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Stipendi scuola: arretrati e aumenti, guida anti-errori sul cedolino

- di: Bruno Legni
 
Stipendi scuola: arretrati e aumenti, guida anti-errori sul cedolino

Tre accrediti tra gennaio e febbraio, ma Anief avverte: “Occhio ai conteggi, cedolini da verificare” .

(Foto: Marcello Pacifico, presidente Anief).

È la settimana che molti in cattedra (e dietro le scrivanie delle segreterie) aspettavano da mesi: per oltre un milione di lavoratrici e lavoratori della scuola arrivano insieme arretrati e aumenti legati al CCNL 2022-2024. Ma c’è un “ma” grande come un cedolino: proprio quando i bonifici iniziano a muoversi, cresce l’allerta su possibili importi non corretti e voci che spariscono o ricompaiono nel modo sbagliato.

Il calendario, in sintesi, è una corsa a tre tappe. La prima è l’emissione speciale degli arretrati (con cifre variabili in base a profilo e anzianità). La seconda è la rata ordinaria di gennaio, che per la prima volta incorpora gli aumenti “stabili” del rinnovo. La terza, a febbraio, è la una tantum prevista dal contratto: non un aumento strutturale, ma una voce “una volta sola”, con importi distinti tra docenti e ATA.

Sullo sfondo, la narrativa politica rivendica tempi record. Il ministro Giuseppe Valditara ha sintetizzato così l’operazione: “Abbiamo mantenuto la promessa… pagare da gennaio aumenti e arretrati”. Il punto, però, è un altro: quando le buste paga cambiano pelle, la domanda che rimbalza tra chat di istituto e gruppi social è sempre la stessa — “mi hanno caricato tutto davvero?”

Qui entra in scena Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori), che invita a non archiviare la pratica come “fatto compiuto”. Il presidente Marcello Pacifico parla apertamente del rischio di cedolini con conteggi errati, fino ai casi in cui mancano pezzi di arretrati o non vengono applicate tutte le componenti degli aumenti: “Bisogna verificare… cedolini ‘tarocco’… privi di tutti o parte degli arretrati”. Parole forti, che raccontano un timore concreto: in passato, tra ricostruzioni di carriera, contratti a termine e passaggi di fascia, i “conguagli perfetti” non sono mai stati la regola.

E infatti il bersaglio più esposto sono spesso i precari, perché la loro storia contributiva e retributiva è più frammentata: mesi lavorati, spezzoni, decorrenze, supplenze brevi. In questi casi, anche un automatismo informatico può inciampare. Per questo, l’indicazione operativa è semplice: non guardare solo la cifra finale, ma verificare le voci che la compongono.

La segretaria generale Daniela Rosano mette l’accento proprio sulla “struttura” del cedolino di gennaio 2026. Il concetto chiave è che alcune voci transitorie — usate finora come anticipo — devono trasformarsi: “Nel cedolino… devono essere presenti gli aumenti… Adesso non dovrà più essere visibile questo anticipo… tutto dovrà diventare aumento contrattuale”. Resterebbe invece visibile l’IVC riferita al 2025 (indennità di vacanza contrattuale di quell’anno), mentre la parte legata al triennio 2022-2024 viene “assorbita” nell’aumento contrattuale.

Tradotto: se sul cedolino compaiono ancora voci che dovevano sparire (o spariscono quelle che dovevano restare), vale la pena approfondire. Il consiglio più concreto è anche il più “da ragionieri della quotidianità”: prendere il cedolino di gennaio 2025 e confrontarlo con quello attuale, voce per voce. È un controllo grezzo ma spesso risolutivo: se una voce cambia nome, deve cambiare senza far evaporare soldi; se una voce si somma, non deve essere conteggiata due volte.

Per chi vuole spingersi oltre il “confronto a occhio”, circola una piccola check-list di calcolo autonomo: confrontare lo stipendio tabellare (più le componenti fisse) tra un mese “di riferimento” e gennaio 2026, calcolare la differenza e riportarla sulle mensilità interessate; poi fare lo stesso con il salario accessorio (le voci tipiche come RPD per i docenti e CIA per alcune figure ATA, dove applicabile), e infine verificare che le voci di IVC e l’eventuale “anticipo aumenti contrattuali” compaiano (o non compaiano) dove previsto.

C’è poi un capitolo che sembra tecnico, ma incide sul portafoglio in modo immediato: la tassazione. Per arretrati e importi straordinari può entrare in gioco la tassazione separata, un meccanismo pensato per evitare che una somma “tutta insieme” faccia impennare l’Irpef dell’anno. In pratica, gli arretrati non sempre “si comportano” fiscalmente come lo stipendio ordinario: e questo spiega perché due persone con arretrati simili possano vedere accrediti netti diversi.

E febbraio? Lì arriva la terza tessera del domino: la una tantum prevista dal contratto. Le cifre riportate nelle ricostruzioni più diffuse parlano di 111,70 euro lordi per i docenti e 270,70 euro lordi per il personale ATA. Attenzione però: non è un “nuovo” aumento mensile, ma una voce separata, e anche qui il netto dipende dal trattamento fiscale.

Nel frattempo, sul piano politico-sindacale, il rinnovo del 2022-2024 viene già letto come un ponte verso il prossimo round. Dal lato istituzionale si parla dell’avvio delle procedure per il triennio 2025-2027; dal lato dei lavoratori resta una percezione diffusa: gli aumenti aiutano, ma non sempre compensano l’erosione del potere d’acquisto degli ultimi anni. Ecco perché, in queste ore, il vero “sport nazionale” non è contare i giorni al bonifico: è contare bene.

In caso di dubbi, la regola d’oro è non farsi prendere dalla fretta: scaricare il cedolino, verificare le voci, fare il confronto con l’anno precedente e annotare le anomalie (mancanze, doppie voci, importi incoerenti con mesi lavorati). Solo dopo, eventualmente, muoversi con segnalazioni formali e richieste di rettifica. Perché l’aumento è una buona notizia — ma lo è davvero soltanto quando arriva completo.

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