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Mfe (Mediaset) sbarca in Portogallo: Impresa apre le porte, senza Opa

- di: Bruno Coletta
 
Mfe (Mediaset) sbarca in Portogallo: Impresa apre le porte, senza Opa
Mfe sbarca in Portogallo: Impresa apre le porte, senza Opa
Assemblea dà ok all’aumento di capitale riservato: il Biscione punta al 32,9% del gruppo che controlla SIC ed Expresso. Ma la partita vera si gioca ora tra CMVM, banche e governance.

(Foto: Persilvio Berlusconi, Amministratore Delegato (CEO) di MFE-MediaForEurope).

La porta portoghese si è finalmente socchiusa, e non è un dettaglio da nota a piè di pagina: l’assemblea di Impresa ha autorizzato il consiglio di amministrazione a procedere con un aumento di capitale che, una volta sottoscritto, spalancherà a Mfe – Media For Europe l’ingresso con una quota del 32,9%. Traduzione: il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi pianta una bandierina strategica nel Paese della SIC e del settimanale Expresso, senza (almeno per ora) prendersi il volante.

Che cosa è stato approvato davvero

Il voto degli azionisti riguarda un passaggio tecnico ma decisivo: il via libera a un aumento di capitale dedicato a Mfe (circa 17,3 milioni di euro, nelle comunicazioni al mercato), una delle condizioni chiave del patto d’investimento annunciato a fine novembre tra Mfe e Impreger, la holding della famiglia Balsemão che fin qui controlla Impresa.

A operazione completata, Impreger scenderebbe a circa 33,7% ma resterebbe azionista di riferimento e manterrebbe il controllo del gruppo. In altre parole: Mfe entra da partner industriale, non da conquistatore con elmetto e bandiera.

I due “se” che possono cambiare tutto

Il deal, però, non è ancora una linea retta: è un percorso a ostacoli con due barriere ben visibili.

  • La questione Opa: serve la conferma che l’operazione non faccia scattare l’obbligo di lanciare un’offerta pubblica di acquisto sull’intero capitale. In Portogallo, il tema ruota attorno alle soglie di un terzo dei diritti di voto e alle regole sulle takeover bid per società quotate.
  • Le banche creditrici: è necessario che gli istituti non azionino clausole che possano irrigidire o anticipare i rimborsi dei finanziamenti del gruppo (il classico timore: “change of control” e affini, anche quando formalmente il controllo non cambia).

Finché questi due nodi non si sciolgono, il cantiere resta aperto: accordo sì, ma con il cartello “condizioni sospensive” ben piantato all’ingresso.

Perché il Portogallo pesa più dei 17 milioni

Guardare solo la cifra sarebbe come giudicare un film dalla locandina. Il punto è la geografia commerciale e, soprattutto, la pubblicità. La tesi di Mfe è semplice e (per gli investitori) musicale: "Spagna e Portogallo sono un unico bacino per i grandi investitori pubblicitari". Se compri questo assunto, il Portogallo smette di essere “un mercato in più” e diventa il tassello che completa la penisola iberica come piattaforma integrata.

Da qui l’impostazione operativa: sin da subito, Mfe punta a far partire collaborazioni su raccolta pubblicitaria e sviluppo digitale. E non è un caso che, nei documenti societari e nelle dichiarazioni pubbliche, il binomio “advertising + digitale” torni come un ritornello estivo.

Governance: minoranza sì, ma “industriale”

Il cuore politico (aziendale) dell’intesa è un patto parasociale tra Mfe e Impreger: non un semplice investimento finanziario, ma un ingresso con diritti tipici dell’azionista di minoranza industriale. Significa sedersi al tavolo delle scelte, influenzare priorità e sinergie, e mettere mano a quelle aree dove la collaborazione può trasformarsi in margine.

È qui che la partita diventa interessante: Impresa porta in dote canali TV, un marchio forte nell’informazione, una piattaforma di contenuti e un rapporto storico con il pubblico portoghese. Mfe porta scala, tecnologie, know-how pubblicitario e l’ambizione di un network europeo ad alta intensità commerciale.

L’ombra lunga del “caso Germania”

Il Portogallo arriva dopo una stagione tedesca ad altissima tensione: Mfe ha consolidato nel 2025 una posizione di controllo su ProSiebenSat.1, con un’operazione che ha rafforzato la presenza anche in Austria e Svizzera. Questa traiettoria aiuta a capire il Portogallo: non è un colpo isolato, ma un altro tassello del progetto di piattaforma europea in un mercato dove la competizione non è solo tra broadcaster, ma contro lo strapotere di streaming e video online.

Il “ponte” verso il Brasile: ipotesi, non slogan

C’è poi un’idea che circola con insistenza: l’accesso “naturale” al mondo lusofono, quindi anche al Brasile. Qui, però, è bene distinguere tra prospettiva e automatismo. Impresa ha brand e contenuti in una lingua che apre porte enormi; Mfe ha interesse a espandere distribuzione e monetizzazione. Ma un ponte non è un’autostrada: per trasformare l’ipotesi in business servono diritti, partnership, prodotti e soprattutto un modello commerciale replicabile.

Che cosa guarderanno ora i mercati

Nel breve periodo, gli investitori si concentreranno su tre indicatori chiave:

  • La decisione della CMVM sulla necessità (o meno) di Opa.
  • Le lettere delle banche: conferme, waiver, eventuali condizioni.
  • Le prime sinergie misurabili: nuovi contratti pubblicitari cross-border, prodotti digitali comuni, ottimizzazioni di costo non traumatiche.

Se questi tre semafori virano al verde, l’operazione può diventare un modello: non “comprare per controllare”, ma entrare per integrare. E in un’Europa dove i media cercano taglia e muscoli per competere, il Portogallo potrebbe rivelarsi meno periferia e più laboratorio. 

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