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Inflazione Usa al 3%: Fed verso il taglio dei tassi

- di: Bruno Coletta
 
Inflazione Usa al 3%: Fed verso il taglio dei tassi
Inflazione Usa al 3%: Fed verso il taglio dei tassi
Prezzi sotto le attese a settembre, dati in ritardo per lo shutdown: decisione cruciale in arrivo per la banca centrale.

Settembre consegna un’inflazione americana pari al 3% su base annua, in lieve risalita rispetto al 2,9% di agosto ma comunque inferiore alle attese. Il dato, diffuso con alcuni giorni di ritardo, porta sul tavolo della Federal Reserve un punto fermo: l’allentamento monetario è di nuovo un’opzione concreta, alla luce di pressioni sui prezzi che restano contenute.

Che cosa indica il 3%

Il quadro racconta un’economia che non corre a briglia sciolta ma non si sta nemmeno spegnendo. Le componenti volatili hanno offerto qualche strappo, mentre i servizi mostrano segnali di raffreddamento graduale. Su base congiunturale la crescita dei prezzi mantiene un passo moderato, coerente con una traiettoria disinflazionistica ancora in atto, seppure non lineare.

Perché la Fed può tagliare

Con l’inflazione più vicina al target ma ancora sopra il 2%, la Fed deve bilanciare due rischi: agire troppo tardi e frenare la crescita, oppure agire troppo presto e riaccendere i prezzi. La lettura di settembre, unitamente ai recenti segnali di raffreddamento del mercato del lavoro, sposta l’ago della bilancia verso un primo intervento espansivo, con la consapevolezza che il percorso successivo dovrà restare dipendente dai dati.

Lo shock amministrativo

Lo shutdown federale ha ritardato la pubblicazione e compromesso il regolare flusso statistico. È stato inoltre preannunciato che il prossimo mese il consueto aggiornamento potrebbe non essere diffuso, complicando il lavoro di chi deve misurare l’inerzia dei prezzi. In assenza di una metrica mensile tempestiva, la Fed dovrà affidarsi a un insieme più ampio di indicatori ad alta frequenza e a valutazioni prudenziali.

I rischi da non sottovalutare

All’orizzonte restano tre incognite: energia, catene di fornitura e politiche commerciali. Un’eventuale nuova fiammata delle quotazioni energetiche, shock logistici o dazi aggiuntivi potrebbero innescare una nuova onda di rincari. Per questo il sentiero verso un’inflazione al 2% non è scontato e il ciclo di allentamento, se partirà, potrebbe procedere con passi misurati.

Effetti su mercati e famiglie

Un taglio dei tassi ridurrebbe il costo del denaro, con ricadute su mutui e credito al consumo. Per i mercati, il mix di disinflazione e policy più morbida è in genere favorevole a azioni e obbligazioni a più lunga scadenza, mentre il dollaro potrebbe perdere parte del vantaggio di rendimento. Occhio anche alle materie prime: un ciclo di tagli mal calibrato rischierebbe di riaccendere la domanda e alimentare nuove pressioni sui prezzi.

La prossima mossa

La riunione imminente del Fomc è il vero spartiacque. La banca centrale potrebbe inaugurare una fase di normalizzazione graduale, preservandosi la flessibilità di una pausa tecnica qualora i prossimi indicatori suggerissero cautela. L’obiettivo è chiaro: proseguire la disinflazione senza sacrificare la crescita più del necessario.

Cosa monitorare adesso

Per capire la direzione, sarà decisivo osservare l’andamento dei servizi core, la dinamica dei salari e i segnali che arrivano da consumi e immobiliare. In un contesto di dati pubblici meno regolari, la lettura congiunta di questi indicatori diventa la bussola per valutare se l’inflazione potrà davvero convergere, in modo credibile e duraturo, verso il 2%.

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