Sanremo: Agcom sanziona la Rai, ma a pagare siamo noi

- di: Redazione
 
Verrebbe da ridere, se non fosse una cosa seria, terribilmente seria. Perché leggere che l'Agcom (l'autorità indipendente sulle telecomunicazioni) ha sanzionato la Rai per cinque violazioni, riconducibili ad una stessa trasmissione (Sanremo 2023), sottolinea soprattutto che, ad essere rilevato, non è stato un singolo episodio, ma un modello, uno schema - la pubblicità occulta - che è vecchio come il cucco, ma che, proprio trattandosi di materia delicata poiché riguarda il denaro e le sue trasmigrazioni, dovrebbe essere maneggiata con cura, con attenzione estrema. Perché, in caso contrario, si traduce nell'arroganza e nella spregiudicatezza.

Sanremo: Agcom sanziona la Rai, ma a pagare siamo noi

I casi sui quali l'Agcom si è espressa, con un giudizio sanzionatorio (cui si è opposta la commissaria Elisa Giomi, spesso voce dissenziente rispetto ai colleghi), riguardano essenzialmente la pubblicizzazione di un social network (Instagram) e del profilo personale di Amadeus, senza che fosse manifesto che si trattava appunto di pubblicità. Almeno, secondo l'Agcom, che ha irrogato una sanzione da 170 mila euro alla Rai. Che, essendo essa servizio pubblico, significa che a pagare alla fine saranno i cittadini. Sarebbe curioso, a questo punto, conoscere il punto di vista della Rai, per capire come giustifica l'accaduto, che è apparso immediatamente fuori luogo, poiché si parlava di un social (Instagram) che non è soltanto un modo di comunicare, ma anche un vettore di ricadute indirette, proporzionali al numero di persone che decidono di seguire il loro idolo o, comunque, qualcuno di cui si vogliono conoscere idee e attività.

Dando per scontata la buona fede dei coinvolti (Amadeus e Chiara Ferragni, acclamata sacerdotessa dei social), non ci voleva molto a capire che sbandierare Instagram aveva comunque un risvolto economico, che doveva essere manifestato accompagnando il messaggio con il solito avvertimento sui contenuti pubblicitari.
Qui non si parla di monetine, oboli e paghette, Qui si parla di numeri che possono avere quattro, cinque e anche più cifre.
Viene quindi da sorridere leggendo che l'Agcom ha anche preso in esame l’esibizione di Blanco che, come si ricorderà, è passato alle cronache del festival non certo per la canzone che ha proposto, quanto per avere distrutto l'addobbo floreale del palco.

Il Consiglio dell’Autorità a maggioranza (con l’astensione del Presidente, Giacomo Lasorella, e il voto contrario di Elisa Giomi), si è limitato ad un richiamo alla Rai ''per il mancato rispetto della dignità umana e l’istigazione alla violenza e per non aver ottemperato agli obblighi, previsti dal vigente contratto di servizio, di promozione e diffusione di contenuti che valorizzano i principi di tutela della legalità e della dignità della persona, come declinati nel vigente contratto di servizio''.

Quasi un buffetto e non invece ben altro perché l'accaduto è stato più che un semplice, sebbene sconcertante, episodio (e sulla cui genesi non ci sono ancora certezza, restando forte il dubbio che si sia trattato di una esibizione dall'esito programmato e concordato, con chi non si sa bene), perché ha dimostrato che si fa tutto per l'audience.
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