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Botulino nei friarielli, due marchi ritirati. Dieci indagati, indagine su medici e produttori

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Botulino nei friarielli, due marchi ritirati. Dieci indagati, indagine su medici e produttori

La vicenda inizia come tante allerte alimentari: un avviso del ministero della Salute, poche righe sui siti ufficiali, l’elenco dei lotti e l’invito a non consumare il prodotto. Ma dietro il richiamo di due marchi di friarielli alla napoletana – “Vittoria” e “Bel Sapore” – si muove un’inchiesta penale che ha già messo sotto accusa dieci persone, tra cui medici e imprenditori. Il sospetto è pesante: contaminazione da botulino, una tossina che può uccidere.

Botulino nei friarielli, due marchi ritirati. Dieci indagati, indagine su medici e produttori

I friarielli incriminati sono stati prodotti dalla Ciro Velleca srl, stabilimento di Scafati, in provincia di Salerno, in confezioni da un chilo destinate non solo al mercato campano ma anche ad altre regioni. La distribuzione è stata immediatamente bloccata, ma parte del prodotto potrebbe già essere finita sulle tavole. Da qui l’appello urgente delle autorità: non consumare, restituire.

L’inchiesta
Le indagini sono coordinate dalla procura competente, che ha messo sotto la lente la filiera produttiva, dai controlli di sterilizzazione alla catena del freddo. Secondo fonti investigative, tra gli indagati ci sarebbe un secondo medico, accusato di aver ritardato o omesso la segnalazione di un caso sospetto di intossicazione. I magistrati stanno verificando se siano state rispettate le procedure obbligatorie in caso di sintomi compatibili con il botulismo.

La tossina invisibile
Il botulino è subdolo: non altera colore, odore o sapore del cibo. Si sviluppa in ambienti privi di ossigeno, come quelli dei sottovuoto o delle conserve, quando i processi di pastorizzazione o sterilizzazione non sono adeguati. Basta un errore nei tempi o nelle temperature per creare le condizioni ideali alla proliferazione della tossina. L’ingestione può provocare disturbi gastrointestinali, visione offuscata, difficoltà respiratorie e paralisi muscolare. Nei casi più gravi, la morte sopraggiunge per arresto respiratorio.

L’allarme sanitario
Il richiamo ufficiale parla di “misura precauzionale”, ma la presenza di dieci indagati suggerisce che le autorità considerino il rischio concreto. I Nas dei carabinieri, insieme ai tecnici delle Asl, stanno effettuando controlli a campione in depositi e punti vendita. Parallelamente, nei laboratori si eseguono analisi sui campioni sequestrati per confermare la presenza della tossina.

Precedenti e rischi
Non è la prima volta che un prodotto vegetale conservato finisce sotto inchiesta. Negli ultimi anni, casi simili hanno coinvolto conserve di pomodoro, pesto, funghi sott’olio e altre preparazioni tradizionali. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia si registrano in media 20-25 casi di botulismo alimentare l’anno, ma la reale incidenza potrebbe essere più alta per via delle diagnosi mancate.

Il fronte giudiziario
L’ipotesi di reato per i produttori è di commercio di sostanze alimentari nocive e lesioni colpose. Per i medici coinvolti, l’accusa potrebbe essere di omissione di atti d’ufficio o, nei casi più gravi, favoreggiamento. I pm vogliono capire se ci siano state pressioni per minimizzare i rischi e ritardare i richiami, nella speranza di contenere il danno d’immagine.

L’impatto economico e reputazionale
Per la Ciro Velleca srl, azienda conosciuta per la lavorazione di ortaggi e prodotti tipici campani, la vicenda rappresenta un colpo durissimo. Oltre alle perdite immediate per il blocco delle vendite, c’è il rischio di un crollo di fiducia da parte della clientela. La società, in un comunicato, ha fatto sapere di “collaborare pienamente con le autorità” e di aver avviato un audit interno straordinario su tutte le linee di produzione.

La lezione da imparare
Gli esperti ricordano che il botulismo, pur raro, resta uno dei pericoli più gravi per la salute pubblica e che la prevenzione passa da controlli rigorosi e continui. Questa vicenda dimostra come una filiera solo apparentemente sicura possa trasformarsi, in poche ore, in un’emergenza nazionale. Ora toccherà alla magistratura stabilire se si sia trattato di un incidente inevitabile o di una catena di omissioni evitabili.

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