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Dazi Usa, l’auto giapponese frena: utili in picchiata del 27%

- di: Vittorio Massi
 
Dazi Usa, l’auto giapponese frena: utili in picchiata del 27%
Il nuovo quadro tariffario non basta a contenere la frenata.

I dazi statunitensi continuano a mordere i conti dei sette grandi costruttori nipponici. Nel semestre aprile-settembre l’utile netto aggregato si è ridotto di circa il 27%, una correzione brusca che interrompe il recupero post-pandemia e riaccende i timori su margini e investimenti. L’intesa estiva tra Washington e Tokyo ha fissato la tariffa sulle auto al 15%, molto sotto il picco del 27,5% toccato in precedenza ma ancora sei volte superiore al livello dello 2,5% in vigore fino a inizio anno: abbastanza per erodere profittabilità e spingere l’industria a scelte difensive.

Cosa cambia davvero con il 15%

L’accordo ha disinnescato l’escalation, ma non ha azzerato la pressione. Le case incassano prezzi più alti negli Usa, ma non quanto servirebbe a compensare i costi doganali e le spese logistiche. A complicare il quadro restano le strozzature nella catena di fornitura (componenti, microchip, batterie) e il rallentamento della domanda di veicoli elettrici sul mercato nordamericano: una miscela che rende più incerta la traiettoria dei conti nel secondo semestre.

Toyota, resilienza con il freno a mano tirato

Il leader mondiale per volumi mostra ancora una notevole tenuta commerciale, ma l’impatto tariffario si vede. L’azienda ha indicato oneri straordinari per centinaia di miliardi di yen legati ai dazi e ha aggiornato la guidance confidando nella spinta dell’ibrido, nelle efficienze di costo e nella leva della catena del valore (servizi finanziari, ricambi, usato). «L’impatto dei dazi resta significativo, ma stiamo compensando con mix, volumi e disciplina sui costi», ha affermato Kenta Kon, chief financial officer, richiamando il contributo delle misure interne di efficienza.

Honda e gli altri: margini in apnea

Honda ha registrato un indebolimento degli utili nel primo semestre fiscale, segnalando il peso delle tariffe e una maggiore prudenza sulla domanda statunitense. Nissan, Mazda e Mitsubishi sono le più esposte: l’elasticità prezzo della clientela e il minore potere contrattuale sulla filiera rendono più costosa la compensazione via listini. I marchi con gamma più concentrata sui segmenti di ingresso stanno riducendo gli sconti e valutando riallineamenti di offerta per proteggere i margini.

La mappa delle contromosse

Per recuperare profittabilità, i gruppi stanno spingendo su quattro leve:

  • Rilocazione produttiva e local content: più componenti e assemblaggi negli Stati Uniti o in Nordamerica per attenuare l’impatto tariffario lungo la filiera.
  • Mix di prodotto: maggiore spazio a ibridi e crossover di fascia media, dove il pricing power è più elevato.
  • Efficienze: razionalizzazione piattaforme, convergenza software, riduzione varianti per tagliare i costi industriali.
  • Finanziario: spinta ai servizi (leasing, assicurazioni, ricambi) che generano margini ricorrenti.

Possibili fusioni, alleanze più strette e ritiri selettivi

Se il 15% resterà in vigore a lungo, i costruttori minori faticheranno ad assorbire lo shock. Gli scenari sul tavolo includono consorzi tecnologici su piattaforme e software, uscite da nicchie poco redditizie e un ridisegno delle reti commerciali per ottimizzare i costi fissi. Non si possono escludere ritiri di modelli dai listini Usa o rinvii di lanci in segmenti con bassa rotazione.

Domanda Usa: l’ibrido tiene, l’elettrico rallenta

La domanda americana resta solida sull’ibrido, dove i giapponesi vantano leadership storica, mentre il full electric mostra segnali di raffreddamento in più Stati, complice il tema incentivi, rete di ricarica e tassi alti. In questo contesto, la flessibilità di gamma dei gruppi nipponici è un vantaggio competitivo di breve periodo, ma non risolve il nodo strutturale dei dazi.

Politica e diplomazia economica

Dal fronte politico arrivano messaggi di continuità nel dialogo con Washington, ma senza promesse di ulteriori tagli nel breve. Il governo di Tokyo ribadisce l’obiettivo di tariffe più basse e insiste sull’idea che il costo alla frontiera si traduce in prezzi più alti per i consumatori americani. «L’obiettivo resta rimuovere gli ostacoli che pesano su famiglie e imprese», ha osservato il primo ministro, richiamando la necessità di un quadro stabile per gli investimenti industriali.

Che cosa guardare nei prossimi mesi

Tre variabili determineranno l’andamento del settore:

  • Durata del 15%: un’estensione prolungata manterrebbe i margini sotto pressione e accelererebbe le ristrutturazioni.
  • Costi di filiera: disponibilità di semiconduttori e batterie, logistica portuale, noli.
  • Prezzi e tassi: con tassi elevati, il credito auto resta selettivo; eventuali tagli sosterrebbero la domanda.

Nel frattempo, le case giapponesi si muovono per consolidare il vantaggio nell’ibrido e presidiare le tecnologie software-defined, con piattaforme aggiornabili over-the-air e servizi digitali post-vendita. Ma finché la tariffa non scenderà ulteriormente, la regola resterà la stessa: crescere vendendo di più ma guadagnando meno su ogni auto.

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