Il Governo impone la separazione degli asset strategici e accelera la caccia a un compratore “gradito”. In Borsa cresce la scommessa su un premio e su un nuovo polo industriale italiano.
(Foto: Pier Andrea Chevallard, Ceo di Tinexta).
La partita su Tinexta cambia ritmo e regole. Mentre l’operazione con i fondi Advent International e Nextalia prosegue, l’intervento del golden power impone una svolta: le attività legate alla Difesa vengono scorporate, segregate e avviate verso una vendita controllata. Una mossa che riscrive l’equilibrio tra capitale internazionale e interessi strategici nazionali, e che — come spesso accade quando entra in scena lo Stato — accende immediatamente la speculazione sul valore reale degli asset in gioco.
Il punto di partenza è l’accordo che ha portato i due investitori a rilevare la quota di riferimento detenuta da Tecno Holding (la cassaforte che raccoglie le Camere di commercio). L’operazione, costruita a un prezzo fissato per azione, apre la strada all’OPA sul flottante: una tappa obbligata per chi punta a riorganizzare il gruppo fuori dai riflettori del listino, alleggerendo vincoli e tempi della governance da società quotata.
Ma nel passaggio autorizzativo arriva la condizione che sposta il baricentro: la componente “sensibile” non può restare dentro il perimetro così com’è. Il Governo chiede che la partecipazione in Tinexta Defence Holding — l’area che presidia cyber security avanzata, big data, intelligence, spazio e tecnologie utili alla sicurezza nazionale — venga separata dal resto e messa in un contenitore dedicato, pronto alla cessione.
Nasce così il trust T-Defence, affidato a Spafid, con la missione di custodire l’asset e portarlo sul mercato secondo un percorso compatibile con le esigenze di sicurezza nazionale. In altre parole: l’OPA può andare avanti sul gruppo madre, ma la “pancia strategica” deve trovare un destino autonomo — e soprattutto un compratore che soddisfi criteri ritenuti adeguati dalle autorità italiane.
“La partecipazione sarà trasferita in un trust con l’obiettivo di procedere alla cessione a un soggetto idoneo a garantire la tutela degli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale.”
Il mercato legge l’operazione in controluce: se la Difesa viene separata e venduta con vincoli stringenti, la domanda inevitabile diventa “quanto vale davvero?”. In una fase in cui i titoli della sicurezza e della difesa tornano a essere centrali, ogni asset riconducibile a cyber e intelligence viene valutato con multipli più generosi. E qui nasce la scommessa: una vendita a premio potrebbe riflettersi in un beneficio indiretto per gli azionisti, alimentando l’idea che il prezzo dell’OPA non esaurisca il valore potenziale del dossier.
Il contesto geopolitico pesa: l’Italia, come molti Paesi europei, tende a irrigidire la protezione delle tecnologie considerate strategiche, soprattutto quando entrano in gioco competenze legate a infrastrutture critiche, difesa digitale e catene di fornitura sensibili. Il golden power, in questo senso, non è soltanto un “veto”: è un meccanismo che consente di rimodellare le operazioni imponendo condizioni, tempi e perimetri.
Da qui lo scenario che ora si apre. Da un lato, Advent International e Nextalia portano avanti il progetto industriale su Tinexta “core”, con l’obiettivo di rafforzare servizi digitali per imprese, banche e pubblica amministrazione e di accelerare su identità digitale, certificazioni e soluzioni di fiducia. Dall’altro, la partita sulla Difesa diventa un dossier parallelo: ricerca di un compratore, valutazione della partecipazione, definizione del profilo “gradito” e, soprattutto, tempi stretti.
In controluce si intravede un’ipotesi che piace a una parte del mercato: un approdo a un soggetto interamente italiano, magari industriale e con vocazione di lungo periodo. Sarebbe la lettura più coerente con lo spirito dell’intervento pubblico: trattenere know-how, commesse e capacità tecnologiche in un perimetro domestico, limitando dispersioni in una fase in cui la competizione internazionale sulla sicurezza è diventata quotidiana.
Resta un ultimo elemento: l’effetto di comunicazione e governance. La segregazione in trust è un segnale forte anche per futuri deal in settori sensibili: chi compra, oggi, sa che il perimetro strategico può essere “sfilato” e gestito separatamente. E questo cambia pricing, clausole e architettura delle operazioni. In un mercato che nel 2025 ha già visto molte uscite dal listino e che guarda al 2026 con un’agenda di OPA potenzialmente ricca, il caso Tinexta rischia di diventare un precedente osservato con attenzione.