epstein, come email che insinuano che Bill Gates avrebbe contratto una malattia sessuale da “ragazze russe”, notizia che ha spinto l’ex moglie Melinda French Gates a intervenire pubblicamente e a chiedere che chiunque sia menzionato nelle carte dia risposte chiare.
Gates ha definito “assurdi e falsi” tali documenti e ha ribadito di rimpiangere ogni momento trascorso con Epstein, sostenendo che i loro incontri erano professionali e legati a progetti filantropici, non a qualche illecito.
La pubblicazione ha innescato un terremoto politico negli Stati Uniti. Il vicepresidente JD Vance ha parlato di “natura incestuosa delle élite americane”, pur difendendo l’attuale presidente Donald Trump dalla narrazione — secondo lui — strumentale dei media, e affermando che Trump non faceva parte del circolo ristretto di Epstein.
Sul fronte delle vittime, gruppi legali e sopravvissuti criticano l’esposizione di nomi e dettagli sensibili, con accuse di errori nella protezione delle identità nonostante gli sforzi di censura.
Le rivelazioni coinvolgono anche altre figure di alto profilo, tra cui Bill Clinton, Elon Musk, Howard Lutnick e membri della famiglia reale britannica, suscitando interrogativi sull’estensione dei legami sociali di Epstein e sulla trasparenza delle investigazioni.
Con decine di milioni di documenti ancora oggetto di revisione e potenziale censura, il caso continua a scuotere la politica, il mondo degli affari e l’opinione pubblica, mantenendo viva la richiesta di verità sulla morte di Epstein e sulle connessioni di alcuni dei nomi più potenti del mondo.