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Lula punta all’intesa lampo con gli Usa sui dazi al 50%

- di: Vittorio Massi
 
Lula punta all’intesa lampo con gli Usa sui dazi al 50%
Lula punta all’intesa lampo con gli Usa sui dazi al 50%
Colloquio a Kuala Lumpur a margine dell’Asean: squadre al lavoro “subito”. Sul tavolo congelamento delle sanzioni al giudice Moraes, esenzioni mirate per energia e agro, e una road map per disinnescare il contenzioso politico-commerciale.

A Kuala Lumpur, a margine del vertice Asean, Luiz Inácio Lula da Silva e Donald Trump hanno rotto il ghiaccio e riattivato il canale politico tra Brasile e Stati Uniti. Lula ha parlato di contatti “sorprendentemente buoni” e di una soluzione “definitiva” in arrivo nel giro di pochi giorni. Trump, dal canto suo, ha lasciato intendere di essere aperto a ridurre i dazi “alle giuste condizioni”.

Messaggio politico: il negoziato parte ora. Le due delegazioni avvieranno immediatamente il lavoro tecnico per sciogliere il nodo più pesante: i dazi statunitensi al 50% su un’ampia fetta dell’export brasiliano, introdotti in estate e accompagnati da misure mirate contro esponenti dell’ordinamento giudiziario di Brasilia.

Cosa c’è in gioco

La tariffa del 50% — scattata ad agosto con un ordine esecutivo della Casa Bianca — ha rialzato un muro sui flussi verso gli Usa. Il governo di Brasilia ha stimato che oltre un terzo delle vendite oltreoceano sia finito nell’area del sovrapprezzo, con alcune esenzioni (tra cui aeronautica, energia e altri capitoli merceologici) che hanno attenuato l’impatto su settori strategici.

Gli effetti si sono visti subito: spedizioni petrolifere sospese in attesa di chiarezza sulle deroghe; riallocazione di carichi verso l’Asia; aziende in stand-by su contratti e coperture. L’incertezza costa e Lula vuole chiuderla in fretta.

I dossier del compromesso

  • Tariffe. Lavoro “a forbice” su liste di esclusione più ampie e su una possibile riduzione graduale dell’aliquota del 50%, legando i passi a verifiche periodiche.
  • Sanzioni mirate. Sul tavolo anche il capitolo politico: misure contro il giudice supremo Alexandre de Moraes e la sua famiglia. Brasilia chiede un congelamento come gesto di de-escalation.
  • Settori sensibili. Energia, agroalimentare e componentistica avanzata spingono per corsie protette che riportino prevedibilità nei contratti di fornitura.

Tradotto: più esenzioni subito, percorso di riduzione in tempi rapidi, stop alla spirale punitiva che ha avvelenato il clima.

Le frasi che segnano la svolta

“Sono fiducioso che troveremo in pochi giorni una soluzione definitiva: la vita deve tornare a essere bella e gioiosa”, ha detto Lula a Kuala Lumpur.

“Ridurre i dazi? Certo, alle giuste condizioni”, ha affermato Trump, lasciando aperto lo spazio al compromesso.

“Le squadre si vedono immediatamente per sbloccare tariffe e sanzioni”, ha aggiunto Brasilia tracciando la road map operativa.

Ostacoli e variabili

La de-escalation non è scontata. A Washington pesa il calcolo politico legato al caso Bolsonaro e alle sanzioni di tipo Magnitsky; a Brasilia il governo deve mostrare risultati rapidi alle filiere esportatrici. Nel mezzo, i mercati: petrolio, agro e manifattura chiedono segnali verificabili — date, elenchi di esclusione, procedure stabili.

Un compromesso realistico? Mantenere l’aliquota di picco ma allargare subito le esenzioni, per poi ridurre l’asticella in cambio di passi concreti sul fronte giudiziario-diplomatico.

La prossima settimana che conta

Il test sarà immediato: tavolo tecnico con calendario serrato, aggiornamento congiunto e primi atti esecutivi (deroghe, licenze, chiarimenti doganali). Se i segnali arriveranno, navi e contratti ripartiranno; se ritarderanno, l’incertezza continuerà a drenare margini e fiducia.

Il punto: Lula vuole chiudere in giorni, non mesi; Trump punta a un accordo “buono per noi”. La finestra è aperta: o si entra adesso, o si richiude presto.

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