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L’Intervento / Con questa sinistra Meloni governa per altri 30 anni

- di: Bruno Chiavazzo, giornalista e scrittore
 
L’Intervento / Con questa sinistra Meloni governa per altri 30 anni
L’accoppiata Landini-Schlein sta portando a termine il disfacimento politico e sindacale della sinistra italiana. Maurizio Landini, lo zar della Cgil, parla di rivolta sociale, dà della cortigiana alla premier, cavalca le propagande, proclama scioperi generali ad ogni piè sospinto: insomma, di tutto si occupa tranne che delle condizioni dei lavoratori. Sembra quasi che sia alla ricerca ossessiva di palcoscenici per dimostrare che esiste.

Viviamo tempi cupi: lavoro nero, sfruttamento intensivo, precariato, morti quotidiane sui luoghi di lavoro, per non parlare dei lavoratori delle piccole aziende travolte dalle multinazionali. Davanti a questo scenario, Landini non c’è: si eclissa, non incide. La famosa triade Cgil-Cisl-Uil è ormai un lontano ricordo.

D’altra parte la Cgil è un sindacato in cui, numeri alla mano, la maggioranza è composta da pensionati i cui interessi non possono coincidere con quelli di chi è ancora attivo — o vorrebbe esserlo — sui luoghi di lavoro. La dialettica interna è stata completamente azzerata: non si hanno notizie di oppositori o di voci fuori sincrono rispetto alla linea imposta manu militari dal “caudillo” segretario generale.

Idem per quanto riguarda Elly Schlein. Tutte le scuse sono buone per battere il chiodo sul “fascismo della Meloni”. Come se agli italiani che fanno fatica a fare la spesa potesse importare qualcosa delle battaglie woke, LGBT e di tutto ciò che le accompagna.

Anche nel Pd, come nella Cgil, la Schlein governa ex cathedra: se esiste un’opposizione interna, non si vede. Nessuno che abbia il coraggio di dire che “la regina è nuda”, che stanno andando a sbattere. Qualche mugugno, ma niente di serio. Quisquilie, pinzillacchere, mentre la Segretaria — con tre passaporti — va in giro per l’Europa a gridare contro il “fascismo prossimo venturo” in Italia.

Una cosa che Schlein e Landini proprio non capiscono è che, così facendo, fanno solo il gioco della Meloni. Il famoso aforisma di Oscar Wilde, “Parlatene bene, parlatene male, l’importante è che ne parliate”, non gli appartiene. Loro continuano a sproloquiare sulla Meloni, ma ciò che resta in testa agli elettori è che Meloni fa, e loro parlano, parlano, parlano.

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