Ddl Zan: il Vaticano chiede di modificarlo, punisce chi dissente

- di: Redazione
 
La mossa del Vaticano, che ha chiesto, sulla base del concordato tra Stato italiano e Santa Sede, di modificare il disegno di legge Zan sull'omotransfobia, è un fatto epocale nel rapporto tra Italia e Vaticano perché, per la prima volta, da oltretevere si interviene con una richiesta ufficiale su una materia che riguarda esclusivamente le vicende del Paese, ma sulle quali, toccando anche temi etici, su cui da sempre è molto attenta, la Chiesa pensa di potere intervenire sulla base dei Patti che regolano i rapporti tra i due Stati sin dal 1929 (e poi anche dal 1984).

È l'ennesimo intoppo che si frappone tra il ddl elaborato del parlamentare del Pd Alessandro Zan e la sua approvazione, ed è un intoppo clamoroso perché a determinarlo è il Vaticano che, al di fuori di prese di posizione su argomenti contrari alla religione cattolica (come il divorzio, che cancellava l'indissolubilità del vincolo matrimoniale, e la libertà per la donna di potere interrompere volontariamente una gravidanza, sebbene entro precisi vincoli temporali), mai era entrato direttamente con un atto ufficiale in vicende proprie dello Stato Italiano.
Il testo del ddl ha spaccato in due anche il fronte politico, con la sinistra schierata a favore e il centrodestra che ha espresso forti perplessità sul suo contenuto, Grazie anche all'atteggiamento non certo favorevole del leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia del Senato, il ddl sta incontrando mille ed un ostacolo, paralizzato nel suo iter da audizioni a pioggia anche di soggetti di cui si stenta a capire la pertinenza con la materia.

Resta quindi a metà del guado una legge che, nelle intenzioni di Zan e delle forze politiche che lo sostengono, dovrebbe difendere da abusi e violenze omosessuali e transgender. Il cuore dell'iniziativa del Vaticano riguarda l'obbligo per le scuole di partecipare alla Giornata nazionale contro l'omofobia dalla quale, nella formulazione del ddl, non sarebbero esentate le scuole private, in maggioranza cattoliche. C'è poi il timore della Chiesa di vedere negata la possibilità di esprimere posizioni diverse da quelle sostenute dal ddl e, per questo, esporsi ad azioni penali. Quindi, e qui andiamo nel campo delle ipotesi per tradurre le perplessità della Chiesa, nel momento in cui un sacerdote, un docente, ma anche un semplice cittadino dovesse ad esempio sostenere la famiglia tradizionale rispetto a quella composta da persone dello stesso sesso, si esporrebbe anche dal punto di vista giudiziario. È qui che la materia diventa molto delicata perché, per come hanno sostenuto alcuni giuristi, non necessariamente riconducibili all'area conservatrice, il pensiero sul profilo di una famiglia e di un'unione che non sia quello che consente unioni omosessuali non può essere punito. Si può dissentire, lo si può stigmatizzare, ma non farne oggetto di una azione penale che, nel caso il ddl passasse nella sua attuale formulazione, sarebbe obbligatoria.
Il ddl, di cui tutti apprezzano lo sforzo di alzare gli argini della tutela e della difesa di omosessuali e trans, nel momento in cui attiva delle misure giudiziarie crea un discrimine in cui il giusto è sempre da un lato e in quello sbagliato possono finire delle elaborazioni di pensiero che tutto sono fuorché di odio o razziste nei confronti di chi Zan vuole tutelare.

D'altra parte si potrebbe aggiungere che la Costituzione già tutela tutti i cittadini, quando afferma che "hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". È comunque vero che non sempre le leggi sono rispettate, figurarsi la Carta su cui è nata la repubblica. Ma le leggi ci sono, così come coloro chiamati a farle rispettare.
Ma se una legge, come è certamente nelle intenzioni di Alessandro Zan, da sostegno a chi sente sulla propria pelle la discriminazione diventa divisiva per un intero Paese forse necessita di qualche correttivo. Che non deve stravolgere, ma essere di buon senso. Nessuno può giustificare chi esercita violenza (fisica o verbale) nei confronti di omosessuali o transessuali, ma mettere paletti anche al diritto di parola è forse essere andati oltre le intenzioni.
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Italia Informa n° 2 - Marzo/Aprile 2024
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