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Editoria: i giornalisti del Sole 24 Ore divisi sulle ingerenze di Confindustria

- di: Redazione
 
La levata di scudi della redazione (non nella sua totalità) del Sole 24 Ore nei confronti del direttore, Fabio Tamburini, è un nuovo capitolo dell'annoso problema dei rapporti che, in seno ad una azienda editoriale, si determinano di frequente quando giornalisti e "padrone" discutono di contenuti. Il caso del Sole 24 Ore è paradigmatico di queste frizioni che si manifestano quando chi mette i soldi in una impresa cerca di ricordarlo ai suoi dipendenti se essi lo dimenticano. Ma è sul come queste frizioni si manifestano che si deve ragionare.

Lo scontro tra redazione e direzione/proprietà del quotidiano di Confindustria è comunque ben più difficile nella sua interpretazione, dal momento che non si parla solo di contenuti, ma della loro ampiezza. In breve, per la redazione il Sole è diventato una cassa di risonanza di Confindustria in modo ben più manifesto del passato. Tanto da dedicare pagine e pagine ai vertici del "sindacato" patronale, che peraltro negli ultimi tempi ha assunto posizioni politicamente molto chiare e che, come è giusto che sia, difendono con veemenza nel confronto con il Governo.

L'editoria italiana vive uno dei suoi momenti più delicati e la contingenza determinata dalla pandemia (la contrazione dei consumi si riverbera sulla pubblicità, pilastro dei media) sta rendendo un vero e proprio dramma quelle che, qualche mese fa, erano solo difficoltà del settore. Una crisi che gli editori hanno cercato di tamponare con il ricorso a misure che hanno penalizzato fortemente i giornalisti, tra contratti di solidarietà, ferie forzate, taglio delle voci accessorie delle spettanze che hanno riguardato anche quotidiani ai quali il resto della categoria giornalistica guardava con un pizzico di invidia perché, nel periodo della vacche grasse, garantivano contratti integrativi sui quali molto si favoleggiava.



Con lo scontro in seno al Sole 24 Ore la storia recente della editoria italiana si arricchisce di un nuovo capitolo perché sul tavolo questa volta non c'è, come è accaduto, una protesta contro forme non esenti da critiche sulle modalità della pubblicità. Questa volta si parla di un uso di un giornale per finalità di autocelebrazione. Intendiamoci: non parliamo di un unicum nel panorama dei media italiani. Ci sono giornali che, nel momento in cui sono passati di mano, non perdono occasione per celebrare il nuovo proprietario che, prima, aveva una visibilità appena accennata. Ma ci sta, è la logica di chi investe e lo fa per avere un tornaconto. Ma la rivolta della redazione del Sole potrebbe aprire un altro fronte, se è vero che tra gli stessi giornalisti si sono manifestate posizioni diverse e quindi modi alternativi di guardare al problema. Insomma, se per la maggioranza dei votanti (ma solo il 48,5 per cento degli aventi diritto) Confindustria sta usando il giornale per celebrarsi, c'è anche una minoranza che non la vede così ed un altro pezzo del corpo redazionale che chiede di ragionarci ancora su.

Quindi, se si dovesse formulare un giudizio, utilizzando criteri sportivi, si potrebbe dire che la partita è finita in pareggio. I giornalisti hanno protestato; la proprietà ha tenuto il punto. E i diritti dei lettori, ci si potrebbe chiedere? Questa è un'altra faccenda perché chi compra un giornale ne conosce gli indirizzi e, quindi, acquistandolo sa in anticipo cosa leggerà e cosa non leggerà, con tanti saluti all'imparzialità. E' il gioco di sempre e la sola cosa che cambia un giudizio esterno, che necessariamente potrebbe essere mancante di alcuni elementi del puzzle, è che anche un giornale ricco, quale è sempre stato il Sole 24 ore, non è esente da problematiche di duro confronto.
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