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Dazi di Trump, agosto nero: export italiano negli Usa -21%

- di: Vittorio Massi
 
Dazi di Trump, agosto nero: export italiano negli Usa -21%
Dazi di Trump, agosto nero: export italiano negli Usa -21%
Il contropiede americano gela il made in Italy: vendite giù, import in boom, surplus dimezzato. Le imprese frenano, i consumatori rischiano rincari.

Il primo giro di boa dei dazi voluti da Donald Trump si vede già nei numeri. Ad agosto le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono crollate del 21,2% su base annua, mentre le importazioni dall’Oltreoceano sono esplose del 68,5%, comprimendo il saldo commerciale con i Paesi extra Ue a 1,77 miliardi, quasi un miliardo in meno rispetto ad agosto 2024. La domanda Usa per il made in Italy si inceppa proprio nel mese di avvio delle nuove tariffe americane.

Cosa sta succedendo davvero

La scossa non riguarda solo l’asse Roma-Washington. L’export extra Ue27 dell’Italia è sceso del 7,7% tendenziale, con le cadute più forti su Turchia e Stati Uniti. Si salvano solo Regno Unito e Svizzera, in lieve progresso. A livello merceologico il colpo è sul cuore del nostro modello: beni di consumo durevoli (-26,3%), non durevoli (-13,2%) e beni strumentali (-8,4%). Tengono e, anzi, crescono energia (+23,7%) e beni intermedi (+1,9%). Sul piano congiunturale, dopo due mesi di sprint, ad agosto l’export extra Ue cala dell’8,1% e l’import del 7,1%.

Il nodo tariffe e il calendario

La cronologia conta: l’amministrazione Trump ha ufficializzato le tariffe “country-specific” a fine luglio, con entrata in vigore il 7 agosto. La misura colpisce un paniere ampio (dai macchinari al food), proprio i capitoli in cui l’Italia è più esposta. Non a caso, a luglio – alla vigilia dei dazi – le spedizioni verso gli Usa correvano ancora, segno di un effetto anticipo prima della stretta. Da agosto il pendolo si è girato.

Le imprese tra sell-in e sell-out

Dal mondo dell’export, il sentimento è di attesa vigile. Il presidente dell’Ice, Matteo Zoppas, invita a leggere i dati dentro una fase di assestamento: “Siamo nel pieno di conseguenze annunciate, con tempi e variabili straordinarie. Finché non torneranno stabilità e certezza, e non si riallineeranno sell-in e sell-out, dovremo convivere con volatilità”. Tradotto: i magazzini dei distributori americani stanno riaggiustando gli ordini, e finché la domanda a scaffale non si stabilizza, le commesse verso l’Italia resteranno intermittenti.

La voce dei consumatori

Sul fronte interno, scatta l’allarme delle associazioni. Unione Nazionale Consumatori parla di “effetto dazi” e denuncia il tracollo delle esportazioni già nel primo mese pieno di tariffe: “L’accordo Usa-Ue del 27 luglio, con dazi operativi dal 7 agosto, ha innescato una caduta inquietante delle nostre vendite negli Stati Uniti”, attacca il presidente Massimiliano Dona, accusando Bruxelles di non aver risposto con fermezza alla guerra commerciale. Codacons alza il tono e definisce “uno tsunami” l’impatto: “Il buco verso gli Usa non è compensato da altri mercati: a farne le spese potrebbero essere anche i consumatori, se le imprese ritoccheranno i listini interni”.

I conti macro: il prezzo della frizione

Il colpo si sente anche nei conti nazionali. La crescita ha frenato nel secondo trimestre e gli indicatori di fine estate mostrano un ottimismo fragile. Se le tariffe resteranno in campo, il costo per l’Italia potrebbe accumularsi fino a quasi un punto di Pil nell’arco di due anni, con i comparti meccanica, auto, farmaceutica e agroalimentare più esposti. È un rischio di medio periodo che molte Pmi esportatrici stanno già prezzando nei piani autunnali.

Tre effetti da tenere d’occhio

Prezzi e margini: con dazi che alzano il costo d’ingresso negli Usa, i produttori devono scegliere tra erosione dei margini o ritocco dei listini.

Catene del valore: cresce l’interesse per hub alternativi o per finishing locale utile a mitigare l’impatto tariffario.

Diversificazione: Regno Unito e Svizzera hanno fatto da cuscinetto; tornano in primo piano Golfo, Asean e America Latina.

La politica commerciale europea

A Bruxelles si lavora su contromisure ed eventuali esenzioni mirate, per raffreddare l’escalation e proteggere i settori più vulnerabili. Nel frattempo, l’Italia accelera su promozione, logistica e servizi post-vendita nei mercati alternativi. Programmi dedicati di supporto a credito e assicurazione export possono evitare che lo shock diventi strutturale.

Cosa aspettarsi

Il dato di agosto potrebbe non essere una nuova normalità, ma l’inizio di un periodo turbolento. Se il sell-out americano terrà e gli operatori troveranno strategie di mitigazione, la discesa potrà attenuarsi. In caso contrario, il biennio 2025-2026 rischia di diventare uno stress test per molte filiere italiane orientate agli Stati Uniti.

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