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Coldiretti: allarme prezzi, +32% per il cibo importato

- di: Barbara Bizzarri
 
Coldiretti: allarme prezzi, +32% per il cibo importato
L’aumento della dipendenza alimentare dall’estero spinge i rincari dei prodotti agroalimentari al consumo. Il balzo dell’inflazione porta più di un italiano su due, pari al 51% della popolazione, a tagliare la spesa nel carrello: è quanto risulta da un’indagine condotta sul sito di Coldiretti, in cui si evidenzia che il 18% di cittadini dichiara di aver ridotto la qualità degli acquisti ed è costretto ad orientarsi verso prodotti low cost per arrivare a fine mese, mentre il 31% dei cittadini non ha modificato le abitudini di spesa. 

Tuttavia, l’aumento record dei costi energetici ha un effetto valanga sulla spesa: l’analisi di Coldiretti si basa sui dati relativi al commercio estero dell’Istat nei primi cinque mesi del 2022. “Occorre invertire la tendenza e lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni - afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - bisogna intervenire subito per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle, e strutturali per programmare il futuro”. Se i prezzi per le famiglie corrono, l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne, denuncia la Coldiretti, dove più di una azienda agricola su 10, pari al 13%, è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività e ben oltre il 34% del totale nazionale è costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea. 

In agricoltura si registrano gravi aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. Con l’aumento degli arrivi dall’estero c’è dunque anche il rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare. L’Italia, sottolinea Coldiretti, è costretta ad importare a causa dei bassi compensi riconosciuti agli imprenditori agricoli perché si preferisce fare acquisti speculativi approfittando dei bassi prezzi nei mercati internazionali.

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