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Sette milioni in strada: l’America grida “No King”

- di: Jole Rosati
 
Sette milioni in strada: l’America grida “No King”
Sette milioni in strada: l’America grida “No King”
Da Washington a Los Angeles, un’ondata gialla attraversa gli Usa. Proteste in oltre 2.500 città contro l’accentramento di potere di Trump.

(Fotomontaggio sulla protesta No Kings).

Una mobilitazione senza precedenti

Il 18 ottobre 2025 milioni di persone sono scese in piazza in tutti gli Stati Uniti, da New York a Los Angeles, da Washington alle città periferiche che hanno sentito sulla propria pelle l’impatto delle politiche migratorie e di ordine pubblico dell’amministrazione presidenziale. Sotto lo slogan «No Kings / Non vogliamo re», decine di migliaia di cartelli hanno invaso le strade, affermando un principio semplice ma potente: in una repubblica non servono monarchi.

Il messaggio politico e simbolico

«Il presidente pensa che il suo potere sia assoluto… Ma in America non abbiamo re e non ci tireremo indietro davanti al caos, alla corruzione e alla crudeltà», recitava il manifesto ufficiale dei promotori della mobilitazione. In campo politico le voci si sono unite: sul palco della capitale, Bernie Sanders ha ricordato che «persone hanno combattuto e sono morte per preservare la nostra democrazia». Allo stesso tempo, star del cinema come Robert De Niro hanno animato il fronte mediatico con appelli accorati: «Abbiamo avuto due secoli e mezzo di democrazia… ora abbiamo un aspirante re che vuole togliercelo: Re Donald I».

Numeri, luoghi e “festival civico”

La manifestazione si è declinata come una gigantesca festa civica: costumi gialli, tamburi, cori e striscioni originali. Le città-snodo hanno occupato le prime pagine: a New York Times Square la folla era imponente, nella Pennsylvania Avenue a Washington la marcia ha sfilato per ore, a Denver Civic Center Park ha ospitato una delle piazze più dense. Con numeri stimati da oltre 2.700 eventi in tutti i 50 Stati, il movimento ha superato di gran lunga la precedente edizione di giugno.

Reazioni contrapposte

Il fronte repubblicano ha oscillato tra condanna e silenzio strategico: alcuni leader hanno bollato le proteste come «raduno di chi odia l’America», in varie contee è stata attivata la Guardia Nazionale, mentre il presidente ha ribadito «Non sono un re». In parallelo sono apparsi video generati dall’intelligenza artificiale che lo ritraevano con la corona … quasi una provocazione mediatica che i manifestanti hanno saputo ribaltare simbolicamente.

Perché ora – il contesto che ha scatenato la “giornata limite”

Alla base della mobilitazione c’è un accumulo di tensioni: interventi militari nelle città, retate lampo di immigrati, uso della Guardia Nazionale come strumento interno, restrizioni sulla protesta. I promotori del movimento citano la regola del 3,5 % – la soglia stimata per far scattare un cambiamento sistemico – per spiegare l’urgenza di una mobilitazione di massa.

Cosa resta dopo la giornata – riflessioni e scenari

Tre elementi chiave da portare con sé: la massa critica è tornata; l’immaginario “No King” ha superato i tradizionali confini ideologici; le reti civiche hanno mostrato capacità organizzative significative. Resta però la sfida principale: tradurre il momentum in cambiamento concreto. Gli organizzatori lo ribadiscono: la piazza è «solo l’inizio». Tavoli, proposte legislative, contenziosi strategici sono già nel calendario.


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