• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

La grande protesta agricola europea: Bruxelles 18 dicembre

- di: Vittorio Massi
 
La grande protesta agricola europea: Bruxelles 18 dicembre
Un fronte unito di agricoltori alza la voce contro i piani Ue sul futuro del cibo.

Il 18 dicembre 2025 è la data che potrebbe segnare una svolta nella politica agricola europea: migliaia di agricoltori provenienti da tutti i Paesi membri si preparano a manifestare a Bruxelles per chiedere un sostegno concreto alla politica agricola comune (PAC) e per contestare proposte considerate insufficienti o addirittura dannose per il settore primario.

Perché la protesta: la posta in gioco sulla PAC

Al centro della mobilitazione c’è la discussione sulla riforma della PAC, la principale politica agricola dell’Unione, che assorbe una quota rilevante del bilancio comunitario e ha il compito di garantire sicurezza alimentare, redditi dignitosi ai produttori e sviluppo sostenibile delle aree rurali.

Le organizzazioni agricole europee, a partire da Copa-Cogeca, che rappresenta milioni di agricoltori e cooperative, denunciano che le bozze in discussione aprono la strada a tagli di fondi e a una progressiva rinazionalizzazione delle risorse, con il rischio di ampliare le disparità tra Stati membri e di indebolire la capacità di pianificazione comune.

Numeri, protagonisti e richieste chiave

  • Le stime delle sigle agricole indicano l’arrivo a Bruxelles di circa 10.000 agricoltori, con delegazioni e trattori da tutti i 27 Paesi dell’Unione.
  • La richiesta principale è una PAC forte, stabile e ben finanziata anche dopo il 2027, considerata decisiva per tenere in piedi aziende spesso schiacciate tra costi in aumento e prezzi alla produzione in calo.
  • Viene chiesto un sistema di regole commerciali eque, basato su reciprocità reale: chi esporta verso il mercato europeo deve rispettare gli stessi standard produttivi, ambientali e di sicurezza imposti agli agricoltori dell’Unione.
  • Altra parola d’ordine è semplificazione: meno burocrazia, norme più chiare, controlli più razionali, per permettere a chi lavora nei campi di dedicare tempo alla produzione e non solo agli adempimenti.
  • In prima linea ci sono anche i giovani del Conseil Européen des Jeunes Agriculteurs (CEJA), che mettono l’accento sul ricambio generazionale: senza prospettive economiche, avvertono, le campagne rischiano di svuotarsi.

Il fronte italiano: Confagricoltura e le altre sigle

Tra le delegazioni più numerose ci sarà quella italiana, con Confagricoltura pronta a spingere sull’allarme “disarmo del cibo”. Il presidente nazionale Massimiliano Giansanti insiste sull’idea che l’agricoltura debba restare un asset strategico dell’Unione e che qualsiasi passo indietro sarebbe un errore politico ed economico.

Secondo la linea illustrata da Confagricoltura, disinvestire sull’agricoltura significa mettere a rischio la sicurezza alimentare europea e la capacità del continente di difendersi dagli shock globali su prezzi, approvvigionamenti e crisi geopolitiche. La mobilitazione del 18 dicembre, in quest’ottica, è presentata come una battaglia che riguarda non solo gli addetti ai lavori ma l’intera società.

Un’Europa che protesta: dal Mediterraneo all’Est

La manifestazione di Bruxelles non nasce nel vuoto. Negli ultimi mesi il continente è stato attraversato da ondate di protesta agricola che hanno coinvolto, tra gli altri, Grecia e Polonia.

In Grecia agricoltori e allevatori hanno messo in atto blocchi di strade, porti e snodi logistici per denunciare ritardi nei pagamenti dei sussidi europei, il peso di malattie del bestiame e i rincari dei fattori produttivi. In Polonia, invece, le sigle agricole hanno organizzato una vera e propria “marcia su Bruxelles”, simbolo della crescente frustrazione nei confronti delle prospettive della PAC e delle condizioni di mercato per cereali, latte e zootecnia.

Queste tensioni compongono un quadro comune: da Nord a Sud, gli agricoltori percepiscono una distanza crescente tra il mondo dei campi e i palazzi delle istituzioni, e chiedono che le strategie climatiche, ambientali e commerciali non scarichino il peso della transizione solo su chi produce cibo.

