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Vino, l’Italia al bivio della competitività. Confcooperative: “Servono promozione e innovazione”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Vino, l’Italia al bivio della competitività. Confcooperative: “Servono promozione e innovazione”

Il vino italiano, simbolo della cultura e dell’economia nazionale, è di fronte a un crocevia decisivo. La transizione della Politica agricola comune post 2027 rischia di cambiare gli equilibri di un settore che vale miliardi e rappresenta una quota essenziale dell’export agroalimentare. È il messaggio arrivato dal convegno “Competitività e futuro del vino italiano”, organizzato a Roma da Confcooperative Fedagripesca alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
L’obiettivo: salvaguardare la competitività del comparto attraverso promozione, innovazione e consumo consapevole, difendendo allo stesso tempo il ruolo strategico del vino nella futura architettura agricola europea.

Vino, l’Italia al bivio della competitività. Confcooperative: “Servono promozione e innovazione”

I numeri diffusi dall’OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) e illustrati da Giorgio Delgrosso, responsabile del Dipartimento di Statistica e Trasformazione Digitale, confermano la complessità della congiuntura: la produzione mondiale nel 2025 si attesterà su 232 milioni di ettolitri, in lieve ripresa rispetto all’anno precedente ma ancora sotto la media quinquennale.
La domanda globale cambia volto: i consumi calano nei mercati maturi, soprattutto per i rossi, mentre crescono bianchi, rosé e spumanti. Un segnale, per la cooperazione vitivinicola, che impone un ripensamento strategico: «Le nostre imprese devono saper leggere i nuovi gusti dei consumatori e adattarsi alle trasformazioni dei mercati», sottolinea la federazione.

Rigotti: “Serve una politica di lungo periodo, non inseguire le emergenze”
«Il futuro del vino italiano dipenderà dalla nostra capacità di costruire politiche mirate e di lungo periodo, non dalla rincorsa alle emergenze», ha dichiarato Luca Rigotti, presidente del Settore Vitivinicolo di Confcooperative (nella foto).
Rigotti ha espresso preoccupazione per l’ipotesi, contenuta nella proposta di riforma della PAC, di rendere facoltativo l’intervento settoriale sul vino, finora obbligatorio per gli Stati membri: «Sarebbe un errore politico e strategico che rischia di indebolire la filiera».

Il presidente ha ricordato come la promozione resti la leva centrale della competitività: la decisione della Commissione Europea di alzare dal 50% all’80% il cofinanziamento dei programmi promozionali e di eliminare il limite temporale per le campagne rappresenta un passo avanti, «perché ci consentirà di presidiare i mercati internazionali e rafforzare il brand del vino italiano nel mondo».

Innovazione e nuove tipologie di vino
Il secondo pilastro della competitività è l’innovazione. Rigotti ha insistito sulla necessità di investire in ricerca e sperimentazione, sviluppando nuove tipologie di prodotto capaci di rispondere ai trend del consumo globale.
«È tempo di credere nei vini dealcolati e a bassa gradazione naturale – ha affermato – valorizzando la qualità e la sostenibilità. Solo così potremo garantire un futuro alle nostre cantine e difendere la reputazione del vino italiano».

Il vino come cultura e identità
Sul legame tra vino e salute è intervenuto Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Fedagripesca, che ha commentato la relazione del professor Attilio Giacosa, presidente dell’IRVAS – Istituto per la Ricerca sul Vino, Alimentazione e Salute.
«Il vino non può essere assimilato tout court alle bevande alcoliche – ha detto Drei –. È parte della nostra cultura, del modello alimentare mediterraneo, simbolo di equilibrio e convivialità. È un tratto identitario della cucina italiana, che meriterebbe il riconoscimento come patrimonio dell’Unesco».
Drei ha poi ammonito contro i messaggi allarmistici che rischiano di colpire l’immagine del comparto: «Il consumo moderato e consapevole va distinto dall’abuso: demonizzare il vino significa ignorare la sua funzione sociale, culturale ed economica».

L’appello alle istituzioni
Nel suo intervento conclusivo, Drei ha richiamato la responsabilità condivisa di istituzioni, imprese e filiera: «Il vino italiano non può rassegnarsi a una “decrescita felice” né essere marginalizzato nella riforma della PAC».
L’Italia, ha ricordato, è leader in tutti i segmenti del mercato mondiale: dai vitigni eroici ai prodotti base, dagli spumanti del Nord Est alle grandi DOC. Un primato che si fonda su una biodiversità senza eguali e su un modello cooperativo che rappresenta oltre il 40% della produzione nazionale.

Tra promozione, ricerca e politica di filiera
Per Confcooperative, il futuro passa da una nuova politica di filiera sostenuta da risorse adeguate, strumenti promozionali efficaci e un quadro normativo stabile.
In un mercato globale sempre più competitivo, il vino italiano deve restare ambasciatore del Paese nel mondo, ma per farlo deve evolvere: puntare sull’innovazione, difendere la qualità, e consolidare la propria presenza sui mercati esteri.

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