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Usa: rivolta contro Trump che non garantisce la transizione pacifica dei poteri

- di: Brian Green
 
A poche ore dal rifiuto del presidente, Donald Trump, di impegnarsi in una "transizione pacifica del potere", i senatori statunitensi di entrambi i campi, come raramente accade, si sono mostrati eccezionalmente compatti nel votare sì, all'unanimità, ad una risoluzione, presentata da un democratico, che ricorda l'importanza di questo fondamento della democrazia americana.
In particolare, nel testo della risoluzione si legge che il Senato ribadisce il suo impegno per il trasferimento pacifico e ordinato dei poteri previsto dalla Costituzione e che quindi non vi siano interferenze (da parte del Presidente o di chiunque sia al potere) per rovesciare la volontà del popolo gli Stati Uniti.

Si potrebbe pensare che una risoluzione del genere sia scontata nel contenuto. Ma non è esattamente così. Come ha detto l'autore della risoluzione, il senatore della Virginia Joe Manchin: ''È vergognoso che dobbiamo venire e riaffermare il nostro impegno per il nostro Paese, la nostra Costituzione e chi siamo come popolo''.

Il perché dell'iniziativa di Manchin sta nel fatto che ieri l'altro il presidente Trump, rispondendo ad una specifica domanda di un giornalista, si è rifiutato di impegnarsi in una transizione pacifica del potere. ''Vedremo cosa succederà'', ha detto Trump, lasciando intendere che potrebbe mettere in dubbio la legittimità del voto del 3 novembre.

Manchin, che, pur incarnando l'ala più determinata dei democratici, non passa per un ''estremista'', ha aggiunto: ''Il fatto che il leader del mondo libero parli come se fossimo in un'autocrazia autoritaria, e non in una democrazia, mi allarma e allarma diversi miei colleghi su entrambi gli schieramenti (del Senato, ndr). Anche se alcuni tacciono, so che sono allarmati''. Ed ancora: ''Non è una questione di politica, non è una questione democratica o repubblicana; si tratta essenzialmente (...) di mantenere la democrazia''.

Donald Trump da mesi sta mettendo in dubbio la correttezza del voto per corrispondenza, chiedendo anche che le schede inviate per posta non vengano conteggiate. ''Le votazioni sono un disastro. (...). Se ci liberiamo delle schede, non ci sarà transizione. Sarà una continuazione''. Una frase non molto in linea con una democrazia forte e solida come quella americana.
Trump, addirittura, nelle ultime settimane ha suggerito agli elettori del North Carolina di votare due volte per testare il sistema di verifica elettorale, parlando apertamente di un rinvio delle elezioni. Anzi, rispondendo in una intervista ad una domanda del conduttore di Fox News, Chris Wallace, Trump ha detto di stare valutando la possibilità di non riconoscere il risultato delle elezioni, così come aveva minacciato di fare nel 2016, nella battaglia elettorale con Hillary Clinton.

Le frasi di Trump sembrano essere stata accolte con fastidio anche in casa repubblicana. Il capo della delegazione repubblicana al Senato, Mitch McConnell, su Twitter, ha difeso il principio della transizione pacifica del potere, senza però stabilire un collegamento diretto con le affermazioni del presidente.
''Il trasferimento pacifico del potere è sancito dalla nostra Costituzione ed è essenziale per la sopravvivenza della nostra repubblica'', ha twittato Liz Cheney, uno dei leader della minoranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti e figlia dell'ex vicepresidente Dick Cheney.

Il senatore Mitt Romney, sempre su Twitter, ha affermato che ''il trasferimento pacifico del potere è fondamentale per la nostra democrazia; senza di esso, è la Bielorussia. Ogni ipotesi che un presidente possa violare questa garanzia costituzionale è sia impensabile che inaccettabile''.
Da parte democratica le repliche a Trump sono state molto più decise.

La presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, si è rivolta a Trump dicendo: "Non sei in Corea del Nord, non sei in Turchia, non sei in Russia, signor Presidente. E inoltre, non sei in Arabia Saudita...Sei negli Stati Uniti d'America ".
Non meno duro il commento del candidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden: ''In che paese viviamo? Non sto scherzando. Voglio dire, in che paese ci troviamo? Dice le cose più irrazionali, non so cosa dire''. Molto più esplicita Hillary Clinton, che ha denunciato, su Twitter ''il comportamento degno di un disperato aspirante dittatore . È patetico. Ma poiché è presidente, dovremmo prendere sul serio la sua minaccia''.
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