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Omicidi tra i minori: il rapporto Criminalpol evidenzia un drammatico aumento

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Omicidi tra i minori: il rapporto Criminalpol evidenzia un drammatico aumento

Un incremento inquietante, che merita attenzione e una riflessione approfondita. La percentuale di minorenni autori di omicidi in Italia è quasi triplicata nel corso di un solo anno, come sottolineato dall’ultimo rapporto “Omicidi volontari consumati in Italia”, redatto dal servizio analisi criminale della Criminalpol, il dipartimento della Polizia di Stato che si occupa di monitorare e analizzare le tendenze del crimine nel Paese.

Omicidi tra i minori: il rapporto Criminalpol evidenzia un drammatico aumento

Nel 2024, l’11% degli omicidi volontari è stato attribuito a minori, un balzo significativo rispetto al 4% del 2023. Non si tratta di un aumento marginale o di una variazione statisticamente poco rilevante: la crescita è netta, visibile e, soprattutto, preoccupante. I dati sembrano indicare che sempre più ragazzi, ancora non maggiorenni, finiscono per essere coinvolti in atti di violenza estrema, fino al punto di togliere la vita a un’altra persona.

Vittime più giovani, un quadro inquietante

Il rapporto Criminalpol non si limita a evidenziare l’aumento degli autori minorenni. Anche la percentuale di minorenni uccisi è quasi raddoppiata. Nel 2024, il 7% delle vittime di omicidi volontari aveva meno di 18 anni, contro il 4% registrato nel 2023. Ciò significa che non solo più minorenni si macchiano di reati gravissimi, ma anche che un numero crescente di ragazzi e ragazze finisce tragicamente la propria vita per mano di coetanei o di adulti.

Un fenomeno inedito?
L’ampiezza di questa crescita è tale da spingere gli analisti a chiedersi se ci troviamo davanti a un fenomeno strutturale o a un picco temporaneo. Per anni, in Italia, la presenza di minori tra gli autori di omicidi è rimasta marginale, a malapena rilevata nelle statistiche. Questi nuovi dati cambiano la narrazione: l’omicidio non è più un crimine riservato esclusivamente agli adulti. I minori non solo vi prendono parte, ma rappresentano ormai una fetta consistente delle dinamiche di violenza estrema nel nostro Paese.

Le cause: disagio sociale, devianza e contesto culturale
Le ragioni dietro questi numeri sono complesse e molteplici. Gli esperti sottolineano come il contesto socio-economico giochi un ruolo determinante. Il disagio giovanile, l’isolamento sociale, le difficoltà familiari e l’assenza di punti di riferimento positivi possono spingere i più giovani verso comportamenti deviani. La cultura della violenza, veicolata in parte da alcuni contenuti mediatici o da ambienti sociali degradati, contribuisce a normalizzare l’idea di rispondere ai conflitti con atti estremi.

Anche il ruolo della tecnologia e dei social media non è da sottovalutare. Le piattaforme digitali, pur non essendo direttamente responsabili, spesso amplificano situazioni di tensione, esponendo i minori a pressioni psicologiche che possono sfociare in episodi di violenza. Inoltre, i social possono favorire il formarsi di gruppi devianti o la diffusione di modelli negativi che trovano terreno fertile tra i più giovani.

Una risposta necessaria: prevenzione e intervento
Di fronte a un quadro così allarmante, diventa cruciale mettere in campo interventi preventivi efficaci. Le scuole, le famiglie, le istituzioni e le organizzazioni sociali devono collaborare per fornire ai minori strumenti per affrontare conflitti e difficoltà in modo diverso. I programmi di educazione civica, il potenziamento dei servizi di supporto psicologico nelle scuole e la creazione di spazi sicuri per i giovani possono aiutare a prevenire situazioni di disagio che rischiano di sfociare in tragedie.

Parallelamente, è essenziale garantire che il sistema giudiziario minorile rimanga orientato alla riabilitazione. Pur non sottovalutando la gravità dei reati, l’obiettivo deve essere quello di recuperare i giovani coinvolti, offrendo loro opportunità di reinserimento sociale. Solo così si potrà cercare di interrompere il ciclo di violenza e devianza.

Il rapporto Criminalpol ci pone di fronte a una realtà scomoda ma impossibile da ignorare: il coinvolgimento dei minori negli omicidi è una realtà che, almeno per ora, sembra in crescita. Se questi numeri rappresentano un’anomalia temporanea o un nuovo corso del crimine giovanile in Italia, sarà il tempo a dirlo. Quel che è certo è che le istituzioni, la società civile e le famiglie non possono restare indifferenti. La prevenzione, il sostegno ai ragazzi in difficoltà e una rinnovata attenzione al contesto socio-culturale sono strumenti indispensabili per affrontare questa nuova e preoccupante sfida.

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