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Con Trump chi tocca Epstein paga: silurata la procuratrice Comey

- di: Bruno Legni
 
Con Trump chi tocca Epstein paga: silurata la procuratrice Comey
Era figlia dell’ex capo dell’FBI e guidò il processo Maxwell. Trump l’ha fatta fuori nel silenzio generale: la purga continua.

Il bavaglio politico che infuria a Washington

Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha silurato Maurene Comey, assistente procuratore federale a Manhattan e figlia dell’ex direttore dell’FBI James Comey. Il licenziamento, comunicato con un formale richiamo all’Article II della Costituzione – che conferisce al presidente prerogative praticamente incontrastate – non ha fornito alcuna motivazione ufficiale.

Maurene, figura di spicco dell’U.S. Attorney’s Office a New York, aveva guidato le accuse contro Ghislaine Maxwell – braccio destro di Jeffrey Epstein – e, più recentemente, il processo contro Sean “Diddy” Combs. Il suo licenziamento segue un’ondata di allontanamenti di legali coinvolti in casi controversi o sgraditi all’amministrazione Trump, generando grida di ingerenza politica da più parti.

L’epicentro Epstein: politica, omertà e sospetti

La vicenda si incrocia con la contorta narrazione degli “Epstein Files”, i dossier redatti dall’FBI e ogni anno rivendicati dall’amministrazione come “pronti per la pubblicazione”. In realtà, di recente un memo del DOJ e dell’FBI ha negato l’esistenza di tali “client list”. La decisione di non diffondere altri documenti ha scatenato proteste, soprattutto tra i sostenitori MAGA, che parlano di copertura di élite potenti.

In maggio la figura della procuratrice è finita nel mirino anche di influencer come Laura Loomer, che aveva chiesto a gran voce l’allontanamento di Maurene Comey, accusata di essere “anti-Trump”.

La vendetta continua: Comey senior nel mirino

Maurene è ovviamente figlia di James Comey, diretto bersaglio di Trump sin dal 2017, quando venne licenziato dall’incarico di direttore dell’FBI durante l’inchiesta Russiagate. Il presidente avrebbe espresso disappunto per la presenza di un “Comey” nella macchina della giustizia federale, facendone un obiettivo politico.

James Comey intanto è oggetto di nuove indagini e pubblicazioni criptiche, giudicate da ambienti trumpiani come “minacce velate”.

Commento: un processo di epurazione institutionalizzato

Il momento è grave: togliere dal palcoscenico legali autorevoli come Maurene Comey, senza motivazione, in pieno caos Epstein, è un segnale politico chiaro. È la punizione per chi osa addentrarsi nei gangli sporchi dell’élite. È la tattica della caccia al dissidente interno, uno schema che ricorda la guerra senza confini dichiarata da Trump: “chi tocca Epstein muore” diventa oggi “chi sfida Trump… finisce silurato”.

Cosa succede ora

  • Maurene Comey perde il ruolo: nessuna spiegazione, nessun contraddittorio.
  • La comunità legale di Manhattan reagisce: colleghi l’hanno accompagnata fuori dall’ufficio in segno di solidarietà.
  • La strategia di controllo documenti su Epstein resta ferma: niente “client lists”, niente trasparenza.
   Non è un caso isolato

Questo licenziamento non è un caso isolato: è parte di una strategia politica che mira a controllare la giustizia e intimidire chi osa scrutare troppo da vicino. Fine dell’articolo? No: è solo l’ennesimo capitolo di una guerra in atto, tra chi vuole mettere a tacere la verità e chi lotta per scoprirla.

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