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Verso il 2026 con il PNRR: bonus fino a 10.000 euro per i giudici che smaltiscono l’arretrato civile

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Verso il 2026 con il PNRR: bonus fino a 10.000 euro per i giudici che smaltiscono l’arretrato civile

Un incentivo economico per abbattere i tempi della giustizia civile. È questa la nuova strategia del Ministero della Giustizia, che ha annunciato l’avvio di un piano straordinario per smaltire l’arretrato nei tribunali italiani: fino a 500 magistrati volontari saranno assegnati, in supporto remoto, alle sedi giudiziarie più in difficoltà, con l’obiettivo di definire almeno 50 fascicoli aggiuntivi entro giugno 2026. In cambio, riceveranno un bonus di circa 10.000 euro netti. Il premio raddoppierà a 20.000 euro in caso di un secondo blocco completato.

Verso il 2026 con il PNRR: bonus fino a 10.000 euro per i giudici che smaltiscono l’arretrato civile

La misura rientra nell’attuazione degli obiettivi del PNRR: ridurre di almeno il 40% la durata media dei processi civili entro il 2026 è una delle condizioni centrali per accedere alla prossima tranche di fondi europei. Il decreto è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e ha ottenuto il via libera anche dal CSM, che ha sollecitato il Ministero a coinvolgere direttamente i magistrati attivi in altri uffici, a supporto dei distretti più congestionati.

Come funzionerà il bonus: premi legati alla produttività

I giudici potranno aderire su base volontaria, operando da remoto – quindi anche dalla propria sede ordinaria – per supportare il lavoro degli uffici in affanno. La loro attività sarà monitorata e certificata dal presidente del tribunale ospitante, che dovrà verificare l’effettiva “resa” produttiva: ogni bonus sarà erogato solo al completamento dei 50 fascicoli, in più rispetto al carico ordinario.

L’erogazione dei premi seguirà un modello a obiettivi, di tipo quasi “a cottimo”, che ha già suscitato reazioni contrastanti tra gli addetti ai lavori. C’è chi vede nell’incentivo un segnale concreto per sbloccare la giustizia e chi, invece, parla di “logica aziendalista” mal adattata a un sistema complesso e spesso gravato da carenze strutturali.

Solo per i magistrati: l’amministrativo resta fuori
Proprio su questo punto si concentrano le critiche del personale amministrativo dei tribunali. Il bonus, infatti, è riservato esclusivamente ai magistrati, escludendo completamente cancellieri, operatori di cancelleria, tecnici e assistenti giudiziari, che di fatto garantiscono il funzionamento pratico e logistico dell’intera macchina giudiziaria.

Confintesa Funzione Pubblica ha parlato di una “scelta inaccettabile”. In una nota, il sindacato ha espresso “profonda amarezza e frustrazione” per un piano che premia solo una parte dell’apparato, ignorando chi opera spesso in condizioni critiche, con attrezzature obsolete e personale sottodimensionato. “Mentre ai giudici si danno bonus a cinque cifre, noi lavoriamo con stampanti guaste, armadi rotti e software inadeguati”, ha denunciato una dipendente in servizio a Napoli.

Il Ministero: “Obiettivo strategico per rispettare i tempi del PNRR”

Fonti del Ministero della Giustizia sottolineano che la misura è “necessaria e mirata” e non esclude che in futuro si possano prevedere riconoscimenti anche per il personale amministrativo. Ma per ora, la priorità è dare una spinta decisiva alla definizione dei processi civili pendenti, molti dei quali bloccati da anni. L’Italia resta infatti uno dei paesi europei con i tempi giudiziari più lunghi, soprattutto nelle cause civili di primo grado.

Il ministro Nordio ha spiegato che si tratta di un intervento straordinario, legato a un obiettivo “non più negoziabile” con l’Unione Europea. “Se non riduciamo i tempi, rischiamo di perdere risorse fondamentali per l’efficienza e la digitalizzazione del sistema giustizia”, ha affermato in conferenza stampa.

Giustizia civile a due velocità: distretti intasati e disparità regionali
I magistrati saranno assegnati alle sedi più lente, in base a una mappatura nazionale che evidenzia le forti disparità tra Nord e Sud. Alcuni tribunali – come quelli di Palermo, Bari, Napoli Nord e Catania – presentano indici di smaltimento inferiori al 50% rispetto alla media. In questi uffici, i fascicoli si accumulano anche per mancanza di organico, spazi fisici inadeguati o assenza di strumenti digitali.

Lavorare da remoto, con la sola connessione internet, non risolve però i problemi strutturali. Lo sottolineano anche alcune toghe, che accettano il bonus ma temono che si trasformi in una scorciatoia. “Non basta pagare i giudici per scrivere più sentenze: servono riforme di sistema, archivi digitali veri e personale formato”, ha dichiarato un magistrato del Foro di Milano.

Una misura-tampone? La sfida sarà dopo il 2026

Il bonus rappresenta una spinta emergenziale, utile forse per rientrare nei target PNRR, ma che non risolve il nodo cronico del sistema giudiziario italiano. L’arretrato civile non è solo un problema numerico, ma riflette uno squilibrio più profondo: carenze di personale, informatizzazione incompleta, resistenze organizzative. I prossimi mesi diranno se la misura avrà davvero effetto oppure se, finito l’incentivo, tutto tornerà come prima.

Nel frattempo, i magistrati interessati potranno candidarsi tramite il portale del Ministero a partire da settembre. Ogni adesione sarà vagliata dal CSM. La corsa alla produttività è aperta, con 10.000 euro in palio per ogni traguardo raggiunto. Ma intorno, il sistema resta fragile. E chi lo sostiene ogni giorno, spesso invisibile, aspetta ancora che qualcuno si ricordi anche di lui.

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