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Gli affari di famiglia in casa Angelini finiscono in tribunale

- di: Redazione
 
Gli affari di famiglia in casa Angelini finiscono in tribunale
In un processo, anche quando non ci sono colpevoli, c'è sempre qualcuno che perde. Come è lo Stato, che, quando non trova un responsabile di un reato o non è stato capace di farlo condannare, deve ammettere la sua sconfitta. Poi ci sono processi in cui, per strano che possa apparire, perdono tutti, come è il caso che ha visto la potente famiglia Angelini finire davanti ad un giudice, a mettere in piazza divisioni e faide, manovre e contromosse che hanno demolito l'immagina da Mulino Bianco che, sino a pochi anni fa, si portava addosso come fosse una medaglia.

Gli affari di famiglia in casa Angelini finiscono in tribunale

Non stiamo a parlare da clima alla 'Dallas' o 'Dynasty', ma solo di una vicenda che ha i contorni di una lotta in famiglia con in palio un solo premio: il potere. Che, in casi del genere, si potrebbe brutalmente ridurre ad una corsa per accaparrarsi la guida dell'azienda di famiglia e, con essa, la gestione di una macchina che macina quotidianamente utili e denaro.
Al centro di tutto - una causa civile per ottenere che gli sia affiancato un amministratore di sostegno, che lo aiuti ad affrontare i tanti e gravosi compiti che gli derivano dalla sua carica di presidente - c'è Francesco Angelini, capo della famiglia e a capo di un impero economico implementato dalle vendite di molti farmaci entrati da decenni nella quotidianità degli italiani (per tutti, Tachipirina e Amuchina). Un gruppo storico, quello degli Angelini: il nonno di Francesco, di cui porta il nome, tra enormi sacrifici, agli inizi del secolo scorso avviò la produzione di farmaci, grazie anche all'intuizione di importare in Italia le vitamine.

Oggi Francesco Angelini, a detta della figlia, Maria Gioella, per gravi problemi cognitivi non è più in grado di restare da solo alla guida dell'azienda e per questo si è rivolta ad un giudice (a Velletri) per ottenere che gli si affianchi qualcuno che possa gestire con lui gli affari di famiglia. Richiesta alla quale il magistrato ha risposto negativamente.
Capitolo chiuso, ma solo per il momento perché, sempre nel rispetto delle dinamiche interne a una famiglia, a tutte le famiglie, il quadro che la gente s'è fatta di questa vicenda rimanda a beghe e contrasti che, nell'immaginario collettivo, non dovrebbero appartenere a ''casati'' che appartengono all'aristocrazia economica del Paese.
Il pensiero comune che viene fuori è che di queste cose le cronache domestiche sono piene, anzi strapiene. Ma, soprattutto quando gli interessi economici sono grandissimi, ci si aspetterebbe che restassero tra le mura domestiche, che tutto si risolvesse in un confronto anche duro tra congiunti, ma di cui l'eco esterna deve essere pari a zero.

Dalle letture delle poche notizie che sono trapelate, l'intento di Maria Gioella Angelucci sembra essere animato da profonde preoccupazioni per la salute (soprattutto mentale) del padre, che soffrirebbe di disturbi da anni. Poi però, andando a ritroso nel tempo, si scopre che c'è in atto una furibonda lotta tra le figlie di Angelucci, con accuse pesantissime anche di rilevanza penale. Non è detto che la sentenza del giudice di Velletri metta fine alla contesa familiare che, vista la violenta contrapposizione in casa Angelini, potrebbe proseguire ancora per parecchio tempo.

Una situazione che certo crea preoccupazioni per l'immagine del gruppo, tanto da spingerlo ad emettere un comunicato che, se doveva essere tranquillizzante, ha invece ingenerato dei dubbi e delle preoccupazioni.
Perché, dopo avere ricordato quanto accaduto nelle aule di giustizia, il comunicato sottolinea che ''i procedimenti giudiziari intentati non hanno alcun impatto sulla governance di Angelini Industries. Tutti gli organi sociali, composti di persone di provata esperienza e capacità, proseguono nel loro lavoro per garantire stabilità e crescita al Gruppo industriale. Angelini Industries è una realtà solida, cresciuta grazie alla guida di Francesco Angelini, che ha garantito una continuità aziendale efficace e che segue l’evoluzione del Gruppo con grande attenzione''. Come a dire: il gruppo va avanti come sempre, anche se ci sono problemi, e anche molto seri.
Un messaggio rassicurante che però poco rassicura perché conferma l'esistenza di problemi che inducono a pensare che, quando non ci sarà materialmente la guida di Francesco Angelini (sempre che questa guida ci sia ancora veramente), la disintegrazione del gruppo sarà terribilmente vicina.
Come la storia di Caino e Abele o di Romolo e Remo insegna, da sempre.
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