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Crans-Montana, l’uscita chiusa e la notte del Constellation

- di: Jole Rosati
 
Crans-Montana, l’uscita chiusa e la notte del Constellation
Crans-Montana, l’uscita chiusa e la notte del Constellation

Permessi, video dimenticati e controlli sotto accusa: l’inchiesta sull’incendio che ha devastato il locale alpino scava nelle scelte fatte prima della tragedia.

(Foto: L’arrivo in Italia delle bare dei giovanissimi connazionali morti nella tragedia di Crans-Montana).

C’è una porta che torna ossessivamente nei fascicoli dell’inchiesta. Non è quella da cui sono entrate le fiamme, ma quella che avrebbe dovuto far uscire le persone. Un’uscita secondaria, sul retro del locale Constellation, che secondo gli investigatori sarebbe rimasta chiusa per una ragione tanto semplice quanto devastante: ridurre il personale addetto alla sicurezza.

Nella notte di Capodanno, quando il fuoco ha trasformato il seminterrato in una camera di fumo, quella porta avrebbe potuto alleggerire la pressione umana all’interno. Invece, molti sono stati costretti a cercare vie alternative, improvvisate, in mezzo al panico.

La richiesta che pesa come un macigno

A rendere la vicenda ancora più delicata c’è una richiesta edilizia depositata pochi giorni prima della strage. L’obiettivo dichiarato era ampliare la veranda esterna e aumentare i posti a sedere. Ma tra le righe compare anche un dettaglio cruciale: la chiusura di una terrazza laterale, proprio in corrispondenza di una delle possibili vie di fuga.

È da quella zona che, secondo le ricostruzioni, diversi giovani sono riusciti a salvarsi. Se quel passaggio fosse stato definitivamente sacrificato, il bilancio avrebbe potuto essere ancora più drammatico.

Il video e l’avvertimento ignorato

Un filmato girato anni prima nello stesso locale mostra una scena che oggi appare inquietante: effetti pirotecnici accesi sulle bottiglie e un dipendente che urla due volte un avvertimento:“Faites gaffe à la mousse”

L’allarme riguarda il materiale fonoassorbente sul soffitto, indicato dagli investigatori come possibile acceleratore dell’incendio. Un dettaglio noto da tempo, ma mai tradotto in un intervento risolutivo.

Indagati, ma liberi: il caso giudiziario

I gestori del locale sono indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio colposo. Nonostante la gravità delle accuse, restano in libertà. La procura ha spiegato che al momento non sussistono i presupposti per misure cautelari. “Se dovessero emergere elementi nuovi, la situazione potrebbe cambiare”

Una posizione che ha acceso un duro dibattito pubblico, soprattutto per il timore che eventuali responsabilità possano diluirsi tra cavilli e tempi lunghi.

Il rischio prescrizione e la pista internazionale

Alcuni lavori di ristrutturazione risalgono a oltre dieci anni fa. Se venisse accertato che non rispettavano le norme di sicurezza, una parte delle contestazioni potrebbe avvicinarsi alla prescrizione.

Per questo sono stati aperti fascicoli anche fuori dalla Svizzera, con l’obiettivo di verificare eventuali profili di competenza parallela.

Il ruolo del Comune sotto esame

La lente degli inquirenti si è spostata anche sui controlli amministrativi: autorizzazioni, ispezioni, verifiche antincendio. Il Comune respinge l’idea di un atteggiamento permissivo, ma dovrà dimostrare che ogni passaggio è stato svolto correttamente.

Scale ridotte, porte che si aprono nel verso sbagliato, capienza reale mai chiarita: l’elenco dei dubbi è lungo e tocca il cuore della gestione della sicurezza pubblica.

Una lezione che va oltre Crans-Montana

Questa tragedia non riguarda solo un locale o una notte di festa. Parla di regole piegate, di controlli dati per scontati, di decisioni prese per convenienza economica.

E racconta come, in certe notti, una porta chiusa possa valere più di mille parole.

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