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BCE: “Europa a due velocità. Italia e Germania ferme mentre altri Paesi accelerano”

- di: Alberto Venturi
 
BCE: “Europa a due velocità. Italia e Germania ferme mentre altri Paesi accelerano”

Nel nuovo bollettino economico diffuso dalla Banca Centrale Europea prende forma un’Europa che continua a muoversi in modo diseguale, come se la stessa moneta comune non bastasse più a garantire una traiettoria condivisa. Il dato generale dell’area euro registra nel terzo trimestre una crescita dello 0,2 per cento, un numero modesto che già di per sé parla di un’economia ancora prudente. Ma è nella sua scomposizione che emergono le crepe più profonde, perché la BCE sottolinea come la ripresa resti caratterizzata da differenze significative tra le principali economie del continente.

BCE: “Europa a due velocità. Italia e Germania ferme mentre altri Paesi accelerano”

In questo panorama si muovono Paesi che dimostrano una capacità di reazione più dinamica e altri che invece appaiono inchiodati a un passo troppo lento. La fotografia scattata dalla BCE evidenzia una Spagna particolarmente vivace, con un’espansione che supera la media dell’eurozona e sembra alimentata dalla solidità dei consumi interni e da un tessuto produttivo che ha saputo adattarsi ai cambiamenti globali. Anche la Francia registra un trimestre positivo, sostenuto da una combinazione equilibrata di investimenti pubblici e privati che continuano a dare impulso all’economia nazionale. Nei Paesi Bassi, infine, il clima di fiducia tornato negli ultimi mesi ha ridato energia alle attività economiche, con una crescita contenuta ma costante.

Italia e Germania nella stessa zona d’ombra
Accanto a queste economie più brillanti si colloca l’altra metà dell’immagine, dominata da due Paesi che da sempre rappresentano motori essenziali dell’eurozona: Italia e Germania. Per entrambi, il Pil del terzo trimestre è rimasto invariato, un dato che si presta a molte interpretazioni ma che, in ogni caso, conferma una fase di rallentamento strutturale. Nel caso tedesco pesa soprattutto l’indebolimento del settore manifatturiero, già colpito da tempo da un calo della domanda internazionale e dalle tensioni commerciali che hanno complicato l’export. Un sistema industriale fortemente orientato ai mercati esteri risente inevitabilmente di una congiuntura globale ancora instabile, mentre il mercato interno non offre la spinta necessaria a colmare il divario.

L’Italia vive una condizione analoga. Il Pil stabile riflette una fase di attesa in cui gravano consumi prudenti, aumento del costo del denaro e difficoltà nel trasformare la buona performance occupazionale in una crescita reale della produttività. Le imprese continuano a investire con cautela e le famiglie restano prudenti, frenate dagli effetti residui dell’inflazione sui redditi. La stagnazione italiana non sorprende, ma conferma un trend di lentezza già osservato nei trimestri precedenti, troppo tenue per imprimere un cambio di rotta deciso.

La domanda interna come unico sostegno
Pur in questo quadro disomogeneo, la BCE coglie alcuni elementi positivi. Gli indicatori di breve periodo mostrano un contributo favorevole della domanda interna, che negli ultimi mesi ha sostenuto i consumi e, in parte, gli investimenti. È un sostegno fragile ma significativo, che ha permesso all’area euro di non scivolare ulteriormente in una fase di stagnazione più marcata. Il clima di fiducia in alcuni Paesi, unito a interventi mirati, ha contribuito a contenere le ricadute del rallentamento generale, assicurando una spinta minima ma decisiva.

L’export europeo non riesce più a trainare la crescita
Molto diverso è invece il comportamento delle esportazioni, che per anni sono state uno dei motori principali della crescita europea. La BCE rileva un indebolimento evidente delle esportazioni nette, conseguenza diretta della domanda globale ancora incerta. Le tensioni geopolitiche, la ristrutturazione delle catene del valore e il ritorno di politiche protezionistiche in diverse aree del mondo stanno ridisegnando gli equilibri commerciali, penalizzando i Paesi più esposti al mercato internazionale.

Il rischio di un divario sempre più difficile da colmare
Nel suo complesso, l’analisi dell’istituto di Francoforte delinea un continente che avanza, ma in ordine sparso. Una parte dell’Europa sembra già avviata lungo il percorso della ripresa, mentre un’altra continua a muoversi con passo lento e incerto, frenata da nodi che non si sono ancora sciolti. Per Italia e Germania, la sfida è trasformare la fragile stabilità attuale in un percorso di crescita più solido e duraturo. Per l’eurozona, il punto centrale resta impedire che queste differenze si traducano in squilibri difficili da recuperare e in una distanza economica che rischia di diventare permanente.

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