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Inflazione, l’Italia rallenta: acquisita al +1,6% per il 2025. Istat: “Frena anche la componente di fondo”

- di: Anna Montanari
 
Inflazione, l’Italia rallenta: acquisita al +1,6% per il 2025. Istat: “Frena anche la componente di fondo”

Il quadro inflazionistico italiano si avvia verso una fase di raffreddamento sempre più marcata. Le stime definitive dell’Istat sui prezzi al consumo di ottobre confermano un’evoluzione più moderata dei listini, con un’inflazione acquisita per il 2025 che si attesta a +1,6% per l’indice generale. Un valore che, se mantenuto nei prossimi mesi, potrebbe riportare la dinamica dei prezzi all’interno di un sentiero più compatibile con il target della Banca centrale europea.

Inflazione, l’Italia rallenta: acquisita al +1,6% per il 2025

L’istituto di statistica rileva inoltre che l’inflazione acquisita per la componente di fondo – l’indicatore che esclude energetici e alimentari freschi, considerato il più utile per valutare le pressioni interne – è pari a +1,9%. Un dato che conferma la discesa rispetto ai mesi precedenti e che contribuisce alla percezione di un quadro meno teso sul fronte prezzi.

La componente di fondo: segnali di decelerazione

Il rallentamento dell’“inflazione di fondo” rappresenta un punto centrale delle analisi economiche. L’Istat evidenzia che essa decelera leggermente, da +2,0% a +1,9%, un movimento che indica come le pressioni sui beni e servizi più sensibili alle dinamiche interne stiano gradualmente riducendosi.

Lo stesso andamento si osserva per l’indice che esclude unicamente i beni energetici: anche qui la variazione tendenziale scende da +2,1% a +1,9%, rafforzando la sensazione che la spinta inflazionistica non sia più alimentata da fattori strutturali o settoriali, ma stia convergendo su un profilo più stabile.

Ipca: confermato il rallentamento su base europea

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), utilizzato per confronti internazionali e per misurare l’inflazione secondo gli standard europei, registra una variazione -0,2% su base mensile e +1,3% su base annua. È un rallentamento evidente rispetto al +1,8% di settembre, e riflette dinamiche comuni anche ad altri Paesi dell’Eurozona.

La conferma delle stime preliminari indica la presenza di un trend già consolidato: la combinazione tra prezzi energetici più bassi rispetto ai picchi degli ultimi due anni, normalizzazione delle catene logistiche e progressivo indebolimento della domanda interna sta contribuendo a un ridimensionamento della crescita dei prezzi.

FOI: indice stabile e utile per famiglie e imprese

Un altro indicatore chiave è il FOI, l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, utilizzato per la rivalutazione di affitti, assegni e contratti. Anche questo indice mostra una dinamica coerente con il raffreddamento generale: variazione -0,2% su base mensile e +1,1% su base annua.

Il dato FOI, tradizionalmente meno volatile rispetto ad altre componenti, conferma come il rallentamento sia trasversale alle diverse categorie di beni e servizi consumati quotidianamente dalle famiglie. Un segnale che potrebbe tradursi, nei prossimi mesi, in un allentamento della pressione su bilanci domestici e sulla contrattazione salariale.

Cosa c’è dietro il rallentamento: energia, domanda interna e logistica

La discesa dell’inflazione non è episodica. Gli economisti osservano come diversi fattori abbiano contribuito alla normalizzazione dei prezzi: la stabilizzazione delle quotazioni energetiche, la riduzione dei costi di trasporto e un calo del consumo privato che ha rallentato la capacità delle imprese di trasferire i costi sui listini.

Allo stesso tempo, l’effetto base rispetto ai picchi del 2022 e 2023 continua ad agire in senso moderatore. Le famiglie, intanto, restano caute nei consumi, mentre la politica monetaria restrittiva della BCE ha iniziato a produrre effetti più evidenti su domanda e credito.

Prospettive: il percorso verso il 2%


Con l’inflazione acquisita al 1,6%, l’Italia sembra avvicinarsi alla zona di comfort della BCE. Se la tendenza dovesse confermarsi anche nei primi mesi del 2025, non è escluso che l’Eurotower possa considerare un allentamento graduale della politica dei tassi.

Il vero nodo sarà verificare se la decelerazione riguarda solo alcune componenti o se si tradurrà in un rallentamento generalizzato e durevole. In questo senso, la dinamica dei salari, il rinnovo dei contratti collettivi e l’andamento dell’economia internazionale saranno determinanti per consolidare il quadro.

Un equilibrio fragile, ma più vicino alla normalità

Il rallentamento dell’inflazione rappresenta un segnale incoraggiante per famiglie, lavoratori e imprese, ma non elimina le fragilità strutturali dell’economia italiana. Il potere d’acquisto recupera lentamente, mentre restano aperte le sfide legate a produttività, investimenti e competitività dei settori a maggiore intensità energetica.

Per ora, tuttavia, il messaggio dell’Istat è chiaro: dopo quasi tre anni di tensioni sui prezzi, l’economia italiana si avvicina a un equilibrio più stabile, con un’inflazione che scende e una componente di fondo finalmente in raffreddamento. Una dinamica che, se confermata nei prossimi mesi, potrebbe restituire margini di manovra sia alla politica monetaria sia alle famiglie, ancora alle prese con un ciclo economico incerto ma sempre più orientato verso la normalizzazione.

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