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Pensioni 2025, cresce l’allarme assegni bassi: perché milioni di italiani rischiano di prendere meno del previsto

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Pensioni 2025, cresce l’allarme assegni bassi: perché milioni di italiani rischiano di prendere meno del previsto

C’è una preoccupazione che sta tornando al centro del dibattito pubblico e che riguarda milioni di italiani: le pensioni rischiano di essere più basse delle aspettative. Nel 2025, tra carriere discontinue, salari stagnanti e contributi insufficienti, il tema della sostenibilità degli assegni previdenziali torna con forza, alimentando timori diffusi soprattutto tra i lavoratori più giovani e quelli con redditi medio-bassi.

Pensioni 2025, cresce l’allarme assegni bassi

Negli ultimi anni il sistema pensionistico italiano ha subito profonde trasformazioni. Il passaggio a un modello sempre più legato ai contributi versati ha reso l’importo finale dell’assegno fortemente dipendente dalla continuità lavorativa e dal livello delle retribuzioni. Un meccanismo che penalizza chi ha avuto percorsi professionali frammentati, periodi di disoccupazione o contratti precari.

Il risultato è che molti futuri pensionati rischiano di ritrovarsi con assegni inferiori alle attese, spesso non sufficienti a mantenere un tenore di vita adeguato. Un problema che non riguarda solo le nuove generazioni, ma anche una parte consistente di chi andrà in pensione nei prossimi anni, dopo aver lavorato a lungo con stipendi bassi o discontinui.

Secondo le simulazioni previdenziali, il rapporto tra ultimo stipendio e pensione, il cosiddetto tasso di sostituzione, tende a ridursi. In pratica, una volta terminata la vita lavorativa, il reddito disponibile cala in modo significativo. Una dinamica che diventa ancora più critica in un contesto segnato dal caro vita e dall’aumento delle spese fisse, dalla sanità all’abitazione.

A pesare è anche l’evoluzione demografica. L’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite riducono il numero di lavoratori attivi chiamati a sostenere il sistema. Questo squilibrio rende più difficile garantire pensioni adeguate nel lungo periodo e alimenta l’incertezza sul futuro del welfare.

Il tema è tornato sotto i riflettori anche alla luce dei dati dell’INPS, che mostrano come una quota crescente di pensioni si collochi su importi medio-bassi. Un segnale che riaccende il dibattito sulla necessità di interventi strutturali, sia sul fronte previdenziale sia su quello del lavoro e dei salari.

Nel frattempo, cresce l’attenzione verso strumenti integrativi come la previdenza complementare, considerata da molti esperti una possibile risposta al rischio di assegni insufficienti. Tuttavia, l’adesione resta limitata e spesso condizionata dalla capacità di risparmio, che non tutti possono permettersi.

Il nodo delle pensioni si conferma così uno dei temi più sensibili e divisivi del panorama economico e sociale italiano. Un argomento che tocca direttamente la vita delle persone, alimenta discussioni sui social e continua a generare un alto livello di attenzione mediatica. Perché quando si parla di pensioni, non si parla solo di numeri, ma di sicurezza, futuro e dignità.

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