Le accuse alle istituzioni europee

Dai comunicati delle organizzazioni continentali emerge un’accusa ricorrente: la percezione di un’Europa che, mentre parla di sovranità alimentare, indebolisce gli strumenti per garantirla.

Le sigle agricole criticano in particolare:

  • la prospettiva di una riduzione delle risorse destinate alla PAC nel prossimo quadro finanziario pluriennale;
  • l’assenza, finora, di una visione chiara e condivisa sul ruolo dell’agricoltura nelle grandi transizioni verde e digitale;
  • la gestione di alcuni accordi commerciali, come il dossier con i Paesi Mercosur, percepiti come potenziali varchi per importazioni a basso costo e basso standard;
  • l’eccessiva complessità di regole e controlli, che rischia di penalizzare soprattutto le piccole e medie aziende.

Da qui il messaggio che gli agricoltori intendono portare a Bruxelles: non si può chiedere agli agricoltori di produrre di più, in modo più sostenibile, guadagnando di meno. Senza correttivi, avvertono, molte aziende potrebbero chiudere o ridimensionarsi drasticamente.

Cosa succederà il 18 dicembre a Bruxelles

L’appuntamento del 18 dicembre coincide con una fase politicamente delicata a Bruxelles, con sul tavolo i primi orientamenti sul futuro della PAC dopo il 2027 e con vari dossier commerciali in discussione. La città si prepara ad accogliere trattori, cortei, striscioni e delegazioni da tutta Europa, in un contesto di massima attenzione sul fronte dell’ordine pubblico.

Le organizzazioni puntano a un grande evento unitario, con interventi dei rappresentanti delle principali sigle, momenti di confronto con eurodeputati e funzionari della Commissione, e la consegna di documenti programmatici in cui vengono elencate priorità, proposte e “linee rosse” che, secondo il mondo agricolo, non devono essere superate nei negoziati.

Un test politico per l’Unione

La giornata del 18 dicembre rischia di trasformarsi in un vero test politico per le istituzioni europee. Da un lato c’è la necessità di mantenere la rotta sulle strategie climatiche, energetiche e commerciali; dall’altro c’è un settore che ricorda come, senza una politica agricola forte, non ci sia sovranità alimentare né coesione territoriale.

Il segnale che arriverà dalle piazze di Bruxelles sarà osservato con attenzione non solo dagli agricoltori, ma anche dai governi nazionali e dai mercati. Se l’Unione saprà aprire un dialogo vero con chi produce cibo, la manifestazione potrà diventare l’occasione per ripensare una PAC più moderna, equa e sostenibile. Se invece prevarrà la logica del rinvio, il rischio è che il malessere dei campi si trasformi in una crisi strutturale, con conseguenze ben oltre il perimetro del mondo agricolo.

Notizie dello stesso argomento
Trovati 103 record
Pagina
4
10/01/2026
Black Friday accende i consumi, ma l'Italia compra col freno tirato
A novembre le vendite al dettaglio crescono grazie al Black Friday e all’e-commerce, ma ne...
10/01/2026
Wall Street brinda ai record: lavoro debole, Fed nel mirino
Dow Jones e S&P 500 ai massimi dopo il report sul lavoro USA: occupazione debole, disoccup...
10/01/2026
Ti diplomi nel 2026? Questo bonus è tuo anche senza ISEE: come funziona davvero la Carta Valore
Un credito per libri, corsi e cultura dopo la maturità: chi può ottenerlo, quando arriva e...
09/01/2026
Usa, frenata nei cantieri: a ottobre giù del 4,6%
I nuovi cantieri negli Stati Uniti calano del 4,6% a ottobre 2025, mentre i permessi resta...
09/01/2026
Russia, svolta sul rublo digitale: la corsia di emergenza di Mosca
La Russia accelera sul rublo digitale per sostenere le banche e proteggere i pagamenti sot...
09/01/2026
Fisco 2026, scattano i controlli mirati: chi finisce nel mirino
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate punta su controlli fiscali mirati: banche dati, score ISA...
Trovati 103 record
Pagina
4
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia