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Pd: Schlein ricompatta il partito, ma è vero e fino a quando?

- di: Redazine
 
Pd: Schlein ricompatta il partito, ma è vero e fino a quando?
Il Pd si ricompatta, dopo la Direzione nazionale. Questa la sintesi a conclusione della riunione, ma spesso, chi mastica di politica, deve cercare di andare oltre le parole ufficiali, che non sempre traducono l'esatta realtà delle cose, di come si sia svolta una assise che ha dato la possibilità a Elly Schlein di ribadire la sua linea e che si è conclusa con l'approvazione di una sintesi e non della relazione del segretario nella sua completezza.
Già, ma quale linea, si sono chiesti gli esponenti della maggioranza, cui l'esibizione di muscoli e durezza della segretaria ha dato l'impressione di una esagerata insofferenza nei confronti delle critiche?
La segretari del Pd ha cercato di mettere un paletto alle prime contestazioni ufficiali da quando ha assunto l'incarico, che hanno preso forza dopo la sua partecipazione alla manifestazione dei Cinque Stelle.
Risposte secche, puntualizzazioni molto determinate, anche troppo.

Pd: Schlein ricompatta il partito, ma è vero e fino a quando?

Come ha detto uno dei leader della minoranza, Lorenzo Guerini, che, rivolgendosi a Schlein, le ha contestato d'essere stata ''inutilmente polemica. Nessuno vuole azzopparti, ma chi guida deve farsi carico della complessità dei passaggi. Fare degli strappi sì, ma bisogna preoccuparsi che tutta la comunità poi li segua''.
Alla ''puntualizzazione'' di Guerini ha fatto seguito quella di Alessandro Alfieri: ''Spero che le critiche a te non siano considerate lesa maestà''.

Parole che, tradotte e facendo ricorso al massimo della sintesi, sono suonate come un invito alla segretaria (e alla cerchia di chi la consiglia) di tornare al dialogo, prima che con gli altri partiti, all'interno del Pd dove la dialettica non necessariamente è il prodromo della congiure di palazzo.
Peraltro, la manifestazione grillina è stato un perfetto innesco per lo straniamento che vive la minoranza interna al Pd, che si sente non solo emarginata (cosa che fa parte delle dinamiche in seno ad un partito), quanto non ascoltata o, peggio, silenziata nelle sue espressioni di dissenso.
L'atmosfera che sembra cogliersi, dentro il Pd, è che la segreteria, convinta della bontà e dell'efficacia della linea e della strategia scelte, si stia arroccando sulla rendita della vittoria di Schlein, considerandola una cesura con il passato, ma soprattutto con gli esponenti di ''prima''.

Lo stato di tensione, che è molto evidente, rischia di salire ulteriormente perché il segretario Pd non ha fatto nemmeno un passetto indietro rispetto alla decisione di partecipare alla kermesse grillina, che tutto è stata fuorché quella manifestazione contro la precarietà che era stata annunciata.
Giuseppe Conte l'ha fatta diventare uno show personale, in cui si è eretto a solo paladino delle fasce più deboli, quelle ad alta fragilità sociale, dimenticando con chi e come ha governato da presidente del Consiglio quando, se ha ottenuto, ha pure dovuto concedere agli alleati contro i quali oggi si scaglia, a partire dallo stesso Partito democratico al cui elettorato ambisce.

Ma, se le affermazioni di Conte erano abbastanza scontate, di certo, quando ha deciso di fare parte della piazza grillina, Elly Schlein non poteva scindere la sua adesione ad una manifestazione contro la precarietà da altre prese di posizione. Come quella, ad esempio, di Moni Ovadia sull'Ucraina (manifestamente russo-centrica), che ha allargato ulteriormente il solco tra i Cinque Stelle e la linea ufficiale del Partito democratico. Che comunque è già scricchiolante sotto la spinta pacifista di parte della nuova direzione.
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