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Elezioni 2022: Calenda va alla guerra

- di: Diego Minuti
 
Elezioni 2022: Calenda va alla guerra
Verrebbe da chiedersi, vedendone le ultime mosse, tra alleanze, progetti o ipotesi di coalizione, distinguo, premesse e tutto quanto fa spettacolo, se il vero Carlo Calenda non sia quello che agita le cronache politiche di queste ore, ma quello raffazzonato, casinaro, impudente e in perenne conflitto con la logica, come lo raffigura, con un pizzico di simpatica crudeltà, Maurizio Crozza.
Eppure ''il pariolino'', definizione nella quale non crediamo si riconosca, vedendo in essa un'implicazione di superficialità che certo dice di non avere, sta giocando una partita importante, non solo per sé stesso e il suo partito, Azione, quanto per il futuro immediato dello schieramento della sinistra, alla quale, probabilmente, la percentuale di voti che potrebbe portare in dote fa molta gola.

Calenda sul piede di guerra in vista delle elezioni 2022

Soprattutto sperando che il fronte del centro-destra risenta della continua guerriglia delle parole scatenata da Matteo Salvini, che non riesce proprio a tenersi a bada, proseguendo imperterrito a fare sfoggio di sicurezze, sia sull'esito della consultazione che sul fatto che, alla fine, sarà la Lega il partito più votato della coalizione.
Carlo Calenda non è personaggio che si possa maneggiare con superficialità, perché è portatore di un pensiero (il suo) che sa essere molto muscolare soprattutto quando si toccano temi a lui cari, come quelli legati all'energia e al ciclo dei rifiuti. Ma non per quel che essi dicono, quanto perché rappresentano degli argomenti divisivi, convinto come è che ci sia troppa ideologia quando si parla di esigenze elementari della gente, che non possono essere barattate con niente, nemmeno con accordi sulla futura e ipotetica spartizione del potere.

Quando Calenda dice di non potere votare Fratoianni o Di Maio non crediamo faccia una questione di persone, ma squisitamente politica, perché se l'ex grillino viene tacciato di troppa disinvoltura nel passare da ''dentro'' a ''fuori'' i 5S, senza magari passare per un bagno di umiltà, l'esponente di Sinistra Italiana è visto come un esponente del 'partito del no', soprattutto quando si tratta di argomenti che, se affrontati, potrebbero risolvere un problemino da nulla per i romani, l'assedio perenne da tonnellate di rifiuti.

Ma la partita che Calenda vuole giocare ha una posta molto più alta perché, ponendo delle condizioni (che però sono tracimate in veri e propri veti), ha messo una forte pregiudiziale sull'alleanza con il Pd che certo non si può permettere di rimangiarsi precedenti accordi solo per inseguire i voti di Azione e di + Europa.
E' un gioco che rischia di diventare un giochetto perché, almeno ad oggi, prevale la possibilità che ciascuno vada per i fatti suoi, con il rischio concreto ne nessuno raggiunga il proprio obiettivo: per Letta e il Pd sconfiggere il centro-destra; per Calenda ottenere una affermazione personale - più che di partito - che lo elevi al rango di interlocutore dei partiti maggiori.
E', però, una roulette russa perché per superare lo sbarramento e ottenere un consistente numero di parlamentari, Calenda deve trovare dei voti in segmenti dell'elettorato (soprattutto a destra) che oggi appaiono poco permeabili al suo ''fascino''. E mentre il leader di Azione rimugina, cogita, riflette, un intero schieramento si interroga su cosa più convenga per vincere la sfida con un centro-destra, che però ancora non ha un programma comune e questa non è cosa da poco.
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