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Confindustria: Pil fermo malgrado l’inflazione bassa e la crescita degli investimenti

- di: Alberto Vicini
 
Confindustria: Pil fermo malgrado l’inflazione bassa e la crescita degli investimenti

L’economia italiana resta in stallo. È questa la fotografia che emerge dalla Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria, secondo cui nel terzo trimestre la crescita si è arrestata sotto la spinta di “due potenti freni esterni”: i dazi imposti dagli Stati Uniti e l’indebolimento del dollaro, entrambi elementi che comprimono la competitività dell’export italiano, già esposto a una domanda globale fragile. La combinazione di incertezza geopolitica e contrazione del commercio mondiale ha bloccato la dinamica del Pil proprio nel periodo in cui la manifattura mostrava segnali di rallentamento più evidenti rispetto ai servizi.

Confindustria: Pil fermo malgrado l’inflazione bassa e la crescita degli investimenti

Il Centro Studi rileva un settore industriale che continua a muoversi a passo lento, frenato dal costo energetico ancora elevato e da scambi internazionali penalizzati dal quadro valutario. Meglio va ai servizi, sostenuti da turismo, logistica e attività professionali, ma non abbastanza da compensare la flessione della produzione. Per il quarto trimestre, Confindustria intravede però alcuni segnali positivi: la risalita della fiducia delle imprese, il rientro del prezzo del petrolio e il sostegno degli investimenti attivati dal Pnrr, che restano uno dei pochi motori dinamici in una fase di incertezza prolungata.

Inflazione moderata ma pressioni sui prezzi alimentari
La stabilità dei prezzi potrebbe aiutare i consumi, anche se comincia a emergere un nuovo squilibrio. A ottobre l’inflazione totale è rimasta moderata (+1,2%), grazie al calo dei costi energetici. I prezzi alimentari, però, continuano a correre più del resto: +2,1% su base annua, con picchi per la carne (+5,8%), erodendo il potere d’acquisto delle famiglie. Il petrolio viaggia sui 64 dollari al barile — la stessa media del 2019 — mentre il gas europeo scende a 31 euro/MWh, valori che restano comunque molto superiori al pre-2022. Il calo dell’energia ha portato con sé una riduzione dei prezzi dei carburanti in Italia: -1,4% tendenziale a ottobre e -2,7% per la benzina.

Investimenti in crescita, spinti dal Pnrr
Nel quadro ristagnante dell’economia, uno dei pochi elementi dinamici è rappresentato dagli investimenti. Il Pnrr continua infatti ad alimentare la spesa in impianti, costruzioni e tecnologie. La pipeline dei progetti avviati e dei bandi ancora in corso sostiene la domanda interna, in un contesto in cui i consumi vanno a ritmo ridotto e l’export risente dei fattori esterni. Confindustria sottolinea che proprio questa componente potrebbe sostenere un rimbalzo del Pil nell’ultimo scorcio dell’anno, a condizione che i flussi finanziari continuino ad avere un impatto operativo e non restino imbrigliati nei ritardi amministrativi.

L’atteso giudizio di Moody’s
Sul fronte della finanza pubblica, la giornata si concentra sull’attesa decisione di Moody’s. Dopo anni di valutazioni prudenti, molti analisti ritengono possibile — se non probabile — un miglioramento del rating o almeno del suo outlook. Il contesto, tuttavia, resta condizionato dal rallentamento economico e dal peso del debito pubblico. La fotografia scattata da Confindustria, con un Pil fermo e margini di crescita compressi da fattori esterni, sarà uno degli elementi osservati anche dai mercati, che attendono il giudizio dell’agenzia come un test sulla credibilità fiscale dell’Italia nei prossimi mesi.

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