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Spread a 67 punti: Italia ai livelli pre-Lehman, svolta fiscale

- di: Matteo Borrelli
 
Spread a 67 punti: Italia ai livelli pre-Lehman, svolta fiscale

Il differenziale Btp-Bund ai minimi dal 2008 spiana la strada a tagli d’imposte e nuovi spazi di bilancio.

(Foto: il viceministro a Economia e Finanze, Maurizio Leo).

Un evento storico sui mercati finanziari italiani: lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha toccato i 67 punti base, un livello che non si vedeva da settembre 2008, prima del fallimento di Lehman Brothers e della grande crisi globale. È un segnale potente di fiducia dei mercati nei confronti del rischio sovrano italiano e apre scenari inediti per le politiche di bilancio.

Il dato tecnico: numeri che contano

  • Spread Btp-Bund: toccato i 67 punti base, poi chiuso poco sopra a 69 punti in alcune sedute.
  • Rendimento decennale italiano: circa 3,53-3,54%.
  • Rendimento decennale tedesco: circa 2,85%.

Questo movimento non è solo statistica: significa che gli investitori chiedono un premio molto basso per detenere debito italiano rispetto a quello tedesco, riflettendo percezioni di rischio sensibilmente ridotte.

Perché il mercato sorride all’Italia

Il restringimento dello spread è frutto di molteplici fattori:

• Credibilità fiscale e stabilità politica – La disciplina dei conti pubblici e la continuità dell’esecutivo hanno rafforzato la fiducia degli investitori.
• Miglioramenti nei giudizi delle agenzie di rating – Nel corso del 2025 S&P, Fitch e Moody’s hanno rivisto al rialzo il rating sovrano italiano, con Moody’s che ha alzato l’Italia a Baa2, il livello più alto dopo 23 anni.
• Confronto europeo – Confronti con altri titoli sovrani, come quelli francesi, hanno rafforzato l’appetibilità dei Btp.  

Il risparmio per lo Stato e lo “spazio fiscale”

Un spread così basso si traduce in risparmi tangibili per le casse pubbliche. Secondo stime (ad esempio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e di centri studi economici), mantenere lo spread sotto soglie come i 70 punti base potrebbe consentire all’Italia di risparmiare decine di miliardi sui costi degli interessi del debito nei prossimi anni.

Questi risparmi possono essere reinterpretati come “tesoretto” da destinare a:

  • tagli alle imposte, soprattutto per il ceto medio;
  • sostegno agli investimenti produttivi;
  • finanziamento di misure strutturali anziché pagamenti di interessi passivi.

Le dichiarazioni dell’esecutivo

Dal palco di Atreju il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha sottolineato come la riduzione del differenziale non sia solo un numero, ma un’opportunità concreta per mettere risorse al servizio degli investimenti e della riduzione delle tasse. Il riferimento primario è al taglio dell’Irpef per il ceto medio.

In particolare, il Governo sta valutando di ridurre l’aliquota Irpef dal 35% al 33% per redditi tra i 28mila e i 50mila euro, con l’obiettivo futuro di estendere lo scaglione di sconto fino ai 60mila euro.

Le reazioni dal fronte politico ed economico

I commenti arrivano trasversali:

• Esponenti della maggioranza applaudono la discesa dello spread come prova della serietà delle misure economiche intraprese.
• Confindustria ha sottolineato l’importanza di spazi di bilancio per sostenere investimenti e strumenti come l’iper-ammortamento, chiedendo proroghe stabili e applicabilità immediata.

 

Cosa succede ora

L’attenzione rimane alta sui rendimenti del debito pubblico e sulle mosse della Banca centrale europea. Se la curva dei rendimenti dovesse continuare a stabilizzarsi, lo spread potrebbe mantenersi su livelli compressi anche nel 2026, rafforzando la capacità dell’Italia di pianificare politiche economiche meno vincolate dal peso degli interessi.

Insomma, lo spread a 67 punti non è un semplice numero, ma un indicatore di fiducia e di opportunità per l’economia italiana, con potenziali benefici fiscali concreti per famiglie, imprese e conti pubblici.

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